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Disegni di legge costituzionali di riduzione dei Consigli regionali delle Regioni Autonome
L'intervento di Francesco Sanna, relatore, nell'Aula del Senato, martedý 17 aprile 2012

Discussione congiunta dei disegni di legge costituzionale:

(2923) SANNA ed altri. - Modifica degli articoli 15 e 16 dello Statuto speciale per la Sardegna, di cui alla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, in materia di composizione ed elezione del Consiglio regionale

(2991) CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA. - Modifica all'articolo 16 dello Statuto speciale per la Sardegna, approvato con legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, concernente la composizione del Consiglio regionale

.*SANNA, relatore ( VIDEO con Real Player)

Signor Presidente, svolgiamo la discussione generale su tre disegni di legge costituzionali, perché - lo voglio ricordare al Senato - gli Statuti delle Regioni a Statuto speciale sono dati con legge costituzionale.

Una ormai decennale riforma di questi Statuti prevede, in maniera rafforzata, un dialogo tra il Parlamento e i Consigli regionali delle Regioni a Statuto speciale allorquando vi siano iniziative parlamentari o del Governo di modifica degli Statuti stessi. Devo dire che vi sono stati disegni di legge costituzionali che portavano alla modifica degli Statuti - sulla composizione delle Assemblee legislative - di tutte le Regioni speciali, ma la Commissione affari costituzionali ha deciso di stralciare momentaneamente le proposte in ordine alla modifica di composizione dei Consigli delle Province autonome di Trento e Bolzano e del Consiglio regionale della Valle d'Aosta, per procedere come abbiamo già fatto con le tre Regioni a Statuto speciale di cui trattiamo oggi - la Sardegna, la Sicilia e il Friuli-Venezia Giulia - ad un'interlocuzione rafforzata.

Il Presidente del Senato ha cioè la proposta della Commissione affari costituzionali di avviare un'indagine conoscitiva che ha consentito a delegazioni di questi tre Consigli regionali di venire e discutere con la Commissione sui contenuti dei disegni di legge. Si è così registrato un dialogo che ha visto un'ampia convergenza tra i testi proposti dal Parlamento e quelli proposti dai Consigli regionali, quanto meno su un'impostazione generale.

In termini politici, in queste Regioni non vi è alcuno che neghi la necessità di un aggiornamento della composizione dei Consigli regionali e, quindi, accanto alle proposte di iniziativa parlamentari vi sono state quelle di iniziativa delle Regioni. La proposta della Regione Sardegna è intervenuta semplicemente sul numero dei consiglieri regionali, portandolo da 80 a 60 (l'iniziativa parlamentare proponeva - invece - un numero di 49, compreso il Presidente della Regione).
La Regione Sicilia ha invece proceduto con una proposta della sua Assemblea regionale, la quale modifica il numero dei deputati regionali portandoli dai 90 attuali a 70. Per la Sicilia l'iniziativa di tipo parlamentare portava a 50 il numero di deputati dell'Assemblea regionale.

Il Friuli-Venezia Giulia ha affiancato ad una proposta di iniziativa parlamentare (che innovava sulla determinazione di composizione del Consiglio regionale, fissando in 48 il numero dei suoi membri) una sua differente proposta, che fissa la composizione del Consiglio regionale sulla base della proporzione di un consigliere regionale ogni 25.000 abitanti.Questo dato viene desunto dalla rilevazione annuale che l'ISTAT fa sulla popolazione regionale.

Segnalo i dati demografici del Friuli-Venezia Giulia perché li considero importanti per capire il senso della proposta del Consiglio regionale friulano, posto che siamo di fronte ad un testo proposto della Commissione che ha recepito in toto il disegno di legge presentato dal Consiglio regionale del Friuli. Per il Senato si trattava di accorciare i termini della discussione, poiché il Consiglio regionale del Friuli avrebbe avuto più tempo per formulare il suo parere di quello che noi ritenevamo di avere a disposizione per discutere il provvedimento rapidamente. Ebbene, dato che la popolazione del Friuli-Venezia Giulia al 1° gennaio 2011 risulta essere pari a 1.235.000 abitanti, la proporzione proposta dal disegno di legge costituzionale prefigura un Consiglio di 50 membri contro i 61 attuali.

Quanto al disegno di legge costituzionale relativo alla Sardegna, è l'unico che presenta, insieme a quello della Sicilia (su cui tornerò in seguito), una serie di disposizioni che non riguardano semplicemente la composizione, ma anche un criterio per il legislatore regionale sui contenuti della legge elettorale.
La riforma dello Statuto sardo riduce il numero di consiglieri da 80 a 60 riportando ad una dimensione originaria la sua composizione. Ricordo, infatti, che il primo Consiglio regionale della Sardegna, eletto nel 1949, contava 60 consiglieri, perché la situazione demografica della Regione era diversa, e che il rapporto tra consiglieri e popolazione era di un consigliere ogni 20.000 abitanti, secondo il sistema che oggi propone di confermare la regione Fiuli-Venezia Giulia.
Solo nel 1986 si passò ad un sistema a numero fisso, analogamente a quello che avevano fatto circa vent'anni prima il Senato e la Camera, perché - voglio ricordarlo - anche nella Costituzione italiana originariamente, sino al 1963, la composizione del Parlamento era variabile.

Per la Sardegna vi è una proposta di riforma che afferma che il numero dei consiglieri non può crescere in forza delle disposizioni della legge elettorale. A tale riguardo ricordo che nel 2004, per garantire la maggioranza del 60 per cento dei seggi al Presidente della Regione eletto in quella occasione, il Consiglio crebbe di cinque unità arrivando a 85 componenti. Tutto questo non sarà più possibile.

Un secondo elemento è quello numerico (60), un terzo è non la facoltà - voglio dirlo per precisare e correggere quanto scritto nella relazione stampata - ma il dovere e l'obbligo per il legislatore regionale di introdurre misure a favore della parità di genere nella legge elettorale. Da ultimo, vi è la facoltà (non la necessità) di introdurre una deroga al principio del voto eguale, per cui potranno essere tutelate, con una conferma di rappresentanza o una rappresentanza garantita che dir si voglia, le zone soggette al fenomeno di grave spopolamento presente in questa Regione.

Per quanto riguarda la Sicilia, oltre al numero dei consiglieri regionali (lo ricordo per prevenire critiche sull'ampiezza del "taglio" di 20 unità che si sta proponendo alla valutazione del Senato), evidenzio che il numero dei deputati regionali nell'Assemblea siciliana, determinato in 70, sarebbe inferiore, a Costituzione invariata, a quello dei parlamentari nazionali che attualmente esprime la regione Sicilia. Tale dato è molto significativo in rapporto alla demografia della Sicilia, Regione di 5.050.000 abitanti, secondo i dati ISTAT del gennaio 2001.

In Sicilia si voterà l'anno prossimo. Su suggerimento dell'Assemblea regionale siciliana, proponiamo una norma che interviene sulla legge elettorale siciliana come norma transitoria. In base ad essa si prevede che, se per effetto della riforma cambia il numero dei deputati regionali della Sicilia, si può andare alle elezioni senza dovere modificare la legge elettorale, in quanto la norma transitoria statutaria, di rango costituzionale, prevale sulla vigente legislazione elettorale regionale.

Questi, signor Presidente, onorevoli colleghi, sono i principi fondamentali delle proposte contenute nei tre disegni di legge costituzionale. È chiaro che la motivazione politica è certamente quella di una riorganizzazione del sistema istituzionale del Paese di cui queste Assemblee legislative regionali - le più antiche del nostro Paese - rappresentano una parte fondamentale. Con la riforma al nostro esame teniamo conto non solo del tema relativo ai costi delle istituzioni, ma anche di quello relativo all'efficienza del sistema istituzionale italiano, dell'esistenza sopravvenuta del Parlamento europeo e dell'attrazione di importanti competenze nell'ambito del diritto comunitario.

Questi ragionamenti anticipano quelli che dovremo fare sulla valutazione del numero dei membri del Parlamento italiano in relazione alle prossime proposte di cui l'opinione pubblica, e noi tutti, conosciamo i contenuti e che, nelle prossime ore, diventeranno oggetto della nostra discussione parlamentare. (Applausi dal Gruppo PD).