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Il controesodo dei cervelli
Di Francesco Sanna, da Europa 27 maggio 2010

Quando io ero giovane, i giovani erano molti e i loro voti appetiti e contesi. Come quelli degli over sessanta di oggi. Sarà per questo che notizie come quelle che ci arrivano dal rapporto annuale Istat che certifica come le persone fra i trenta ed i trentaquattro anni che nel nostro paese abitano in famiglia si sono moltiplicati per tre dal 1983, non per scelta ma per necessità economica, ci scivolano addosso il tempo di una rapida lettura.

Su questi giovani la crisi ha pestato di brutto, ed i più sfortunati li ha fatti diventare una nuova categorìa statistica, la generazione Neet (not in education, em-ploynment or training) : non lavorano, non studiano, non si formano. Aggiungerei: disperano di farsi una famiglia, di avere dei figli.

La proposta Letta-Vaccaro che esce dall'esame della camera con un voto pressoché unanime, si occupa invece di un pezzo della giovane generazione (giovane all'italiana: chi è nato dagli anni settanta in poi) che si è formata in Italia e che lavora all'estero in misura multipla rispetto a quella dei giovani europei che lavorano in Italia.

Un segnale di attenzione ai problemi reali del paese. "Controesodo" (questo è il nome con il quale la proposta è stata divulgata in tante occasioni pubbliche) attribuisce incentivi fiscali ai giovani under 40 emigrati all'estero e che intendono far rientro in Italia. Caso rarissimo di convergenza bipartisan in una legislatura costellata da scontri e da alta conflittualità tra le parti.

Vicenda emblematica che testimonia come quando in discussione ci sono questioni che investono la costruzione del futuro di questo paese, sia possibile praticare insieme un percorso di condivisione e di dialogo. Di costruzione del futuro in effetti si tratta, anche perché il presente, abbiamo visto, non promette nulla di buono. I giovani o abbandonano il paese o rimangono in panchina, in attesa di un'opportunità di realizzazione umana e professionale che non arriva mai.

Milioni di potenziali protagonisti di un riscatto nazionale che, invece, semplicemente non sono messi nelle condizioni di dimostrare se e quanto valgono e di servire la propria comunità. Trasparenti, fuori gioco. Questa delusione delle aspettative che genera sfiducia e immobilismo. La mobilità che si trasforma in fuga è il problema, non la circolazione dei talenti.

 Accade ovunque e da sempre che i giovani di valore vogliano aprirsi al mondo -per crescere e arricchirsi. Il punto è che dei tantissimi giovani italiani che lasciano il paese solo una piccola percentuale torna in Italia.
La proposta, che prevede incentivi fiscali per quei lavoratori under 40 che decidono di tornare nel nostro paese per intraprendere un'attività lavorativa, ha ottenuto alla camera uno storico successo: 485 voti favorevoli, nessun voto contrario.

Il consenso nei confronti dell'iniziativa non si è limitato solo a quanti erano presenti in aula martedì. Già sostenuta dall'Intergruppo per la sussidiarietà, che aveva "adottato" la proposta, durante l'esame in commissione sono intervenuti docenti, giornalisti ed esperti per evidenziare il valore del progetto, ma anche per sottolineare l'importanza del fatto che un tema così strategico rispetto al futuro del nostro paese venisse discusso nel più alto luogo istituzionale.

È stato bello verificare anche il sostegno costantemente espresso da quanti saranno i veri beneficiari della proposta di legge, i talenti all'estero, che hanno collaborato nella prima fase di stesura della proposta di legge e seguono ora con grande interesse l'iter parlamentare attraverso il blog del progetto. Certo, proprio loro sono ì primi a sottolineare come siano molteplici le condizioni necessarie per il rientro dei cervelli e che questa legge non sarà che uno degli incentivi necessari perché ciò avvenga.

Questo, perciò, non è che un primo passo, un segnale importante, un modo per far sapere a quanti sono stati costretti dalle condizioni economiche, ma non solo, a lasciare il nostro paese e hanno voglia di tornare, che non ci siamo dimenticati di loro.

Ora l'impegno è far sì che anche al senato, una camera dove non si entra se non si hanno 40 anni, la proposta veda confermate le convergenze ed abbia una rapidissima approvazione.

 

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