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Caso Alcoa: Per provare Vergogna
Il pezzo di Giovanni Maria Bellu su L'UnitÓ di mercoledý 3 febbraio 2010

Bisogna sapere cosa è un'isola per provare tutta la vergogna. Bisogna, almeno una volta nella vita, aver considerato il mare come la fine del mondo. Non il luogo da cui si parte, ma il luogo dove la tua terra semplicemente finisce. E aver sentito l'emozione del varcarlo, lo sgomento di quel passo.

In Sardegna solo una minoranza di privilegiati non ha memoria del giorno in cui lo compì per la prima volta. Ancora vivono, nei monti dell'interno, uomini e donne ormai vecchissimi che mai l'hanno compiuto, né mai hanno visto il mare. Al tempo dell'infanzia degli operai dell'Alcoa, quei vecchi erano moltissimi. E molti altri il mare l'avevano solo visto, senza toccarlo, dal traghetto per una fabbrica in Germania, una piantagione in Argentina, una guerra di trincea.

Bisogna sapere la distanza per provare tutta la vergogna. Aver sentito pronunciare il nome di Roma come quello di un luogo onnipotente e lontanissimo. Una città enorme e misteriosa, dove si passa di corsa per sbrigare le pratiche e andare altrove. Un luogo dove, a meno di non essere privilegiati, "studiati", o onorevoli, si poteva restare per fare i camerieri o le donne di servizio in quelle case dove la Signora, parlando con le amiche, ti chiamava "la mia sarda" proprio come oggi le nipoti di quelle zotiche dicono "la mia filippina".

Per provare tutto la vergogna bisogna aver visto venire dal mare all'improvviso, come ai tuoi avi era accaduto con i cartaginesi, con i romani, con gli spagnoli, con i saraceni, quelle fabbriche grandi come città che venivano costruite negli anni del piano di Rinascita proprio mentre un miliardario musulmano ismaelita scopriva che il tuo mare era una miniera d'oro, se lo prendeva, come poi avrebbero fatto tanti altri, e gli cambiava il nome: addio Monti di Mola, ecco la Costa Smeralda.

Per provare tutta la vergogna bisogna essere capaci di immaginare che nel Sulcis Iglesiente c'erano le miniere vere, quelle dove si moriva, e che, chiuse le miniere, sono arrivate le fabbriche come l'Alcoa. E che su quelle fabbriche, come prima sulle miniere, sono stati costruiti progetti di vita, sogni, speranze per il futuro, perché ormai la terra dimenticata si era impigrita fino a diventare deserto.

Bisogna, per provare vergogna, aver patito la violenza della giustizia che calava suoi tuoi padri e suoi tuoi nonni, in quelle zone montuose dell'interno dove non si vedeva il mare, come una mannaia feroce e incurante delle tue tradizioni, delle tue regole e dei tuoi codici. E aver fatto la fatica di riconoscerla quella giustizia, fino a insegnarla ai tuoi figli, fino a farli diventare poliziotti e carabinieri per poi, a volte, vederli morire per la difesa dello Stato che ignorava il tuo nome e la tua lingua.

Per provare la vergogna bisogna pensare a tutto questo: alla storia, alla vita e alla memoria di quelle donne e di quegli uomini che ieri sera, dopo aver varcato il mare, si sono riuniti davanti al palazzo del Parlamento di Roma che discuteva su come tenere lontano dalla giustizia il capo del governo di Roma.

(Filo rosso del 3 febbraio 2010)

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