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Appello ai cittadini: SALVIAMO LA SCUOLA PUBBLICA
In tutta l'Italia proseguono le proteste di insegnanti, studenti e genitori contro i provvedimenti del governo Berlusconi

Il “Piano scuola” dei Ministri Gelmini e Tremonti, che impoverisce e indebolisce la scuola e l'università in Italia, è costituito da un mosaico di iniziative le cui prime tessere sono già diventate provvedimenti legislativi: la Legge n° 133 (finanziaria estiva), il Decreto Legge n° 137 del 1° settembre, bilancio dello Stato. ..Apriamo nel sito uno spazio di discussione e di raccolta documenti.

In questi provvedimenti è previsto che:

La scuola dell’Infanzia (materna): si ridurrà al solo turno antimeridiano dalle 8,30 alle 12,30 imponendo così ai genitori di provvedere privatamente per le ore pomeridiane con una spesa considerevole e senza alcuna garanzia di serietà educativa. Inoltre viene così smantellato il progetto educativo della nostra scuola studiato ed imitato in tutto il mondo.

La scuola Primaria (elementare): si  regredisce al maestro unico e si ridurrà l’orario settimanale a 24 ore. Vengono ridotti gli apprendimenti, la esperienza scolastica dei bambini viene resa convulsa,  superficiale, autoritaria. Viene eliminata la pluralità degli insegnanti dell’organizzazione modulare che assicurava la molteplicità delle “presenze” e delle esperienze cognitive (con 30 ore settimanali). Viene eliminato il Tempo Pieno (40 ore settimanali, 2 ore di compresenza settimanali,  2 insegnanti, orario scolastico 8,30- 16,30) e garanzia di: tempi distesi per gli apprendimenti, il protagonismo e l’ascolto dei bambini, un modello educativo sperimentato ed efficace, una relazione educativa ricca e significativa, l’accettazione e la integrazione di tutte le diversità.

Si impone ai genitori un altissimo costo per le cure pomeridiane dei bambini senza alcuna garanzia di serietà educativa, si impongono alle donne con figli condizioni lavorative difficili o impossibili (la diminuzione di ore di scuola porta al “risparmio” di 87.000 insegnanti)

In tutti gli ordini di scuola: si sta programmando un taglio di oltre 2.000 scuole nel Paese (quelle sottodimensionate con meno di 600 alunni) che porterà ad aumentare studenti ed alunni pendolari, con grandi spese di trasporto, fatiche e  disagi per bambini e studenti.
In tutti gli ordini di scuola: aumento di 4 o 5 alunni per classe.

La legge n° 133/2008 prevede che aumenti di una unità il rapporto tra docenti e alunni, per realizzare questo assurdo obiettivo bisogna che in ogni classe aumenti mediamente di due alunni il numero massimo. Siccome non si possono aumentare gli alunni dove non ci sono, si realizzerà un aumento di 4/5 alunni nelle classi dei centri urbani e soprattutto nelle grandi periferie. Diventa,così, sempre più insignificante la relazione educativa, il tempo reale che ogni insegnante potrà dedicare a ciascun bambino e studente, cresceranno gli insuccessi scolastici, i problemi di gestione educativa delle classi e disciplinari degli alunni e studenti (così si “risparmiano” 72.000 posti da docenti).

In tutti gli ordini di scuola: senza alcuna motivazione si taglia il 17% del personale non docente: 700 Direttori amministrativi, 10.452 personale di segreteria, 3.965 assistenti tecnici per i laboratori, 29.076 collaboratori scolastici (bidelli) (in totale 44.500 posti di non docenti “risparmiati”).  Già oggi questo personale è estremamente carente e ulteriori tagli renderanno ingestibile la scuola.
Pensate soltanto in che modo si potrà fare lezione senza che nei reparti vi sia un collaboratore che vigili sugli alunni e collabori con gli insegnanti.

Nelle scuole secondarie di I grado (medie): viene ridotto il Tempo Prolungato (vedi sopra: Tempo Pieno delle elementari 36 ore alle medie) e ridotto a 29 ore settimanali (dalle 32/33 ore attuali)  il tempo normale (con questa misura è previsto il “risparmio” di 13.600 docenti).

Nelle scuole secondarie di II grado (superiori): viene generalmente ridotto l’orario in tutti gli indirizzi, in misura maggiore negli istituti Tecnici e Professionali in cui si passerà dalle 36/38/40 ore alle 32 settimanali. Questo significa diminuire il tempo scuola, per la cultura, i laboratori, le discipline. Che valore potrà mai avere una maturità o un diploma professionalizzante (geometra, perito agrario, odontotecnico…) per il quale non sarà stato svolta nemmeno un’ora di laboratorio? Nei licei si passerà a 30 ore settimanali (in totale questa misura prevede un primo taglio di 14.000 posti da docente).
 

Con questi provvedimenti si prevede complessivamente il taglio di oltre 200.000 posti nella scuola italiana.

Tutto ciò non ha senso se non si è consapevoli che queste misure, inserite nel capitolo della Legge Finanziaria estiva (art. 64 Legge n° 133/2008) denominato “Contenimento della spesa per il pubblico impiego”, annunciano la volontà di questo governo di dismettere la scuola pubblica e privatizzare, gradualmente, tutta l’istruzione.

In Sardegna, poi, la situazione è ancora più preoccupante perchè anche la finanziaria del precedente Governo ha causato un taglio di quasi 2.000 posti di docenti e decine di ATA ( attuato, con eccessiva solerzia dalla Direzione Scolastica Regionale ). Con questi tagli, aggravati dalla Finanziaria Tremonti,  diverse centinaia di alunni in questo anno scolastico sono diventati pendolari o non hanno più la loro scuola; centinaia di alunni disabili non hanno più alcun sostegno scolastico o hanno subito una forte riduzione del loro diritto; si sono formate classi e sezioni dalla scuola materna alle superiori con numeri talmente elevati che non consentono una normale,  proficua e serena attività didattica.

Tutto ciò non è accettabile, occorre promuovere una campagna di informazione generale dei genitori, degli studenti e di tutti i cittadini perchè insieme agli insegnanti si organizzi una opposizione sociale diffusa e capillare che permetta la modifica sostanziale dei provvedimenti proposti e il ritiro del decreto Gelmini per la scuola primaria (da Cobas scuola, Giulio Lampis).

l'immagine è tratta da: indiano1983.blogspot.com

 

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documenti
Mozione sulla scuola del Gruppo PD al Senato formato: .doc 34 KB preleva »

Il gruppo del Partito Democratico in Senato, primo firmatario la senatrice Garavaglia, ha presentato una mozione a difesa della scuola pubblica.

Schema del Piano Programmatico sulla scuola del ministro Gelmini formato: .pdf 139 KB preleva »
In attuazione dell'art. 64 di cui alla legge 133\08 (finanziaria estiva) il ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca ha emanato lo schema del Piano Programmatico per la scuola.
Iter del DL 137 sulla scuola formato: .pdf 97 KB preleva »
L'ufficio legislativo del gruppo Pd al senato ha elaborato una nota tecnica che illustra i contenuti del decreto gelmini sulla scuola e sull'iter che esso seguirà nelle Aule parlamentari.
Documento del gruppo scuola del PD di Milano formato: .pdf 32 KB preleva »
Il PD di Milano ha elaborato un documento che esamina criticamente le "riforme" scolastiche annunciate dal ministro Gelmini.
Tagli e pretesti: le vere cifre che sbugiardano i dati sbagliati sulla scuola che d? la Gelmini formato: .doc 205 KB preleva »
Nel documento, Emanuele Barbieri, passa al setaccio gli stanziamenti per l'istruzione pubblica dello Stato italiano e documenta che in un decennio, dal 1997 ad oggi, le risorse rispetto al PIL (Prodotto Interno Lordo) si sono ridotte percentualmente dal 3,6  al 3,3% ( la media nei paesi Ocse è del 6,1%). Gli alunni nella scuola nel 1997 erano 7. 599.110 ed oggi sono 7.751.356: non c'è alcuna contrazione di alunni bensì un aumento. Il numero degli insegnanti dal 97 ad oggi è diminuito di quasi 18 mila unità ( 741.04 nel 1997, 723.353 nel 2007). La spesa per gli stipendi del personale non è il 97% del bilancio del ministero bensì il 74%...come sempre le bugie hanno le gambe corte e il naso lungo.
Una scuola tutta da rifare. O da disfare. di Rosamaria Maggio (da sardegna.eu) formato: .doc 43 KB preleva »

Il Piano Programmatico sulla scuola elaborato dal Governo rivela una idea di scuola pubblica minimalista e classista. In questo articolo,  Rosamaria Maggio propone una lettura molto critica e dettagliata degli interventi previsti dal Decreto 112 e attuati dalla legge 133/08.

DL n.137 scuola: Dossier servizio bilancio del senato formato: .pdf 307 KB preleva »
Gli uffici bilancio del senato hanno svolto una puntuale analisi dei contenuti finanziari del DL 137 del ministro Gelmini.
Nota breve su DL 137 e piano programmatico scuola della Gelmini formato: .pdf 152 KB preleva »

Il Centro studi del Senato ha preparato una nota breve sui contenuti del DL 137 e sul Piano programmatico elaborato dal ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini. 

Camera: parere della Commissione Cultura su Piano Programmatico scuola Gelmini formato: .doc 35 KB preleva »
Il parere della Commissione Cultura della Camera che ha approvato il Piano Programmatico sulla scuola con significative modifiche, sopratutto sul tempo scuola,  rispetto all'iniziale proposta del governo.
Camera: documento alternativo del PD sul Piano programmatico sulla scuola della Gelmini formato: .doc 61 KB preleva »
Il documento del Gruppo del PD alla Camera che ha votato contro il Piano della Gelmini proponendo un testo alternativo a quello del centrodestra.


 
Guido Mula, domenica 5 ottobre 2008
Cari tutti,

il problema delle nuove disposizioni in tema di formazione (Scuola e Universit?) non ? semplicemente il problema delle disposizioni previste, ? un problema di assoluta mancanza di strategie a lungo termine. Se andiamo a confrontare la situazione italiana con quella del resto del mondo ? evidente il divario (a nostro sfavore) di tutti i numeri in tutti gli ambiti. Queste informazioni sono disponibili a tutti per esempio nel rapporto OCSE "Education at a Glance 2008", nei rapporti della Comunit? Europea e di istituti statistici internazionali. Trovate diversi link a queste informazioni qui: http://ricercatori.unica.it/mod/resource/view.php?id=254. Alcuni rapporti sono un po' lunghi, ma vale la pena investire un po' del proprio tempo per rendersi conto della situazione reale dai numeri e non dalle parole vuole che si sentono in giro. Al di l? della questione stipendiale, che viene spesso tirata in ballo ma che a mio avviso adesso ? decisamente marginale, la situazione italiana ? quella di un paese che non investe nel proprio futuro, di un paese destinato a un rapido declino che sar? lungo e difficile sanare.

La prima considerazione che mi viene in mente ? il discorso sul maestro unico e sull'eccesso di docenti. Facendo una semplice divisione del numero di studenti sul numero di docenti, indipendentemente dal tipo di scuola o universit?, siamo messi meglio solo della Slovenia e della Grecia. Per esempio, in ambito universitario abbiamo quasi 21 studenti per docente, da confrontare con una media OCSE di un po' meno di 16. Che rapporto studenti/docenti avremo dopo l'intervento governativo attuale?

Gli investimenti per la formazione (Scuola e Universit?) sono in Italia il 9% del PIL, contro una media OCSE del 13,5%. Gli investimenti in ricerca e sviluppo sono all'1,1%, in rapido decremento dopo gli ultimi provvedimenti, contro una media europea all'1,8% e un patto firmato anche dall'Italia che ci impegna a raggiungere il 3% entro il 2012.

Sento molte persone obiettare: ma se non abbiamo soldi bisogna risparmiare, bisogna dare soldi agli anziani, ai poveri, alle infrastrutture sanitarie, ...

E' chiaro che non possiamo immaginare di star navigando nell'oro, ma resta il fatto che non ? possibile gestire il budget di una nazione con come unico obiettivo quello di spendere meno soldi in servizi essenziali nei quali siamo gi? carenti rispetto ai paesi con i quali ci confrontiamo quotidianamente.

La politica ha come ruolo imprescindibile quello di definire strategie che portino allo sviluppo della nazione, al miglioramento della competitivit? e della formazione. Da noi invece sembra che l'unico criterio sia quello di tagliare, indipendentemente da qualunque considerazione di investimento. Risparmiare non deve essere spendere meno, ma spendere meglio, a volte anche spendere di pi? adesso per guadagnare di pi? dopo.

L'investimento nel percorso formativo dei giovani vuol dire investire in coloro che verranno dopo, nella possibilit? per l'Italia di avere nuove energie e nuove idee.

E' chiaro che il sistema attuale ha delle pecche, talvolta notevoli. Tuttavia non ha solo delle pecche, ma anche dei pregi. Abbiamo una produttivit? che, nonostante tutto, si mantiene ancora al livelli medi accettabili, nonostante investimenti asfittici che diminuiscono con una impressionante continuit?, pur partendo da livelli gi? insufficienti. Se abbiamo la fuga dei cervelli vuol dire che, quantomeno, i nostri giovani non hanno (per ora) la reputazione di essere inutilizzabili, e che quindi il sistema ancora in qualche modo funziona.

Se tuttavia si va sotto il livello di soglia nulla funzioner? pi?, e anzich? di fuga dei cervelli parleremo di emigrazione per trovare lavoro, e ci ritroveremo alla stessa stregua di coloro che andavano negli Stati Uniti in cerca di fortuna qualche decina di anni fa.

Mi fermo qui, le considerazioni da fare sarebbero ancora tantissime. Ribadisco solo due cose. La prima ? che ? indispensabile passare dalla politica delle parole senza i fatti e dei tagli a quella del confronto con i numeri e delle strategie di sviluppo. La seconda ? che la strategia per il futuro deve essere una strategia condivisa e non decisa a colpi di decreti legge in assenza di qualunque discussione parlamentare e ignorando chi non ? d'accordo.

Chi si oppone a questo provvedimenti ha davanti a s? un compito arduo, che dovr? necessariamente passare attraverso la comunicazione, l'informazione e la definizione di proposte di sviluppo concrete.

Guido Mula
Gavino Ricci, sabato 4 ottobre 2008
Mi chiedo in che mani l'Italia abbia messo il suo futuro, i giovani. A chi parla di quanto fossero preparati i bambini di ieri col maestro unico vorrei chiedere come mai, quei bambini, che oggi sono adulti maturi, non vorrebbero che i loro figli, nipoti e pronipoti potessero avere di pi? di quanto hanno avuto loro in termini di istruzione, di conoscienza? Come mai oggi, quei bambini di ieri, non siano in grado di riconoscere e distinguere cosa ? buono e cosa danneggia politicamente? Solo qualche mese fa Salvatore Cuffaro ? stato "eletto" Senatore della Republica con voto unico, quello di Silvio Berlusconi che lo ha sempre difeso e lodato, quindi un EROE al pari di Silvano Mangano, ma ? stato anche condannato a 5 (soli) anni di reclusione per favoreggiamento alla mafia in forma di informazioni su indagini delicate e riservatissime, trattandosi di indagini sull'intreccio fra mafia e politica, troppo garantismo o troppo poco giustizialismo? Che si faccia giustizia contropesando il diritto, ma oggi si oltrepassa il diritto disintegrando la giustizia, e una democrazia senza giustizia ? una eterocrazia, una nuvola fasulla dove impera una anarchia caotica, non dichiarata, dove ognuno segue la sua educazione o maleducazione, la sua cultura o la sua ignoranza, il suo rispetto o la sua strafottenza. E' questa l'Italia, la societ? e il futuro che immaginano oggi i bambini di ieri? Oppure abbiamo deciso che ce ne dobbiamo fregare dei 1600 ed oltre miliardi di euro di debiti dell'Italia? Dobiamo far finta di nulla se la mafia arriva come vicina di casa? Se ci amministra? Quando mai l'attuale presidente della Regione Sicilia Lombardo si deve intromettere in un quesito referendario che non lo riguarda per niente? E "Al Tappone"?! Addirittura dal Parlamento lancia appelli, dopo il Papa e le barzellette stupide, villa Galbani e l'elicottero, dando del pazzo a tutti come se lui fosse savio, non mi meraviglierei se lo ritrovassi candidato alle prossime regionali! ... Chiss? quanti "sardi" contenti....!?! Gi? immagino i commenti, "oh, biu dd'asi a silvietto, immoi d'ispacca su c? a Soru, deu du vottu ca es troppu forti ll?!"
In questi mesi, dove ho provato a riavvicinarmi alla politica, ho sentito pi? favole e fantasiose accuse rivolte a personaggi di tutti i generi, sopratutto politici/o, seminate "per sentito dire" o "perch? ll'haddetto viddeolina" (la pronuncia ? uguale da Teulada a Punta Sardegna), raramente sento gente, se non qualcuno che con pacata indignazione si pone gli stessi miei quesiti a voce rigorosamente bassa, che discuta, s'interroghi o menzioni quanto sta accadendo sotto gli occhi di tutti, la mafia in Parlamento, nelle Regioni, nei Comuni, fra le Forze dell'Ordine e gli Organi di Giustizia dove il lavoro e la devozione, l'onest? morale e civile di tutti quegli Agenti, Magistrati e Giudici e anche Politici che realmente rischiano la vita per la nostra sicurezza e per la Giustizia vengono infangate e infamate, trasferite e derise o peggio, eliminate brutalmente.
In che Italia abbiamo messo le mani? A che mani vogliamo affidare la Sardegna?
A menzur bidere
paola piu, venerdý 3 ottobre 2008
Sono un'insegnante e non condivido alcuni enunciati del D.L.n?137/08 che dovrebbe essere convertito in legge. In particolare sono molto preoccupata per quanto prevede l'art. 4 del D.L. citato e cio? la reintroduzione del maestro unico nella scuola primaria.
Forse sono ripetitiva perch? molte considerazioni sono state ampliamente divulgate sulla stampa, ma vorrei esprimere il mio parere da operatrice che conosce la scuola perch? ci lavora.
Lei penser? che sono preoccupata per il mio futuro lavorativo, e non nego che l'anno scolastico non
inizia certo in modo sereno. Per? sono molto pi? preoccupata per altri motivi.
Infatti non ritengo si possa dare un colpo di spugna a
vent'anni di scuola solo per motivi economici: se si facesse
sarebbe un errore storico che nel lungo periodo si pagherebbe assai caro.
La reintroduzione del maestro unico ? modo molto semplice per risparmiare senza andare alla sostanza del problema.
Infatti se ? vero che nella pubblica amministrazione e anche nella scuola ci sono tanti sprechi bisognerebbe intervenire in modo pi? sistematico e non nel modo pi?
semplice e immediato, tanto per fare qualcosa.

Oggi non ? pensabile una classe di scuola primaria che faccia riferimento a un solo docente. Il mondo ? estremamente complicato e la molteplicit? degli stimoli non
pu? che arricchire il bambino. Certo ritengo che anche
l'organizzazione modulare andrebbe meglio gestita ma la soluzione non ? il ricorrere all'unicit? dell'insegnante. Non conosco le basi pedagogiche che sarebbero alla base di questa scelta, considerato che anche alla scuola dell'infanzia vi ? una pluralit? di figure educative.

Non capisco ad es. perch? ci si accanisce sulla scuola primaria il cui sistema organizzativo, per quanto mi risulta, ? studiato e imitato oltre i confini nazionali.

Quello che vorrei ? che prima di prendere una decisione ci fosse un confronto articolato con esperti del settore e si trovasse la scelta pi? giusta per migliorare la scuola e non la scelta pi? semplice per fare economia.
Spero che Lei approfondir? il problema e assuma una meditata posizione sul tema in oggetto.
elisabetta caredda, venerdý 3 ottobre 2008
Altra fonte di grande preoccupazione ? l'universit?: per gli organici che costituiscono il "cuore" dell'Istituzione Universitaria Italiana, compresi gli studenti e quindi anche noi dottorandi e futuri dottori di ricerca (sempre che ci consentano ancora di raggiungere il titolo). Il problema riguarda il processo di destrutturazione del sistema pubblico della formazione e della ricerca che il Governo ha gi? avviato, con i provvedimenti su Universit? e Ricerca contenuti nel Decreto Legge n.112 e collegato alla manovra finanziaria per il 2009.
Si parla da giorni di nuvole nere per il mondo della ricerca universitaria. Il Decreto 112 prevede infatti la privatizzazione delle universit? italiane e degli enti di ricerca attraverso la trasformazione di tali istituzioni in fondazioni di diritto privato nonch? una politica di tagli e di riduzione degli investimenti: in previsione, con gli effetti dei nuovi provvedimenti 2008 l?FFO verr? portato da 7.546 milioni di euro (quali risorse a legislazione vigente 2007) a 7.442 per il 2009, a 6.748 per il 2010, 6.615 per il 2011 sino a giungere a 6.396 nel 2013 con una riduzione di ben 1.082 milioni di euro.
I tagli dell?FFO risultano inoltre pi? considerevoli se si pensa alla limitazione al 20 % del turn over, per gli anni 2009-2011, del personale docente e tecnico-amministrativo, dopo due anni di blocco dei concorsi nonch? al taglio delle retribuzioni per tali categorie.
Le intenzioni del Governo sembrano essere quelle di un assalto ai fondamenti dello Stato democratico fra i quali l'accesso al sapere critico, alla formazione e alla libert? di ricerca. Pensano all'universit? quale fondazione privata invece che struttura pubblica di eccellenza, specializzata. Oltre a dequalificare le universit? pubbliche quindi a vantaggio dei centri privati e relegare i comparti ristretti ai cosiddetti saperi critici, tali provvedimenti sembrano voler tendere a subordinare ogni forma di creativit? culturale e minare la funzione sociale della ricerca pubblica in settori fondamentali come quelli della sanit?, dell'ambiente e dell'informazione. Questa ricerca di base in Italia ? per noi una questione strategica, da sempre nel nostro paese si spende poco per la ricerca ed a maggior ragione ? importante che possa rimanere di competenza del pubblico per evitare il rischio di allontanarci ulteriormente dai paesi pi? avanzati.
Stefano Manfredda, martedý 7 ottobre 2008
Cari Caredda e Mula,

permettetemi alcune considerazioni che prendono spunto da passaggi dei vostri post; considerazioni che faccio in quanto dipendente universitario non docente (sono un tecnico laureato), in quanto padre di uno scolaro di prima elementare e infine in quanto ex iscritto alla FIOM (quando lavoravo come sistemista in una grande azienda meccanica del nord).

L' "assoluta mancanza di strategie a lungo termine" che cita Mula ? un eufemismo, presumo. Io nei provvedimenti assunti finora dal governo non vedo proprio alcuna strategia (a breve o lungo termine) se non quella di tagliare sul welfare ed ovunque sia possibile al fine di far cassa per il bilancio dello Stato. E se fosse davvero la sola strada percorribile, a malincuore potrei farmene una ragione; tuttavia noto che uno dei primi provvedimenti assunti da questo governo ? stato l'innalzamento del tetto al di sotto del quale non c'? obbligo di tracciabilit? per i compensi dei professionisti. Tremonti sapeva benissimo, mentre in campagna elettorale blateravano di tagli alle tasse, che tale provvedimento sarebbe stato impossibile. Ma in qualche maniera dovevano "premiare" i loro elettori, lo zoccolo duro dell'elettorato forzitaliota fatto di professionisti, industrialotti ed affini, cui ? stata ridata la possibilit? di rifarsi del mancato abbassamento delle tasse con lo strumento della non fatturazione (ricordo che, se non sbaglio, Prodi aveva ridotto a 2500 euro il limite oltre il quale era obbligatorio pagare con assegno o bonifico e dunque tracciare in qualche modo i redditi).

Dunque per premiare i fedeli elettori e nello stesso tempo mantenere i conti pubblici a livelli molto approssimativamente decenti si ? dovuto tagliare. E dove si taglia di solito? Scuola e sanit?.

Mi piange un po' il cuore a dover pensare che quasi quasi ce lo meritiamo il trattamento che ci infliggono. Ce lo meritiamo almeno in parte perch? non si pu? dire che il sistema universit? abbia granch? fatto sentire la sua voce in questi ultimi anni. Abbiamo vissuto chiusi nelle nostre torri di avorio protestando debolmente quando questo o quel ministro lasciava la sua traccia di incompetenza nel sistema; abbiamo accettato il 3+2 quasi senza profferir verbo, anzi abbiamo creato corsi talmente fantasiosi da far impallidire la creativit? dello stesso Tremonti. Abbiamo permesso che i media e certi politici delegittimassero giorno dopo giorno le nostre figure professionali, che facessero opera di persuasione sulla gente per presentare la figura del dipendente statale come quella di un inveterato fannullone, l'insegnante di scuola superiore come un disperato senza arte n? parte che approfitta (per pigrizia o per comodit?) dell'orario di lavoro che gli permette di trascorrere a casa i pomeriggi e che ha ben "tre mesi di vacanze" (anche se da quando sono entrato in quarta elementare, e non sono proprio un ragazzino di primo pelo, io non ricordi di aver mai fatto pi? di due mesi di vacanza da studente, al massimo uno quando ero insegnante). Abbiamo consentito - e lasciatemelo dire - consentiamo tuttora che la figura del docente universitario- di qualsiasi fascia - fosse omologata a quella del "barone" di buona memoria e, diciamocelo, gli episodi reali di potere baronale non si contano. Abbiamo accettato senza ribellarci che dalla scuola superiore o peggio dall'universit? uscissero semianalfabeti capaci di scrivere soltanto con il sistema crittografico degli sms (i recenti episodi accaduti in occasione del concorso per la magistratura sono un esempio illuminante); abbiamo accettato senza scomporci che dagli ITIS, giusto per citare uno dei tanti esempi, uscissero periti meccanici che torni e frese li hanno sempre e solo visti in aula multimediale, in televisione (sar? questa la famigerata scuola delle "tre i"?). Potrei andare avanti su questo sconsolato elenco fino quasi a rivaleggiare in lunghezza con Guerra e Pace.

E, visto che siamo ospiti del blog di un politico ed in particolare di un esponente del PD, mi chiedo cosa finora abbia fatto l'opposizione per contrastare le nefandezze di questo governo.
Ma dimenticavo che l'opposizione (per amor di giustizia devo dire non tutto il PD, almeno) ? stata a lungo impegnata, subito dopo le elezioni, a dibattere dell'interessantissimo e proficuo per il paese tema delle cosiddette porno-intecettazioni mentre i Gianni e Pinotto del governo, gli ineffabili Brunetta & Tremonti, emanavano il DL112 senza che nessuno dicesse nulla (giusto per precisare il 112 ? del 25/6/08 e solo verso fine luglio i media e la politica si accorgevano di cosa ci era stato fatto, solo verso il 23 luglio - non ricordo con esattezza - Repubblica prendeva atto dei provvedimenti del geniale Brunetta).

Torniamo al tema originale: i tagli al comparto istruzione. Da vecchio militante FIOM mi scandalizza l'inazione ed il tono quasi salottiero con cui stiamo affrontando il problema. Un plauso ai ricercatori che hanno deciso di agire mentre l'andazzo generale ? di discutere dei gravi problemi che ci toccano direttamente come se fossero cose che accadono ad una qualche oscura trib? amazzonica, lontana migliaia di km da quel faro di democrazia, diritto ed eguali opportunit? che ? il nostro paese. E gli altri? E noi ATA? Al massimo ci lamentiamo del poco spazio che ci ? concesso nelle assemblee? Spazio per cosa, poi? E ancora, da che bel pulpito arriva la predica! Da quelli che hanno manifestato ad oltranza contro la regionalizzazione dei centri di formazione professionale con il pretesto di difendere i posti di lavoro a rischio ma con la ben pi? pragmatica ragione che di tre di tali CFP erano titolari loro stessi (una bizzarra situazione, quella che vede un sindacato impegnato a rivestire entrambi i ruoli, del padrone e del lavoratore, in una trattativa: alla salute del conflitto di interessi!). Da quelli che ahhno non dico sistematicamente ma quasi approvato ogni variazione allo statuto dell'ateneo, ogni elemosina concessa in nome di una fasulla idea di produttivit?, quattro soldi erogati a pioggia su tutti. E noi, pecore, a votare i nostri rappresentanti - sempre gli stessi - per eleggere il Rettore; e noi sempre buoni a pensare che tanto i tagli non ci toccano se non indirettamente (come se il fatto stesso che il FFO se ne vada in buona parte in stipendi non volesse dire che, forse, anche noi siamo coinvolti); noi zitti perch? "ha parlato professor Tal dei Tali e chi siamo noi per contraddire un professore?"(sentita con le mie orecchie) .

Un'ultima nota, cara Caredda: non credo che ci sia da parte del governo l'intenzione di distruggere il pubblico a favore del privato: la realt? del privato in Italia, nella scuola come nell'universit?, non consente manovre di questo tipo. E' risaputo che le universit? private pi? famose (ed uniche, tra l'altro) sono - lasciatemi dire - monotematiche: una struttura privata non sarebbe in grado di offrire la variet? di facolt? che invece il pubblico pu? dare, o dovrebbe imporre rette spropositate, dopodich? fallirebbe in pochi mesi. Della situazione delle scuole private ? meglio non parlare: l'ultima scuola pubblica cosiddetta "di frontiera" ? di gran lunga migliore (asili e materne escluse: l? il livello ? quasi pari) della pi? illustre delle scuole private dove si va avanti perch? si paga una retta o perch? (anche questa sentita con le mie orecchie) si ? "figli di Dio". Non c'? paragone, cara Caredda e persino Brunetta sarebbe in grado di capirlo.
Il problema ? che - come insegnavano i nostri avi - si tosano le pecore perch? sono buone e mansuete, mentre l'ariete ? leggermente meno affidabile da quel punto di vista.

Alla fine: siamo sicuri che la definizione "pocos, locos y mal unidos" sia cos? sbagliata? Dovrebbe esserci una mobilitazione massiccia, dovrebbe sentirsi la voce dissidente di chi non accetta di essere ridotto ad emigrare per permettere agli amichixeddus dei vari Berlusconi di poter non fatturare fino a 12500 euro. Notate che la cosa, pur disturbandomi un po', non mi spaventa pi? di tanto: ho gi? dato e non sar? la prima esperienza per me, in ogni caso; manco decisamente del cosiddetto amor di patria, paladino del patria est ubi bonum est.
Dovrebbero sentirsi le urla inferocite di chi non accetta di perdere lo status di dipendente pubblico e di cambiar in peggio il gi? pessimo contratto di lavoro nel momento in cui l'universit? oggi e la scuole domani (parola di Aprea, burattinaia del ministro Gelmini, che se non altro ha dalla sua l'esperienza in materia scolastica) diventeranno fondazioni di diritto privato. E invece stiamo zitti, per citare Cristina Lavinio il nostro silenzio ? a dir poco assordante. Almeno la pecora bela quando la si tosa.

Dunque, grazie Caredda e Mula per i vostri sforzi, almeno cercate di fare qualcosa.

Stefano
Senato Accademico Cagliari, lunedý 13 ottobre 2008
DOCUMENTO DEL SENATO ACCADEMICO DELL'UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI CAGLIARI
APPROVATO ALL'UNANIMITA' NELLA SEDUTA DEL 9/10/2008

Il Senato accademico, nella seduta del 9.10.2008, dopo ampia discussione in merito all?inizio dell?anno accademico e alle politiche dell?Universit?, con particolare riferimento alle attivit? della didattica e della ricerca, ha approvato all?unanimit? il seguente documento

Il senato accademico dell?Universit? di Cagliari, ascoltate le relazioni dei Presidi sull?inizio dell?anno accademico, esprime la pi? viva preoccupazione sugli effetti che la recente normativa nazionale ha gi? prodotto sull?Ateneo, limitandone la funzionalit? a livello di numerosi corsi, e,
soprattutto, sulle ulteriori conseguenze che potrebbero prodursi in prospettiva in assenza di un deciso cambiamento di rotta.

Emerge, infatti, un quadro allarmante che porterebbe, nel giro di pochi anni, ad un progressivo sfaldamento del Sistema universitario nazionale basato sulle Universit? pubbliche presenti in tutte le Regioni del Paese. A
questo sistema si sostituirebbe, infatti, un sistema dualistico caratterizzato dall?emersione di pochi centri di eccellenza che potrebbero mantenere elevati livelli in campo didattico e scientifico solo grazie a finanziamenti pubblici straordinari o a finanziamenti privati (ovviamente
possibili in misura adeguata soltanto l? dove il tessuto economico e sociale sia in grado di supportare adeguatamente l?istituzione universitaria, condizionandone, peraltro, l?autonomia costituzionalmente garantita).

In particolare, a livello didattico ci? produrrebbe la conseguenza inaccettabile che la formazione della classe dirigente del Paese non sarebbe pi? affidata a un Sistema pubblico diffuso sul territorio ma soltanto ad alcuni centri di eccellenza la cui autonomia sarebbe progressivamente meno garantita.

Il Senato accademico ? ben consapevole che la delicatezza dell?attuale contingenza economico ? sociale esige da tutti gravose assunzioni di responsabilit? e si impegna quindi a contribuire, attraverso ulteriori processi di razionalizzazione delle attivit? e delle spese dell?Ateneo
cagliaritano, in un?ottica di trasparenza e di verifica esterna dei risultati conseguiti, all?evoluzione di un sistema universitario funzionale agli interessi del Paese.

Non pu? per? non segnalare al Governo nazionale, a quello regionale, alle forze politiche e sociali e alla pubblica opinione che la deriva attualmente in atto, in assenza di forti correttivi, potrebbe produrre nel giro di pochi
anni conseguenze assai gravi e irreversibili per l?intera societ? italiana.

Si pensi soltanto alla progressiva fuga dei cervelli dall?Universit? pubblica che verr? a determinarsi in seguito al sostanziale blocco del ricambio generazionale del corpo docente: gli Atenei italiani non saranno,
infatti, pi? in grado di trattenere al loro interno i giovani pi? dotati e meritevoli, privi ormai di qualsiasi prospettiva, e non potranno quindi garantire, nel breve volgere di pochi anni, un futuro di qualit? nello
svolgimento delle attivit? didattiche e della ricerca scientifica.

Il Senato accademico ritiene che qualsiasi forma di proposta e di protesta in tanto possa conseguire effetti significativi solo in quanto rappresenti il risultato di una scelta che sia compiuta, in piena consapevolezza e
condivisione, da tutte le componenti universitarie e sia frutto di un dibattito allargato a livello nazionale.

D? quindi mandato unanime al Magnifico Rettore di diffondere il contenuto della presente delibera e di portarlo all?attenzione della Conferenza dei
Rettori al fine di elaborare una strategia nazionale che sia in grado d?incidere, anche attraverso adeguate e rilevanti forma di protesta, sui processi politici e legislativi in atto, determinando un significativo
mutamento di rotta, quantomeno in relazione a quei profili che appaiono oggi inaccettabili non soltanto per il futuro dell?Universit?, ma per il futuro di un Paese come l?Italia che ha, tra l?altro, sottoscritto impegni
internazionali nei confronti dell?istruzione di alto livello e della ricerca che appaiono oggi disattesi.

Ritiene inoltre che un segnale forte che sottolinei la gravit? della situazione debba essere inviato anche al Governo e al Consiglio regionale perch?, nell?ambito delle competenze loro riconosciute dallo Statuto di autonomia e nel quadro della fattiva collaborazione ormai da tempo
instaurata con i due Atenei dell?Isola, si attivino responsabilmente al fine di evitare che il sistema Universitario sardo, e con esso l?intero sistema
della ricerca scientifica e tecnologica della nostra isola, possa subire danni particolarmente gravi che finirebbero per ripercuotersi, come appare evidente, sulle stesse prospettive di sviluppo economico e sociale della
Sardegna.
Piero Calamandrei, mercoledý 15 ottobre 2008
IN DIFESA DELLA SCUOLA PUBBLICA
"Facciamo l'ipotesi, cos? astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale per? formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali.
C'? una certa resistenza; in quelle scuole c'? sempre, perfino sotto il fascismo c'? stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (? tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perch? in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dir?, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono pi? facili, si studia meno e si riesce meglio. Cos? la scuola privata diventa una scuola privilegiata.
Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo ? il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa ? la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina.
L'operazione si fa in tre modi: ve l'ho gi? detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la seriet?. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo ? il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico".
Piero Calamandrei
discorso pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l'11 febbraio 1950
(lettura proposta da Renzo Miozzo, Maurizio Angelini e Lorenzo Mazzucato)
Corso di laurea Scienze della formazione, sabato 18 ottobre 2008
DOCUMENTO DI PROTESTA ALL?INTRODUZIONE DEL "MAESTRO UNICO" NELLA SCUOLA PRIMARIA

Il corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria dell?Universit? di Cagliari esprime all?unanimit? il proprio sostegno al documento qui di seguito allegato con il quale le associazioni pedagogiche - Siped, Sird, Cirse e Siref ? hanno manifestato unitariamente il proprio profondo e totale dissenso rispetto ai recenti provvedimenti governativi sull?introduzione del maestro unico nella scuola primaria (D.L.137/08).
Nell?associarsi a tale protesta il consiglio del corso di laurea, nella seduta del 7 ottobre 2008, ribadisce che tali misure, aggravate da un drastico taglio ai fondi del Ministero dell?Istruzione, Universit? e Ricerca e dagli altri provvedimenti sull?Universit? contenuti nella Legge 133/2008, determineranno conseguenze gravissime per la formazione della professione insegnante e per il funzionamento di tutto il sistema scolastico pubblico in Italia:

?i tagli ai bilanci degli Atenei costringeranno i corsi di laurea a ridurre la propria offerta formativa, soprattutto in alcune aree maggiormente professionalizzanti (didattiche disciplinari, laboratori e tirocinio), e a concentrare inevitabilmente nelle sedi centrali tutte le attivit?, molte delle quali fino ad oggi decentrate, aggravando i disagi degli studenti pendolari e lavoratori;
?la necessit? di compensare la riduzione dei trasferimenti finanziari (FFO) destinati agli Atenei rischia di tradursi in un aumento delle tasse universitarie, che penalizzer? inevitabilmente gli studenti e le loro famiglie;
?il taglio di 84.000 posti negli organici della scuola dell?infanzia e della scuola primaria, conseguenza dell?introduzione del maestro unico e del blocco del turnover nel pubblico impiego, limiter? notevolmente e per anni l?accesso ai ruoli dei laureati in Scienze della Formazione Primaria, che si troveranno con un titolo di studio assai meno spendibile sul mercato del lavoro;
?la riproposizione della figura dell?insegnante unico, ?il cosiddetto maestro tuttologo?, responsabile di tutte le discipline, con la conseguente abolizione della organizzazione modulare che aveva nel team docente il suo punto di forza pi? qualificante, rischia di vanificare l?impostazione didattica e culturale del corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria che incentrata, fin dalla sua istituzione, su un primo biennio formativo di base e un successivo biennio di indirizzo orientato su due curricula (linguistico-storico-antropologico e matematico-scientifico), valorizzava e dava dignit? alla figura del maestro professionalizzando le sue competenze nell?ottica della specializzazione e della interdisciplinarit?.

Il consiglio del corso di laurea, nel condividere le preoccupazioni manifestate dalle Associazioni pedagogiche, dagli insegnanti e dagli operatori scolastici, intende promuovere sia incontri di riflessione con gli studenti sia iniziative pubbliche di protesta per sensibilizzare l?opinione pubblica sulla grave situazione che si ? creata nella Scuola e nell?Universit? e sulle possibili conseguenze negative per la cultura ed il sistema di formazione e istruzione pubblico.

Il Presidente del Corso di Laurea in Scienze della Formazione Primaria
Prof.ssa Anna Leone
Associazioni pedagogiche Siped, Sird, Cirse, Siref, sabato 18 ottobre 2008
DOCUMENTO DELLE ASSOCIAZIONI PEDAGOGICHE SUL "MAESTRO UNICO" NELLA SCUOLA PRIMARIA

Le associazioni pedagogiche (Siped ? Societ? italiana di pedagogia, Sird ? Societ? italiana di ricerca didattica, Cirse ? Centro italiano di ricerca storico-educativa, Siref ? Societ? italiana di ricerca educativa e formativa) esprimono il pi? netto dissenso verso la scelta di tornare al docente unico nei primi anni della scuola primaria, e nell?interesse dei bambini, delle famiglie e del futuro del nostro Paese, chiedono al Governo di riconsiderare la questione.
In un?economia globale basata sulla conoscenza, lo stato di salute del sistema socio-economico nazionale ? legato al tenore delle competenze disciplinari e relazionali acquisite dalle persone nei percorsi di formazione. Il nostro Paese ? di fronte ad una vera e propria sfida dell?istruzione. Per affrontarla con successo occorre assicurare a tutti la padronanza delle conoscenze fondamentali dei saperi linguistici, storici e matematico-scientifici.
Tale padronanza pu? essere garantita solo da un?alfabetizzazione forte fin dall?inizio della scuola primaria.
La possibilit? di realizzare un?alfabetizzazione forte ha come condizione un processo di parziale specializzazione disciplinare dei docenti. Non ? pensabile che un singolo insegnante possa avere un?adeguata padronanza di tutti e tre questi ambiti e delle loro forme d?insegnamento.
Occorre un modello combinato di formazione iniziale e in servizio dei docenti che, oltre a garantire la necessaria preparazione pedagogica e didattica, e una cultura di tipo interdisciplinare volta a preservare l?unit? del sapere, assicuri l?approfondimento di un ambito disciplinare tra il linguistico, lo storico, e il matematico-scientifico.
Il modulo organizzativo della scuola primaria, sancito dalla legge n.148/1990, prevedendo tre docenti su due classi, ha consentito ai docenti stessi un progressivo approfondimento dell?ambito disciplinare insegnato, ed ? stata dunque una misura che ? andata nella direzione di un irrobustimento dell?alfabetizzazione di base, oltre a garantire una pluralit? di punti di vista preziosa per sviluppare l?intelligenza nella molteplicit? delle sue forme.
Gli ottimi risultati ottenuti in questi anni dalla scuola primaria nelle comparazioni internazionali del profitto mostrano che il modulo di tre docenti sta producendo effetti positivi sulle competenze dei nostri bambini.
La direzione tracciata dalla 148/90 appare perci? quella giusta, pu? essere migliorata dando compiutezza al Corso di Laurea di Scienze della formazione primaria, ma non si pu? tornare indietro; sarebbe una scelta anacronistica ed infelice.
Un solo maestro pu? limitare l?esperienza socio-affettiva degli alunni, che risulta invece arricchita dall?attuale pluralit? di figure.
Ritornare al maestro unico significherebbe, inoltre, indebolire la preparazione specifica dei docenti sui fondamenti dei diversi saperi, e quindi rendere pi? fragile ed incerta l?alfabetizzazione dei nostri allievi.
Il tenore complessivo delle competenze realizzate dagli alunni nel corso della formazione scolastica verrebbe inevitabilmente a soffrirne. In prospettiva, il capitale intellettuale prodotto dal nostro sistema scolastico tenderebbe a diminuire, e con esso la competitivit? socio-economica del nostro Paese.
Le associazioni pedagogiche chiedono, perci?, al Governo un serio e accurato ripensamento in merito alla questione della pluralit? dei docenti nella scuola primaria.
Si dichiarano, inoltre, fin da ora disponibili a portare il proprio contributo a qualsiasi progetto di miglioramento della struttura della scuola primaria che muova dalla conferma di tale pluralit? e che avvenga attraverso forme diverse dalla decretazione d?urgenza.
Nature international weekly jour, sabato 18 ottobre 2008
NATURE: INTERNATIONAL WEEKLY JOURNAL OF SCIENCE
Editorial
Nature 455, 835-836 (16 October 2008) | doi:10.1038/455835b; Published online 15 October 2008


Cut-throat savings
Top of pageAbstractIn an attempt to boost its struggling economy, Italy's government is focusing on easy, but unwise, targets.

It is a dark and angry time for scientists in Italy, faced as they are with a government acting out its own peculiar cost-cutting philosophy. Last week, tens of thousands of researchers took to the streets to register their opposition to a proposed bill designed to control civil-service spending (see page 840). If passed, as expected, the bill would dispose of nearly 2,000 temporary research staff, who are the backbone of the country's grossly understaffed research institutions ? and about half of whom had already been selected for permanent jobs.

Even as the scientists were marching, Silvio Berlusconi's centre-right government, which took office in May, decreed that the budgets of both universities and research could be used as funds to shore up Italy's banks and credit institutes. This is not the first time that Berlusconi has targeted universities. In August, he signed a decree that cut university budgets by 10% and allowed only one in five of any vacant academic positions to be filled. It also allowed universities to convert into private foundations to bring in additional income. Given the current climate, university rectors believe that the latter step will be used to justify further budget cuts, and that it will eventually compel them to drop courses that have little commercial value, such as the classics, or even basic sciences. As that bombshell hit at the beginning of the summer holidays, the implications have only just been fully recognized ? too late, as the decree is now being transformed into law.

Meanwhile, the government's minister for education, universities and research, Mariastella Gelmini, has remained silent on all issues related to her ministry except secondary schools, and has allowed major and destructive governmental decisions to be carried through without raising objection. She has refused to meet with scientists and academics to hear their concerns, or explain to them the policies that seem to require their sacrifice. And she has failed to delegate an undersecretary to handle these issues in her place.

Scientific organizations affected by the civil-service bill have instead been received by the bill's designer, Renato Brunetta, minister of public administration and innovation. Brunetta maintains that little can be done to stop or change the bill ? even though it is still being discussed in committees, and has yet to be voted on by both chambers. In a newspaper interview, Brunetta also likened researchers to capitani di ventura, or Renaissance mercenary adventurers, saying that to give them permanent jobs would be "a little like killing them". This misrepresents an issue that researchers have explained to him ? that any country's scientific base requires a healthy ratio of permanent to temporary staff, with the latter (such as postdocs) circulating between solid, well equipped, permanent research labs. In Italy, scientists tried to tell Brunetta, this ratio has become very unhealthy.

The Berlusconi government may feel that draconian budget measures are necessary, but its attacks on Italy's research base are unwise and short-sighted. The government has treated research as just another expense to be cut, when in fact it is better seen as an investment in building a twenty-first-century knowledge economy. Indeed, Italy has already embraced this concept by signing up to the European Union's 2000 Lisbon agenda, in which member states pledged to raise their research and development (R&D) budgets to 3% of their gross domestic product. Italy, a G8 country, has one of the lowest R&D expenditures in that group ? at barely 1.1%, less than half that of comparable countries such as France and Germany.

Maria Verucchi, mercoledý 22 ottobre 2008
Gent.mo Senatore, con La presente La prego, come cittadino e come genitore, di opporsi in ogni modo all?approvazione del decreto Gelmini, che costituisce davvero la fine della Scuola Pubblica e del diritto allo studio dei nostri ragazzi.
Distinti Saluti
Maria Verucchi
Palau
Massimo Onofri, mercoledý 22 ottobre 2008
IO PROFESSORE DICO CHE BISOGNAVA DARE UN SEGNALE
La cultura - come sistema della scienza, delle idee e dei valori - non scende in piazza: predilige la moderazione. Alla critica delle armi, qualunque esse siano, tra quelle civilmente ammissibili: slogan, striscioni, cori, preferisce le armi della critica.
La cultura deve essere democraticamente alla portata di tutti, ma non ?, in s? stessa, democratica: la cultura ? fatica, sacrificio, meritocrazia. E questo ? cos? vero che, nelle moderne societ? occidentali, sono i pi? a governare, le opinioni dei quali sono spesso diverse, se non opposte, da quelle, chiamiamoli cos?, dei sapienti. Intendiamoci: ? un bene inestimabile che a governare, in una societ? democratica, siano le maggioranze. I sapienti al governo sarebbero una catastrofe: anche quando il sapiente si chiami Platone (o Gentile), come fecero presto esperienza gli antichi abitanti di Siracusa.
La cultura non scende in piazza, eppure questa volta ? accaduto. I professori hanno deciso di scendere a protestare in mezzo agli studenti, ma non in quanto semplici cittadini (ch? la notizia non ci sarebbe): proprio in quanto professori. Ed hanno fatto lezione. Come professore dico che, s?, bisognava farlo, occorreva dare un segnale, esserci. Mitemente: chiedendo ascolto e rispetto. Bisognava, insomma, mostrare nella concretezza, e pubblicamente, l?importanza della cultura - e della scuola, dell?universit?: dove la cultura liberamente fiorisce -, la sua imprescindibilit?, per il bene del Paese e della sua giovent?, che del Paese ? l?unico futuro possibile, se vogliamo continuare a sperare di averlo.

Insegno letteratura italiana contemporanea: avrei finalizzato la mia lezione alla dimostrazione che la letteratura - quella vera: ecco l?importanza della critica - fa bene alla vita, la preserva e la intensifica. Educa alla bellezza e alla verit?, ma anche alla consapevolezza della loro assoluta precariet?: gli uomini, checch? se ne creda, non sono naturalmente amici n? della bellezza, n? della verit?. Quell?amicizia pu? essere promossa soltanto dall?educazione di cui la scuola e l?universit? sono la prima garanzia. Una garanzia democratica: perch? a giovamento di tutti. La scuola e l?universit? italiane sono state, nei decenni, l?unica vera possibilit?, per milioni di cittadini qualunque, di crescere e migliorare, di diventare classe dirigente.

La domanda s?impone: perch? questo governo, democraticamente eletto, ha dichiarato guerra alla scuola e all?universit?, alla cultura? Perch? sta mettendo in ginocchio la didattica e la ricerca? Perch? si delegittimano gli insegnanti? La scuola e l?universit?, come tutte le istituzioni, sono riformabili: non sono feticci. Ma il progetto, pedagogico, culturale, al di l? della brutalit? dei tagli, qual ?? Io non lo vedo.

Giancarlo Carta*, giovedý 23 ottobre 2008
ieri in Consiglio Comunale abbiamo affrontato il tema della riforma della scuola che, purtroppo, avr? dei risvolti estremamente negativi per la Sardegna.
Uno degli aspetti peggiori della riforma ? la "razionalizzazione" degli istituti comprensivi, che comporter? nella Regione Sardegna la chiusura di oltre 100 scuole primarie e dell'infanzia, soprattutto nei piccoli comuni.
Come ben sai, una delle principali caratteristiche della nostra isola ? la bassa densit? demografica e la presenza di un elevato numero di piccoli comuni, molti dei quali sono al di sotto dei 1000 abitanti.
Essendo il primo cittadino di uno di questi comuni (Putifigari - 730 abitanti) e conoscendo molto bene le esigenze del mio territorio, mi rendo conto del ruolo imprenscindibile della ubicazione fisica della scuola, degli uffici postali, dello sportello bancario, della caserma dei carabinieri e della parrocchia, pena il rischio di "fuga" dai piccoli paesi.
Analizzando l'orientamento politico attuale e la pianificazione ai vari livelli, si assiste ad un'assurda contrapposizione di interessi che porter? all'annullamento degli effetti delle strategie comunitarie, nazionali e regionali. Chiarisco meglio il concetto con un esempio:
a livello comunitario, tra i princ?pi ispiratori della Comunit? Europea vi ? la valorizzazione delle aree rurali minori al fine di contenere il fenomeno dello spopolamento (milioni di euro spesi per questo);
a livello regionale, in stretta sintonia con la politica comunitaria, vengono promossi strumenti mirati alla valorizzazione dei centri rurali minori (cito alcuni esempi: bando CIVIS, bando DOMOS, bando Biddas, intere misure POR, le misure della PAC,...);
a livello nazionale, invece, alcuni provvedimenti legislativi avranno un impatto talmente devastante da annullare gli effetti delle politiche di cui sopra. Tra questi, uno dei pi? recenti ? proprio la riforma della scuola che, oltre a contenere alcuni articoli di natura meramente demagocica e che sortiscono il classico effetto dello "specchieto per le allodole" nei confronti dell'opinione pubblica, contiene anche delle norme fortemente impattanti sul tessuto sociale.
Siamo tutti consapevoli di cosa accadr? nel medio-lungo termine a seguito della chiusura delle scuole nei piccoli paesi?
Non si tratta di un semplice disagio dovuto alla pendolarit? dei bambini, ma l'aspetto pi? grave ? che le nuove generazioni non avranno pi? alcun interesse a restare nei paesi di origine, in quanto privi dei servizi pubblici essenziali.
Certo di un tuo interesse a livello parlamentare in quanto da tempo ti seguo ed apprezzo le doti di seriet? e professionalit?, resto a disposizione per eventuali suggerimenti sulle azioni da intraprendere anche congiuntamente affinch? si possa porre rimedio a questo scempio.
In questi giorni convocher? un altro consiglio comunale per dicutere del tema della scuola, da noi particolarmente sentito, in quanto abbiamo gi? vissuto la triste esperienza della chiusura delle scuole medie circa 15 anni fa.
*sindaco di Putifigari
Comitato per una rete dei dell'universit? di Caglia, mercoledý 29 ottobre 2008
STIAMO PAGANDO CARO
MA NON PAGHEREMO TUTTO!

La 133 non ? solo un insieme di iniziative di carattere finanziario destinate a fare cassa attraverso il taglio delle risorse, ma risponde anche ad una volont? di annientamento dell'autonomia dei luoghi di produzione del sapere quali costituzionalmente sono le universit? pubbliche.
Come tutte le altre ricette proposte negli ultimi quindici anni essa nega il valore pubblico dell'universit? e della ricerca.
L'universit? ha senz'altro bisogno di un profondo ripensamento in un ottica di confronto tra chi ci lavora e ci studia. Ma la legge 133 non risolve nessuno dei suoi problemi, anzi li aggrava.

1. La popolazione universitaria italiana ? tra quelle numericamente pi? esigue d'Europa, e ancora pi? esiguo ? il numero di coloro che riescono a raggiungere la laurea.
E come risponde il governo?
Tagliando del 20% il fondo di finanziamento ordinario, con il conseguente taglio dei servizi agli studenti e ai ricercatori, e con l'impoverimento dell'offerta formativa. Ma sopratutto apre la strada all'aumento indiscriminato delle tasse per gli studenti, con conseguente espulsione dei ceti meno abbienti dall'universit? e una ulteriore diminuzione del numero dei laureati.

2. L'universit? gi? penalizzata da una oramai strutturale carenza di risorse, si troverebbe ulteriormente immiserita.
E come risponde il governo?
Costringendo di fatto le universit? a trasformarsi in fondazioni di diritto privato, mascherando da 'opportunit?' l'unica possibilit? di sopravvivenza.
Questo elemento favorir? l'insediamento negli organi di governo delle nostre universit? di potentati economico-finanziari e le consorterie politiche radicate negli enti locali, cancellando i residui poteri di indirizzo e programmazione che la comunit? universitaria si era data nell'elezione democratica degli organi di governo. Saranno cos? gli speculatori e il padronato a decidere cosa, come e quanto ricercare. Tutto ci? rischia di cancellare una delle eccellenze dell'universit? italiana, ossia la capacit? di elaborare ricerca di base di altissima qualit?, ma senza un immediato ritorno economico. Penalizzare la ricerca significa anche compromettere la didattica, poich? i contenuti dell'insegnamento universitario si alimentano dei risultati della ricerca.
C'? inoltre il rischio che la trasformazione in fondazioni porti ad un'enorme speculazione immobiliare generata dalle grosse propriet? che le universit? si troverebbero a dover alienare e vendere a causa della carenza di liquidit?.

3. L'universit? italiana ha una classe docente tra le pi? vecchie in Europa: il che significa, specialmente in alcuni ambiti disciplinari, tenere fuori dal circolo ricerca-didattica i giovani studiosi nella fase di massima elaborazione intellettuale.
E come risponde il governo?
Riducendo drasticamente il turn-over: ogni 5 pensionamenti, verr? bandito un solo concorso.
In questo modo non ci saranno abbastanza docenti per far fronte all'attivit? didattica e quelli che restano saranno sempre pi? vecchi. Inoltre questo aumenterebbe insopportabilmente i tempi d'attesa per la stabilizzazione, inasprendo ulteriormente la condizione dei precari. Solo chi ha possibilit? economiche in proprio si potr? permettere cos? lunghi periodi di attesa prima dell'ingresso in ruolo: per gli altri rester? la rinuncia o l'emigrazione.

La 133:
- Non sar? un risparmio, ma uno spreco delle risorse pubbliche utilizzate per la nostra formazione.
- Non colpir? i baroni, ma i precari e gli studenti.

MOBILITIAMOCI CONTRO E OLTRE LA 133!!

Comitato per una rete dei dottorandi e dei precari dell'universit? di Cagliari.
(precaricontro133@gmail.com)
Giacomo Spissu, venerdý 31 ottobre 2008
Sulla scuola e sull?universit? bisogna saper ascoltare il movimento degli studenti.
Dalle piazze arriva una pacifica e ragionevole protesta che nessuno dovrebbe avere interesse a far degenerare

( Da La Nuova Sardegna di venerd? 31\10\2008)

Mercoled? mattina al mio arrivo al lavoro in Consiglio regionale ho assistito a una situazione inusuale e piacevolmente sorprendente. I portici antistanti il nostro Palazzo di via Roma sono spesso luogo di occupazioni e di manifestazioni di lavoratrici, di lavoratori, di disoccupati dei vari settori, pubblici o privati, che rappresentano in maniera vivace, con bandiere e striscioni, situazioni di grande tensione e richiedono che il Consiglio e i suoi gruppi politici conoscano e affrontino quelle situazioni. Mercoled? il nostro atrio era occupato da 200/300 giovani che compostamente, seduti per terra, assistevano a una lezione tenuta da un professore con tanto di lavagna e megafono per farsi sentire.

N? striscioni, n? bandiere, n? slogan: solo una composta lezione accompagnata dalla distribuzione di un volantino che spiegava le preoccupazioni degli studenti, dei ricercatori, dei dottorandi. Uno spaccato della migliore e pi? qualificata giovent? della Regione che, come spesso diciamo, costituisce il bene immateriale sul quale costruire il nostro futuro.

Ci? che colpisce ? la seriet? e la pacatezza della protesta e la sua originalit? nel rapporto con la politica. Nessuna richiesta di incontro, nessun appello a prendere una posizione. Solo una denuncia pubblica di un disagio profondo. Come a Cagliari, accade cos? in tutta la Sardegna e in tutto il Paese.
Una serie di provvedimenti governativi e da oggi parlamentari ridefiniscono il sistema educativo e formativo del Paese avendo come filo conduttore il risparmio e il taglio delle spese.

La nostra scuola elementare, riconosciuta come una buona scuola nel mondo, viene riorganizzata con pesantissimi tagli agli organici e risparmi delle spese (sul personale) in nome di un ritorno alla romantica figura del maestro unico superato pedagogicamente e nei fatti dalla complessit? e molteplicit? degli insegnamenti, di cui i bambini hanno bisogno e che meglio rispondono ai problemi che le famiglie affrontano nel tempo che viviamo.
E cos? via a salire fino all?universit?, alla ricerca, agli investimenti in essa che, da una scadente posizione nella classifica OCSE, ci fanno diventare ultimi.

Le preoccupazioni manifestate in queste settimane da studenti, genitori, docenti, ricercatori diventa inquietudine non solo per i singoli contenuti di una cosiddetta riforma ma anche per i modi sbrigativi con cui essa avviene. Nessun confronto, totale chiusura, disprezzo per le opinioni in campo.

E non si vuole, per quanto mi riguarda, sostenere che bisogna conservare le cose come stanno. C?? necessit? di profondi cambiamenti e soprattutto di aggredire il nodo di una percentuale troppo bassa (19%) di giovani fra i 25 e i 34 anni forniti di Laurea, a fronte della media OCSE (33%). ? oggettivamente inguardabile il dato che vede solo il 45% degli iscritti alle Universit? sostenere la tesi, contro una media OCSE del 70%.

I mali sono profondi, sono pi? profondi nella scuola media superiore e nella Universit? e da essi occorre partire.
Si investe invece come un ciclone l?unico pezzo di scuola che funziona, le primarie, e si taglia indiscriminatamente negli altri forzando soprattutto nelle Universit? verso processi di privatizzazione (costituzione di Fondazioni) che se possono essere sostenibili laddove c?? un buon sistema economico equivale a un de profundis in quasi tutto il Meridione.

Molte regioni, e fra esse la Sardegna, hanno sollevato nei giorni scorsi il problema della costituzionalit? dei provvedimenti sulla scuola.
La questione ? per me fondata e investe principi non rinunciabili della nostra civilt? e della nostra democrazia.

La scuola deve cambiare, in essa dobbiamo non limitare le risorse ma farle crescere pretendendo professionalit?, criteri valutativi esterni, risultati nella ricerca, apertura di meccanismi per il turn-over che impediscano di stare in cattedra, nel caso delle Universit?, oltre i 70 anni di et?.
Margaret Thatcher, non proprio una rivoluzionaria, appena al governo ha agevolato il pensionamento degli universitari oltre i 60 anni favorendo uno straordinario ringiovanimento dei docenti. Da noi se va bene si va in cattedra a 50 anni.

Ma un cambiamento cos? impegnativo ha necessit? di discussione e di consenso ampio: l?esatto contrario di una guerra santa ai presunti fannulloni che fa perdere di vista la vera portata della questione.
La consapevolezza e seriet? delle manifestazioni in corso nel Paese non possono far sfuggire n? la profonda inquietudine, n? il disagio, n? il dissenso diffuso e trasversale, non catalogabile politicamente perch? incolore ma proprio per questo non strumentalizzabile da alcuno.

C?? un interesse profondo che alimenta questi movimenti, una richiesta di ascolto e di comprensione che non pu? essere ignorata dalle Istituzioni, dalle forze politiche e ancora meno da chi ha responsabilit? di governo. ? una pacifica e pacata pressione che nessuno dovrebbe avere interesse a far degenerare.
Giacomo Spissu *
* Presidente del Consiglio regionale della Sardegna