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Consiglio, onorevoli tagli
L'articolo a firma di Lorenzo Piras, con le dichiarazioni di Francesco Sanna, su L'Unione Sarda di sabato 29 settembre 2012

L'UNIONE SARDA

sabato 29 settembre 2012

Consiglio, onorevoli tagli

Corsa contro il tempo alla Camera per la riduzione (da 80 a 60) dei componenti dell'Assemblea sarda. Da lunedì testo in Aula

La strada per tagliare da 80 a 60 i consiglieri regionali sardi è tracciata. I tempi tecnici dovrebbero permettere di approvare il disegno di legge entro la legislatura, sempre che alla Camera si ripeta quel che è già accaduto al Senato il 18 aprile, cioè il via libera. E lunedì a Montecitorio la riduzione degli onorevoli di via Roma è al secondo punto all'ordine del giorno, secondo step di 4 votazioni previste dal meccanismo della doppia lettura parlamentare che, una volta conclusa potrebbe determinare risparmi per 5 milioni di euro all'anno.

I QUATTRO PUNTI La variazione da fare per la Sardegna è complessa, perché i punti dello Statuto da modificare sono 4 e pongono vincoli per la legge elettorale. In sintesi: oltre al taglio da 80 a 60 consiglieri, si fissa il principio che gli onorevoli non possono aumentare (nella legislatura con Renato Soru governatore erano 85) rispetto a quelli fissati dalla legge. Inoltre, il Consiglio può decidere di rafforzare la presenza in Aula delle zone spopolate della Sardegna (deroga costituzionale al principio del voto uguale). Infine, deve garantire la parità di genere per favorire l'accesso delle donne nella massima assemblea sarda. Approvata dal Senato (dove è approdata come disegno di legge), dopo un faticoso percorso il 6 settembre la proposta ha avuto il via libera della commissione Affari costituzionali della Camera. E mercoledì la presidenza ha fissato l'approdo nell'aula di Montecitorio (relatore Antonio Distaso del Pdl).

I TEMPI Così Francesco Sanna (Pd), proponente e relatore del disegno di legge al Senato: «Con tutta probabilità il voto sarà martedì prossimo o all'inizio della settimana successiva. Dando per scontato il via libera, il Senato potrà approvare di nuovo il testo subito perché sono trascorsi più tre mesi dal 18 aprile. Poi il ddl dovrà tornare alla Camera, che potrà rivotarlo tre mesi dopo dal suo primo (eventuale) sì : a gennaio 2013. Però, più si va avanti più si entra nella Zona Cesarini della legislatura, considerando che le Camere potrebbero essere sciolte entro metà febbraio in vista del voto tra fine marzo-inizio aprile». Per il senatore del Pd «l'idea di riformare i numeri non nasce solo dall'opportunità di risparmiare ma di avere un Consiglio più compatto, autorevole ed efficiente».

LA SITUAZIONE Quindi, dopo l'approvazione a Montecitorio, il testo tornerà al Senato e poi, dopo tre mesi, ancora alla Camera per l'approvazione definitiva. La procedura è necessaria quando devono essere apportate modifiche agli Statuti delle Regioni speciali, che sono leggi costituzionali. E il taglio di 20 consiglieri regionali è tale. C'è però un pericolo: durante questo percorso non dovrà essere modificata neppure una virgola del testo, pena l'azzeramento. E se ciò avvenisse si dovrebbe ripartire daccapo e la Sardegna tornerebbe al voto per 80 consiglieri.

MONITO DELLA LOMBARDO «Noi abbiamo approvato la legge per una riduzione dei consiglieri un anno fa», dice Claudia Lombardo, presidente del Consiglio regionale. «L'attuazione dipende dal Parlamento. Il Senato ha approvato il ddl tenendo conto della volontà dei sardi. Il problema sta in una scelta: imporre la linea referendaria del taglio a 50 ma riparlarne, nel caso, nel 2019; oppure puntare ad avere subito i 60, seppure con le incognite del caso, per scongiurare di andare al voto per 80 consiglieri. Aspetto che prevalga la seconda opzione: l'interruzione dell'iter oggi verrebbe letta come una conferma dello status quo».

PARLA CAPPELLACCI Interviene anche il governatore Ugo Cappellacci: «Auspico un'approvazione in tempi rapidi affinché si completi l'opera avviata in Sardegna», dice il presidente della Regione. «Possiamo rivendicare a buon diritto un ruolo di precursori: infatti non abbiamo aspettato il governo tecnico né il caso Fiorito, ma grazie allo Statuto speciale abbiamo già avviato un radicale processo di cambiamento, fondato su un'idea di autonomia che, se da un lato significa diritto di scegliere, dall'altro determina una responsabilità nelle decisioni che si prendono. A questa azione si somma anche la nostra lotta contro i carrozzoni, a cominciare da Tirrenia».

Lorenzo Piras