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Famiglia cristiana: Un Paese senza leader
Pubblichiamo l'anticipazione di Primo Piano del settimanale dei Paolini, oggi in edicola

Un Paese senza leader

Politici che litigano su tutto. E la gente, sebbene narcotizzata dalle Tv, è disgustata.

Ha sollevato una grande bagarre la recente denuncia della Chiesa circa l’assenza in Italia di una classe dirigente all’altezza della situazione. In una stagione densa di sfide e problemi, essa lamenta un vuoto di leadership. In tutti i settori. La politica, anzitutto, non svolge la funzione che dovrebbe competerle. Ma analoghe carenze si riscontrano nel mondo imprenditoriale, nella comunicazione e nella cultura. Persino nella società civile e nell’associazionismo.

Mancano persone capaci di offrire alla nazione obiettivi condivisi. E condivisibili. Non esistono programmi di medio e lungo termine. Non emerge un’idea di bene comune, che permetta di superare divisioni e interessi di parte. Se non personali. Si propone un federalismo che sa di secessione. Senz’anima e solidarietà. Un Paese maturo, che deve mirare allo sviluppo e alla pacifica convivenza dei cittadini, non può continuare con uomini che hanno scelto la politica per “sistemare” sé stessi e le proprie “pendenze”. Siamo lontani dall’idea di Paolo VI, che concepiva la politica «come una forma di carità verso la comunità», capace di aiutare tutti a crescere.

    L’opinione pubblica, sebbene narcotizzata dalle Tv, è disgustata dallo spettacolo poco edificante che, quasi ogni giorno, ci viene offerto da una classe politica che litiga su tutto. Lontana dalla gente e impotente a risolvere i gravi problemi del Paese. La richiesta della Chiesa di “uomini nuovi” trova ampi consensi tra la gente. Anche se non sono mancate critiche, da chi si sente nel mirino della denuncia. C’è chi ha parlato di mancanza di gratitudine, per il sostegno che una parte politica dà ai “valori irrinunciabili” e alle opere della religione. Soprattutto in un Paese difficile da governare. E refrattario a qualsiasi riforma di grande respiro.

    Tra le reazioni più forti, c’è chi s’è chiesto da che pulpito venga la predica. Perché mai la Chiesa si chiama fuori dalle responsabilità? Non fa parte, essa stessa, della classe dirigente del Paese? E perché non guarda alle carenze di quel mondo cattolico fortemente intrecciato nelle vicende nazionali? Accuse solo in parte giustificate. Nel richiamare al senso del bene comune quanti occupano posti di alta responsabilità, la Chiesa è cosciente che anche il mondo cattolico deve fare la sua parte. E assumersi di più i ruoli che contano.

    Da tempo, Papa e vescovi hanno lanciato l’appello: «Giovani politici cattolici cercansi». Per invitare i credenti più impegnati a misurarsi con il destino della nazione. In ruoli di grande responsabilità pubblica, così come sono ben presenti nel volontariato e nell’associativismo. Sono molte le figure autorevoli nella comunità ecclesiale. Tanto più queste cresceranno, tanto più se ne gioverà l’intero Paese. Ma la Chiesa è anche chiamata a valutare quanto, di fatto, i propri quadri più alti rappresentino dei punti di riferimento etico e spirituale per tutta la nazione.

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francesco sanna, venerdě 13 agosto 2010
Roma, 10 ago. (Apcom) - "Gli attacchi scomposti che vengono dalla maggioranza al settimanale dei paolini sono inaccettabili e testimoniano lo stato di agitazione e di difficoltà in cui si dibatte il centrodestra. L'analisi dura ma puntuale fatta da Famiglia cristiana richiede risposte precise e non goffi tentativi di depistaggio". Lo dice Francesco Sanna, componente della direzione nazionale del Pd. "Rispondere alle domande con insulti o minacce come fanno gli esponenti del Pdl serve solo a confermare i sospetti. Bollare come disfattisti chi fa della questione morale un punto fondamentale, vuol dire che siamo avviati su di una strada pericolosa - insiste l'esponente del Pd -. Da Famiglia cristiana giunge piuttosto una sfida che la politica deve saper cogliere in positivo per rinnovarsi. Sarebbe la fine se ci accontentassimo di vivere alla giornata all'insegna di una morale al ribasso".
agenzia adnkronos, venerdě 13 agosto 2010
''Alcuni editorialisti di 'Famiglia cristiana' - replica il ministro per l'Attuazione del programma Gianfranco Rotondi - devono sempre dipingere un'emergenza diversa che giustifichi la loro militanza contro Berlusconi, reo, come la gran parte dei Dc, di essere un cattolico non di sinistra''. ''Famiglia cristiana - fa eco Francesco Giro - ormai è portavoce del disfattismo nazionale. Critica sempre e non propone nulla''. ''Gli attacchi scomposti che vengono dalla maggioranza al settimanale dei Paolini sono inaccettabili e testimoniano lo stato di agitazione e di difficoltà in cui si dibatte il centrodestra", replica dal Pd Francesco Sanna. ''Indubbiamente - è il parere invece di Rosy Bindi - non possiamo che condividere un giudizio severo. C'è una classe dirigente che continua a macchiarsi di comportamenti non esemplari. Farei comunque molta fatica a mettere tutti sullo stesso piano, ci sono responsabilità precise''.
Elisabetta Caredda, venerdě 13 agosto 2010
Leggendo un'articolo recente, vien fuori che "nel caso in cui prevalesse l’ipotesi di un ritorno alle urne, essendo praticamente impossibile votare a novembre, c'è la consapevolezza di un'aumentata «preoccupazione» sul fatto che bisognerà mettere in conto anche sei mesi di risse parlamentari e campagna elettorale in televisione. Pd e Italia dei Valori uniti al cosiddetto terzo polo di Rutelli, Casini e Fini metterebbero insieme (considerati i deputati del gruppo misto) al massimo 320 deputati contro 310. Al senato pare sia anche peggio: il fronte antiberlusconiano potrebbe contare su uno, due voti di maggioranza. E con questi numeri è difficile che il capo dello stato possa dare il via libera a un governo di transizione, tanto più se al primo punto dovesse esserci la modifica della legge elettorale. Nell'obbiettività dei fatti, si và a pensare che una riforma a colpi di maggioranza ristretta, imposta comunque da chi ha perso le ultime elezioni non è ipotizzabile." E' proprio tutto così come viene raccontato qui? Poichè vedo molto lontana, nella logica, l'ipotesi di un'allenza tra Pd e Italia dei Valori ed il cosiddetto terzo polo di Rutelli, Casini e Fini, ci sono altre strade possibili che il partito sta prendendo in considerazione? Se si, quali?