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UniversitÓ pi¨ giovane: le proposte del PD
Francesco Sanna su La Nuova Sardegna, del 30 luglio 2010, spiega la posizione dei democratici sulla riforma universitaria in discussione in Parlamento

PER UNA UNIVERSITÀ PIÙ GIOVANE ECCO LE PROPOSTE DEL PD  

«La pensione dei prof? Già nostri i rilievi di Antonietta Mazzette»  

E’ la riforma universitaria approvata ieri dal Senato della Repubblica. Dice la professoressa Mazzette: abbassare l’età del pensionamento dei professori universitari da 70 a 65 anni (sempre che abbiano almeno quaranta anni di anzianità contributiva), avanzata dal PD, apparirebbe ragionevole con una una postilla: “per ogni docente che va in pensione è previsto in tempi rapidi un nuovo concorso aperto ai giovani”. Se manca questa condizione, la proposta sarebbe semplicemente “punitiva”.

Ed ha senza dubbio ragione. Fatto sta che i senatori del PD hanno proposto esattamente questo.

Proviamo a leggere insieme il comma 8 del nostro emendamento, e troviamo che “i posti in organico e le risorse finanziarie derivanti dal collocamento a riposo di professori e ricercatori universitari rimangono nella disponibilità dell’ateneo per il reclutamento di personale docente”.

Inoltre, il PD ha sempre legato la proposta di pensionamento dei docenti al superamento del blocco del turn-over; un blocco che tuttora mette a rischio la didattica della maggior parte degli atenei italiani, e che, come osserva giustamente Mazzette, rientra nella logica di un progetto di riforma, quello del centrodestra, che sembra avere come obiettivo primario “quello di fare cassa”.

Da parte nostra, invece, nessuna logica di cassa né intenzioni punitive contro nessuno. Al contrario, in seguito alla valutazione dell’attività, gli stessi docenti, dopo i 65 anni potranno continuare a esercitare negli atenei attività didattica e di ricerca con specifici contratti.

L’obiettivo del ricambio generazionale portato avanti dal Partito Democratico nasce più semplicemente dall’esigenza di portare l’Italia (che ha di gran lunga la classe accademica più anziana d’Europa) in linea con gli altri paesi. Sappiamo che molti altri sono i problemi del nostro sistema universitario, su cui - dal sostegno agli studenti meritevoli al contratto unico di docenza, dalle opportunità ampie e selettive per l’ingresso di una nuova generazione di docenti all’abolizione delle figure precarie nell’università - abbiamo presentato altre proposte concrete nei nostri emendamenti. Quasi tutte respinte dal governo.

A partire da una questione, fondamentale: questo governo ha ridotto del 20% in tre anni le risorse per il sistema universitario, per il quale già spendiamo molto meno che i nostri partner europei (0,8% del PIL, contro una media dell’1,3%), e continua a non dare risposte su questa fondamentale questione.

Il PD ha proposto una riforma diversa, riteniamo migliore. E ancora, più risorse adeguate a rilanciare gli investimenti nell’università e nella ricerca pubblica. La risposta negativa del Governo ha un solo significato: adottare una riformetta per ridurre i costi e dequalificare il sistema universitario. Per questo ci siamo opposti. Continueremo a farlo.
 

Francesco Sanna, senatore del PD

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