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Ricordo di Vittorio Bachelet: a trent'anni dall'assassinio delle brigate rosse
La memoria ancora viva per un Servitore dello Stato e di un Maestro da indicare alle giovani generazioni

Il 12 febbraio 1980, all’Università “La Sapienza” di Roma, il professor Vittorio Bachelet veniva ucciso al termine di una lezione di Diritto. Assassinato con sette colpi di pistola dalle Brigate Rosse, che colpiscono quell’uomo che ricopriva il ruolo di vicepresidente del Consiglio superiore della Magistratura. Anni di piombo. Omicidi e attentati erano all’ordine del giorno, in un Paese quasi rassegnato a questa spirale di odio terrorista.

Ma, nell’immaginario collettivo di chi ha vissuto quegli anni, c’è però anche una parola diversa da quella dell’odio, della paura o della rassegnazione. È quella pronunciata dal figlio di Vittorio Bachelet, Giovanni, allora ventiquattrenne, durante le esequie del padre.

«Preghiamo per i nostri governanti: per il nostro presidente Sandro Pertini, per Francesco Cossiga. Preghiamo per tutti i giudici, per tutti i poliziotti, i carabinieri, gli agenti di custodia, per quanti oggi nelle diverse responsabilità, nella società, nel Parlamento, nelle strade continuano in prima fila la battaglia per la democrazia con coraggio e amore. Vogliamo pregare anche per quelli che hanno colpito il mio papà perché, senza nulla togliere alla giustizia che deve trionfare, sulle nostre bocche ci sia sempre il perdono e mai la vendetta, sempre la vita e mai la richiesta della morte degli altri».

Parole, quelle di Giovanni, che rimandano all’insegnamento del padre, un uomo mite, cristiano esemplare, studioso insigne, cittadino autentico. Dal 1964 al 1973 Vittorio era stato presidente nazionale dell’Azione Cattolica italiana, che aveva condotto alla scelta religiosa (non come fuga dal mondo, ma come scelta dell’essenziale) e al rinnovamento conciliare.

Bachelet è stato definito dal cardinale Martini “un martire laico”, ucciso mentre svolgeva il suo servizio per la comunità, con una testimonianza cristiana portata fino al sacrificio della vita.

 L’Azione Cattolica di Imola ricorda, sabato 13 febbraio, questo testimone. Alle 16 nell’atrio della sede imolese dell’associazione, in piazza Duomo 2, verrà scoperta una targa in suo ricordo, a 30 anni dalla morte.

Saranno presenti all’iniziativa il vescovo, Tommaso Ghirelli e il sindaco di Imola, Daniele Manca.
La frase scelta per la targa richiama un passaggio di una sua intervista del 1979. «Nel momento in cui l’aratro della storia scavava a fondo rivoltando profondamente le zolle della realtà sociale italiana che cosa era importante? Era importante gettare seme buono, seme valido».

Una frase che, in fondo, guarda avanti alla missione dell’Azione Cattolica di oggi. Accompagnare le persone, far incontrare loro Gesù e la Chiesa, formare le coscienze, puntando sull’essenziale.
Sabato 13 febbraio, alle 17, nella chiesa di Sant’ Agostino (via Marsala 1 - Imola) si svolgerà poi la presentazione del volume “Fino in cima. L’Azione Cattolica in diocesi di Imola: 140 anni di amore alla Chiesa e al mondo”. Il volume, una coedizione Nuovo Diario Messaggero e La Mandragora, è uno spaccato storico di tutta la Chiesa diocesana e della società civile, reso possibile dalla dedizione delle curatrici, Maria Pia Mazzanti, Marilena Spadoni e Laura Pantaleoni.

Questo evento, a cui la commemorazione di Bachelet idealmente si lega, è inserito nel Sinodo, durante la sessione incentrata su “La Chiesa, mistero di comunione”, e richiama la testimonianza “corale” della Chiesa, popolo di Dio, permettendo di approfondire le origini e il compito del laicato oggi. è un’occasione di condivisione e comunione, con le parrocchie e le aggregazioni ecclesiali, e di apertura alla città.

Matteo Manzoni
da www.nuovodiario.com

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