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Roma 9 maggio 1978: il corpo senza vita di Aldo Moro viene ritrovato in via Caetani. l'Italia perde un Grande della Democrazia
Un lavoro di 22 anni fa: "Dialoghi con Aldo Moro. Epistolario con un giovane 1970-1978" di Antonio Secchi

Tonino Secchi vince oggi un sensibile riserbo che i suoi amici sanno lo ha frenato per lungo tempo dall'offrire questa immagine abbastanza inedita di Aldo Moro, così marcata dall'impronta dell'incontro personale col leader D.C. ucciso dalle Brigate Rosse.

Il nostro tempo corre in fretta, nei ritmi di consumo della sua cronaca vorticosa e la memoria storica - se pure vi è- si perde facilmente, non regge alla fatica di essere trasmessa. È più facile quindi che Aldo Moro -pur identificato con la sua tragedia, vissuta nell'intimo della coscienza nazionale - possa subdolamente essere rimosso, senza che noi nemmeno ci si accorga.

Questo lavoro va in senso inverso: è, insomma, un piccolo argine all'oblio, allo sbiadire del ricordo. Gli anni che ci separano dalla morte dello statista democratico cristiano sono un periodo che invita a chiederci non solo chi è stato Aldo Moro, quale importanza ha avuto la sua esperienza politica nella storia del nostro Paese, ma anche chi è per noi Aldo Moro, se è possibile e come è possibile e cosa significa misurarsi con la sua figura.

Intendo dire per noi che non lo conoscemmo politicamente quando era in vita e che oggi rischiamo di vedercelo svanire tra l'agiografia e soventi tentativi di denigrazione.

Il mio ricordo vissuto è, per esempio, quello di un bambino.

Moro, allora Ministro degli Esteri, lo vidi ad Iglesias, in una Piazza Lamarmora gremita all'inverosimile per un suo comizio. Alcuni gruppi dell'estrema sinistra vollero quella sera dimostrare la loro potenza intollerante ed un agente in tenuta di combattimento mi allontanò, intimandomi di tornare a casa, prima che Moro cominciasse a parlare.

A me è stato chiesto di provare a raccogliere il significato voluto dalla pubblicazione di queste lettere: capire e cercare, se vi è, una loro piena "attualità"; tracciarne un possibile senso per chi vive adesso, immerso nelle grandi trasformazioni, e in una esperienza politica giovanile. Comprendere cioè come questa testimonianza particolare e in un certo qual modo - legata com'è ad un periodo di grande travaglio politico, ma profondamente diverso dalle inquietudini nostre -si trasformi e ci parli ancora.

Francesco Sanna

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documenti
DIALOGHI CON ALDO MORO: Epistolario con un giovane 1970-1978 formato: .pdf 113 KB preleva »

Quando il giovane studente sardo, Antonio Secchi, inizi? il rapporto epistolare col suo professore Aldo Moro questo era gi? un affermato leader nazionale e internazionale, eppure dagli scritti traspare una personalit? di una umanit? estrema. Caratteristica che risalter? in quei tragici giorni del 1978 quando, dal 16 marzo al 9 maggio, si consum? la fine, ad opera delle Brigate Rosse, del leader nazionale della DC. 



 
Gavino Ricci, lunedý 17 marzo 2008
All'epoca ero solo un diciasettenne, apprendista commesso, ma ricordo che quella primavera si tinse di grigio per tutti, i fatti li si apprendeva col contagocce da tv e giornali, ma la gravit? del momento la si leggeva sui volti delle persone e nei loro comportamenti, il clima era da "strategia del terrore", una strategia che non ci ha pi? abbandonati da allora, cos? come molte questioni che l'opera di Moro, insieme a Berlinguer, cercava di risolvere sono rimaste questioni aperte ed ancora pesano sulla politica nazionale e internazionale. Un bel libro descrive molto bene quei giorni e l'animo di Aldo Moro in quella prigionia, s'intitola "Il mio sangue ricadr? su di loro", leggerlo oggi da il senso di quanto quei fatti di trent'anni fa siano, in buona parte, attuali come allora.