iscriviti alla newsletter scrivi a Francesco Sanna
Stop del governo ai certificati verdi: scontro tra PDL e PD
L'Unione Sarda pubblica sul tema l'intervista doppia a Francesco Sanna (PD) e Mauro Pili (PDL)

COSI' SI BUTTA VIA IL BIMBO CON L'ACQUA SPORCA (Francesco Sanna, PD- anche VIDEO))

Dal suo osservatorio del Senato Francesco Sanna (Pd) è pronto a contestare con pervicacia l'articolo 45 della manovra economica. La norma che disinnesca il business dei certificati verdi a proposito della produzione di energia da fonte eolica (e nel contempo rischia di disincentivare lo sviluppo delle rinnovabili) «rischia di avere l'effetto di buttare via il bambino assieme all'acqua sporca».

Non è convinto che sia necessario mettere uno stop al mercato degli incentivi indiscriminati?
«Precisiamo due cose. L'attuale normativa non prevede incentivi indiscriminati ma solo un sostegno a un mercato che dobbiamo necessariamente sviluppare. E poi sono convinto che il governo voglia introdurre quella norma non per stoppare la speculazione ma per risparmiare dei soldi».

Quali sarebbero gli effetti negativi?
«Si rischia di semidistruggere uno dei pilastri delle politiche italiane a favore delle fonti energetiche rinnovabili. Dalla riforma Bersani del 1999 le industrie che producono energia da fonti tradizionali (petrolio, gas, carbone) sono obbligate a produrre elettricità anche con fonti rinnovabili, oppure a farla produrre anche ad altri soggetti, dai quali acquisteranno, per assolvere il loro obbligo, i certificati verdi che documentano quella produzione».

E non è proprio questo l'elemento che ha introdotto una distorsione del mercato?
«Ci sono casi di remunerazione eccessiva, che possono aver attirato imprenditori senza scrupoli. Ma da qui a eliminare il mercato ce ne passa. La soluzione tecnica potrebbe essere quella di abbassare l'incentivo, adeguando le quote minime agli obiettivi fissati da protocollo di Kyoto».

Perché si è arrivati a questo punto?
«Io ho posto in rilievo, in Senato, che le incentivazioni delle fonti rinnovabili hanno bisogno di profondi rimaneggiamenti, che allontanino i malversatori continuando a favorire la loro diffusione a opera del sistema produttivo nazionale. Ma la proposta del Governo risulta sbagliata e abnorme. Si rischia davvero di buttare via il bambino con l'acqua sporca».

In che modo?
«Le imprese che hanno realizzato i loro investimenti negli anni scorsi rischiano di entrare in crisi. E con loro l'occupazione stabile creata. Quelle che li hanno fin qui programmati e sono sulla soglia della realizzazione, potrebbero bloccare le operazioni finanziarie e autorizzative perché tali investimenti diventano, per il cambiamento delle regole del gioco a partita iniziata, improvvisamente non convenienti».

Un esempio concreto?
«Penso ai progetti nel Sulcis della Portovesme srl. Con quale credibilità, oltre l'ordinaria lentezza burocratica, lo Stato italiano si presenterà di fronte ad investitori internazionali che avevano fatto affidamento sulle regole del mercato elettrico?».

A. MUR.

06/06/2010

OGGI RAPPRESENTANO UN INCENTIVO A INQUINARE (Mauro Pili, PDL)

Mauro Pili (Pdl) combatte da mesi una battaglia contro l'invasione eolica nell'Isola e ha denunciato più volte le speculazioni sui certificati verdi.

Il provvedimento del governo va nella direzione giusta?
«I certificati verdi a favore di grandi gruppi per realizzare impianti eolici sono uno schiaffo alla crisi economica, vengono pagati dai cittadini attraverso le bollette, vanno in tasca ai soliti speculatori e sono un incentivo all'inquinamento. Il provvedimento del governo va nella giusta direzione e recepisce una posizione che da anni porto avanti in Parlamento: gli incentivi vanno destinati ai cittadini. Dobbiamo produrre energia alternativa pensando al risparmio e all'efficienza energetica e favorire la riqualificazione del nostro patrimonio immobiliare, che produce il 40 per cento dell'inquinamento di Co2».

Quali sono le distorsioni che la legge attuale ha imposto al mercato?
«Buona parte delle grandi industrie energetiche inquinano e per mettersi in regola non modificano i propri impianti ma acquisiscono certificati verdi. Le pale eoliche servono per questo. Convengono due volte agli speculatori: la prima quando vengono sovvenzionati dallo Stato, la seconda quando li cedono a quelle industrie che non smettono di inquinare ma si lavano la coscienza ed evitano le multe».

È vero che sono i cittadini a pagare il sistema dei certificati verdi?
«Sono una tassa occulta, finanziati attraverso la bolletta che paghiamo tutti. Un meccanismo perverso che ha scatenato una corsa a questo tipo di impianti, eolici in particolare, invertendo il fine con il mezzo: l'obiettivo non è quello di incrementare il ricorso a fonti rinnovabili, ma quello di accaparrarsi il maggior numero di certificati verdi. I cittadini non utilizzano energia alternativa ma la pagano a caro prezzo».

La Regione pensa di avocare a sé la possibilità di produrre con l'eolico? È la soluzione giusta?
«Produrre energia eolica non rientra nei compiti istituzionali della Regione: al massimo deve fissare regole certe e precise, uguali per tutti. Deve eliminare le discrezionalità e soprattutto deve favorire una rivoluzione energetica dal basso favorendo le piccole e medie imprese, da quelle agricole a quelle artigianali, pensando ad abbattere il potenziale inquinante del patrimonio immobiliare così come quello delle industrie elettriche».

Ci sono margini per investire nelle rinnovabili mettendo al riparo il sistema da speculazioni e infiltrazioni criminali?
«Il provvedimento del governo va in quella direzione. Ora bisogna calibrare l'azione propositiva futura, ripristinando gli incentivi per la ristrutturazione e l'adeguamento energetico ambientale delle case degli italiani. Dobbiamo puntare sulle biomasse, sull'idrogeno, sul termodinamico solare, ma dobbiamo farlo non in termini di speculazione ma di ricerca applicata».

A. MUR.

invia un commento | vai all'archivio »