iscriviti alla newsletter scrivi a Francesco Sanna
Eolico marino, nuova battaglia politica
Francesco Sanna (Pd) rilancia soluzioni alternative. Da La Nuova Sardegna, di Pier Giorgio Pinna, 1 maggio 2010

Altri chiarimenti dal governatore Il Verde Gregorini: «Bloccando tutto si apre solo la strada alle centrali nucleari»  di PIER GIORGIO PINNA 

SASSARI. Fonti di polemiche e inchieste più che di energia: sembra questo, per ora, il destino delle rinnovabili in Sardegna. Un’isola dove non passa giorno senza che le discussioni su eolico e solare non diventino motivo di scontro fra le forze politiche. E non solo: in campo continuano a scendere ambientalisti, operatori, addetti ai lavori. Le ultime prese di posizione? Quelle del senatore democratico Francesco Sanna, che rilancia proposte per eliminare gli aspetti oscuri delle wind farm. E quelle della Federazione dei Verdi.

Oltre a una nuova puntualizzazione del governatore Cappellacci. Il quale rimarca: «La realizzazione d’impianti off shore è vietata dalle linee adottate dalla giunta con le delibere di marzo. Proibita pure la costruzione di pale a terra da parte di privati». «Quest’ultima ipotesi è consentita solo alla Regione perché le ricadute in termini economici e occupazionali devono restare sul territorio», rammenta il presidente. «Il posizionamento di cavi elettrici come quello che dovrebbe essere fatto per i parchi alimentati dal vento era già stato escluso dal Piano Casa, ossia dalla legge numero 4 del 2009, all’articolo 13 - sottolinea Cappellacci - Perciò i nostri uffici legali hanno avuto disposizioni chiare: porranno in essere ogni azione necessaria a contrastare qualsiasi iniziativa che violi le disposizioni approvate dalla giunta e le norme vigenti».

Il riferimento è alla continua scoperta, a Roma, di progetti per mega-impianti marini lungo le coste sarde. Ma secondo il gruppo pd al Senato, e in particolare a detta di Francesco Sanna, l’opera del centrodestra per scongiurare il pericolo non è stata finora né adeguata né sufficiente. «La questione - rileva l’esponente democratico, da tempo impegnato sui temi energetici - viene affrontata in modo un po’ schizofrenico. Sia da parte della giunta regionale sia da parlamentari del Pdl come Mauro Pili, che da un lato denunciano i rischi e dall’altro fanno parte di uno schieramento che non crea idonei sbarramenti, né a Cagliari né nella capitale». Come risulta da iniziative del Pd c’era da tempo la possibilità di risolvere il problema a monte. «Infiltrazioni mafiose, meccanismi speculativi, commistioni poco trasparenti avrebbero già potuto venire stoppati in Senato attraverso le norme legate alla legge sullo sviluppo energetico e al decreto Salva-Alcoa - prosegue Sanna - Ma c’è stato sempre il niet del centrodestra». «In realtà bisognerebbe semplicemente favorire i piani di chi poi consuma l’energia in Sardegna per usi industriali o di altro genere - sottolinea Sanna - Ma è inutile continuare a parlare, come fa Cappellacci, di delibere: soprattutto quando si sa bene che il governo del mare, nell’isola come altrove in Italia, non è in capo alle Regioni ma allo Stato.

Se si vuole legittimamente allargare le nostre potestà autonomistiche, non bisogna sollevare conflitti di attribuzioni, che costringerebbero in modo inevitabile la Consulta a dare ragione ai ministeri. Piuttosto riformare lo Statuto dando alla Regione tutti i poteri del caso. E ciò senza dimenticare che sulla materia esistono comunque disposizioni europee e nazionali di carattere più generale».

Sulle linee guida varate dalla giunta interviene poi nello Gregorini, referente dei Verdi per le politiche energetiche. Il quale contesta la lettera inviata dall’assessorato all’Industria alle migliaia di operatori sardi di rinnovabili. Lettera in cui si ricorda come tutte le richieste di autorizzazioni risultino bloccate dalle nuove disposizioni. «La Regione nega il fondamentale diritto a produrre in proprio l’energia, a farsi piccoli produttori - commenta Gregorini - mentre va avanti il processo di annientamento del settore».
 In questo modo, secondo l’ ambientalista, che è anche un operatore privato nel campo delle rinnovabili, si bloccano «la nascita del sistema di “generazione diffusa” un piccolo capitalismo distribuito sul territorio». Si favorirebbe invece «un modello gerarchico, piramidale, dove un grande capitalista, tramite grandi centrali, spesso fortemente impattanti, produce energia per tutti». Un modello, è la conclusione di Gregorini, «funzionale all’avvento del nucleare sull’isola: un fatto che, nonostante le rassicuranti affermazioni della giunta, ci terrorizza».
 

invia un commento | vai all'archivio »