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Il confronto nel PD - Francesco Sanna: serve il contributo di tutti
L'intervista doppia a Avvenire di Francesco Sanna e di Gianpiero Scanu, 17 aprile 2010
La maggioranza
Sanna: «Non va così male, ma serve il contributo di tutti»
Senatore Sanna, la minoranza del Pd vi accusa di aver sottovaluta­to la batosta elettorale.
Io non appartengo alla schiera di co­loro che dicono che abbiamo vinto le elezioni: questa accusa non mi tocca. Però non bisogna alterare il dato rea­le.
Ovvero?
Il Pd si assesta al 27, 8 per cento dei vo­ti. E non è poco. E in due regioni chia­ve, Lazio e Piemonte, che avrebbero fatto la differenza, abbiamo perso per un soffio e per motivi non imputabili alla segreteria. Nel Lazio eravamo svantaggiati, og­gettivamente, per la drammatica crisi alla Regione. In Piemonte la lista Grillo ci ha tolto quei consensi che avrebbero fatto vin­cere la Bresso.
Insomma, va tutto bene?
No, ma Bersani ha ereditato un trend negativo, Abruzzo, Sarde­gna e poi le europee, che in qualche modo è riuscito a invertire.
E adesso cosa c’è da fare?
Recuperare il rapporto con molte fasce di elettorato, partendo dal livello locale, e parlare una lingua che sia più comprensibile agli italiani. Tenendo conto che non siamo stati capaci di intercetta­re tanti elettori che, stanchi di Berlusconi, non hanno votato.
Sta dicendo le stesse cose degli oppositori del segretario.
Io credo che le divisioni all’interno del Pd siano un po’ artificio­se e le critiche al segretario un po’astratte. Specie in un momen­to in cui il centrodestra sembra sull’orlo di implodere
I rilievi che muove Area democratica sono molto concreti, però.
Le difficoltà ci sono, ma esponenti della minoranza ricoprono in­carichi di partito, come la presidenza del gruppo della Camera, il Welfare, la famiglia, la sicurezza, l’ambiente e la comunicazio­ne che sono strategici per riconquistare il rapporto con gli elet­tori. Dobbiamo fare uno sforzo di unità. lasciandoci alle spalle le divisioni congressuali e disegnando insieme un’alternativa credibile. Le forze ci sono, le intelligenze anche. Servirebbe qual­che idea in più e qualche polemica in meno.
( G. Gra.)
    
 
La minoranza
Scanu: «Partito militarizzato e in affanno, serve una svolta»

Senatore Scanu, alla riunione di Area democratica, la minoranza del Pd che fa capo a Franceschi­ni e Veltroni si sono sentiti toni acce­si...
Più che accesi, sono preoccupati. Preoccupati per un Pd che vediamo in affanno rispetto ai grandi temi del mo­mento, come la crisi economica e so­ciale che sta vivendo il nostro Paese. Le elezioni regionali lo dimostrano...
E la colpa è tutta di Bersani?
No, questo non l’abbiamo mai sostenuto. Però da parte dell’at­tuale gruppo dirigente del Pd è venuta una lettura del risultato elettorale minimizzante e consolatoria, che è francamente ina­deguata alla crisi che sta vivendo il partito.
Cosa non va in questo Pd e cosa dovrebbe essere fatto?
La nostra impressione è che il Pd si sia troppo caratterizzato, o sia stato così percepito dagli elettori, come partito vetero-classi­sta, portatore di un solo interesse, quello dei lavoratori dipendenti.
E invece?
Invece bisogna caratterizzarsi di più come forza politica capace di dialogare con le nuove realtà e i nuovi mondi presenti nella so­cietà: i giovani, gli imprenditori, i liberi professionisti, gli artigia­ni. E soprattutto con quella media e piccola impresa che da sem­pre costituisce la spina dorsale del nostro sistema produttivo.
Questo lo direte a Bersani oggi in assemblea?
Lo stiamo dicendo da settimane, lo ripeteremo anche oggi. Spe­rando di trovare interlocutori più attenti.
Finora non vi hanno ascoltato?
Noto una preoccupante tendenza alla militarizzazione del par­tito attorno alla sua maggioranza, che vive il dissenso interno con fastidio o sufficienza.
E cosa chiedete al segretario? Di dimettersi?
Il risultato congressuale non è in discussione. Ma vogliamo un cambio di rotta. A cominciare da un’analisi onesta e realistica del risultato elettorale che è stato per noi fortemente penaliz­zante. E da una ripresa di iniziativa politica forte.
(G. Gra.)
Avvenire, sabato 17 aprile 2010
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