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Barack Obama: Cambier? l'America
Il discorso di Denver: ''Intendo vincere queste elezioni per rilanciare le speranze dell'America''

Il discorso del senatore afro americano (il testo in italiano), candidato dai democratici alla Casa Bianca, rappresenta un evento destinato a segnare profondamente la politica mondiale del terzo millennio. I nostri tre cronisti nel loro diario da Denver ci trasmettono l'emozione di una giornata fuori dal comune.

La sera della nomination allo stadio di Barack Obama. L'ultima giornata della convention Democratica a Denver (di Francesco Sanna)
 
Questa è la retrospettiva dell'ultima giornata della convention democratica, come mi viene di ricordarla rileggendo qualche appunto a 12 mila metri sull'Oceano Atlantico, a bordo dell'aereo che mi riporta a casa.
                                                                                             
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E' stato complicato entrare all'Invesco Field di Denver,uno stadio di football americano con tribune a precipizio, dove Barack Obama tiene il suo discorso di accettazione della candidatura. Un evento che nei giorni precedenti si è caricato di molte attese. Il candidato ha su di sè gli occhi di tutto il Paese, e se deve lanciare messaggi, qualificare la sua iniziativa ed il suo programma, questo è il momento.  Non è solo la curiosità per la conclusione spettacolare della Convention, ma anche la prova personale di Obama davanti ai molti opinion leaders e commentatori politici dei grandi networks e giornali americani, che hanno una grande capacità di orientamento della opinione pubblica.

Chi, come me, si trova fuori dalle delegazioni ufficiali, deve superare le scelte della organizzazione democratica e le necessità della sicurezza. Qui si considera la partecipazione all'evento come un premio per l'impegno nelle primarie e nella corsa finale sino alle elezioni di novembre. Privilegio assoluto agli stati in bilico. Abbiamo bisogno di quattro biglietti, e li troviamo. Due vengono dalla ospitalità dei democratici dello Stato del New Jersey. E due grazie al forfait di alcuni parlamentari delle delegazioni internazionali, dei quali occupiamo i posti sui pullman riservati e sugli spalti. La fila sotto il sole è lenta, multicolore e multirazziale. Dietro di me un sacerdote di colore con una spilletta con su scritto (piccolo brivido di piacere): catholics democrat, cattolici democratici

I controlli per entrare sono come se si dovesse salire su un aereo, ma dentro l'atmosfera è quella di un grande evento sportivo o di spettacolo, e la vista di Denver, della gente, del palco con la luce della sera che si attenua è davvero mozzafiato. Dicono che ci sono circa 85 mila persone. Il mio posto è al settore 5, sedia 492. Ultimo anello in alto in alto, proprio! davanti al palco centrale. A quindici metri da me, sorge una specie di casamatta piena di giornalisti e fotografi con teleobiettivo. Sopra il loro tetto cecchini con fucili a telescopio, grossi binocoli e signori dall'aria importante in giacca, cravatta e auricolare. E' il Secret Service, che non vuol dire servizio segreto come lo intendiamo noi, ma è un corpo speciale che protegge il Presidente e, durante le primarie e le elezioni, i candidati più importanti.

Si alternano cantanti e politici. Un sindaco repubblicano che vota Obama; Stevie Wonder; uno Stato Maggiore di generali ed ammiragli che spiegano come è stata sbagliata la strategia militare di Bush negli scenari di tensione mondiale e come Obama può essere affidabile come Capo delle forze armate americane (Commander in Chief). Lavoratori che hanno perso il posto di lavoro per la delocalizzazione delle aziende statunitensi, gente che ha perso la casa per la crisi dei mutui facili, madri e sorelle che hanno perso figli e fratelli  per un sistema sanitario che non ha consentito le cure di qualità di cui avevano bisogno. Questi perdenti per Obama sono i rappresentanti della classe media americana, che rischia di infilare una spirale di definitiva eliminazione se non incrocia un momento di riscatto politico ed economico: lui lo propone e si propone di guidarlo. Per Mc Cain, questa che parla qui è invece un pezzo d'America che soffre di recessione mentale e piagnisteo (parole sue e dei suoi collaboratori) , in un Paese in cui la ricchezza, a suo dire, inizia dopo il guadagno di cinque miliioni all'anno. La conseguenza è che un milionario in dollari potrebbe essere tassato, sino al fatidico limite dei cinque miliioni, come gli impiegati o gli operai sopra citati. 

Continuano gli interventi. Al Gore, sfortunato contendente di Bush e premio Nobel per la pace, che ripropone il tema delle politiche ambientali.  Parla il governatore del New Mexico, cantilenando l'intervento in ispano american english, lo stadio apprezza moltissimo e "Yes, we can " diventa un gridatissimo "Si, se puede". Quando parte "Born in USA" in molti crediamo che Bruce Springsteen, detto The Boss, abbia fatto un'improvvisata, ma c'è la sua musica e lui non è venuto. Joe Biden, il Vice Presidente designato, ripropone un suo stile autorevole e aggressivo insieme.

Poi arriva Barack Obama, con grande presenza scenica e preceduto da un filmato biografico con foto ed immagini nuove. Per un paio di minuti le acclamazioni non gli consentono di parlare, poi, semplicemente: "to all my fellow citizens of this great nation. With profound gratitude and great humility, I accept your nomination for the presidency of the United States", a tutti i miei concittadini di questa grande nazione, con profonda gratitudine e grande umiltà, accetto la vostra designazione per la presidenza degli Stati Uniti.
Ripropone e attualizza, con una notevole verve polemica, tutti i temi delle primarie. Insistendo sul concetto che in oltre duecento anni gli americani, quando c'è da difendere la loro idea di società aperta e la promessa americana di pari opportunità in entrata, di cui lui, le sue origini e la sua storia sono testimonianza (il cosiddetto american dream), capiscono il momento e si levano in piedi a difenderla, la possibilità che il sogno si realizzi: e non conta se sei democratico, repubblicano o indipendente. Ti alzi e basta.

Cessare la guerra in Iraq e combattere il terrorismo dov'è. Rilanciare la scuola pubblica. Fare la riforma sanitaria. Rivedere il sistema fiscale facendo pagare di più al 5 % più ricco dell'America restituendo dignità e rispetto all'altro 95%. Economia da rilanciare, città da ricostruire, aziende agricole da salvare, famiglie da proteggere. E la possibilità che la Promessa americana si realizzi, come aveva visto bene esattamente 45 anni prima di stanotte, quello che lui chiama "un giovane predicatore della Georgia", senza osare pronunciare il nome di Martin Luther King.

Finisce, e lo raggiungono sul palco Michelle e le figlie, ed anche Joe Biden sale e saluta con la moglie i partecipanti. Vanno via in uno spetacollo di musica e fuochi d'artificio, e la manifestazione si chiude con un sacerdote che dice una preghiera (proprio così, laicissimi amici miei, questa è l'America) in cui  chiede a Gesù di proteggere Barack Obama e tutti quelli che si battono per il bene comune. E per l'America, ovviamente. Tutti quelli che siamo lì, chi sta silenzioso, chi crede prega anche lui.

     Francesco

 

Bill, Joe e gli altri: United Democrats of America (di Francesco Sanna)
Due giorni importanti, prima della accettazione della Obama nomination
 
Non scandalizzatevi - anzitutto - per gli eventuali errori ortografici che potrete trovare nelle newslwetter americane. E scusate, ancora, se non riesco a mantenere la promessa di attivare dagli USA i contributi audio video. In entrambi i casi ho sopravalutato la mia capacità e i mezzi tecnologici di cui dispongo qui, e sottovalutato i tempi per allestire qualcosa di presentabile sul sito. Riordinerò il materiale - al rientro in Italia - in uno speciale Denver.
Nelle scorse ore sono accadute tante cose importanti, per seguire le quali ho trascurato il diario. Riassumo quello che mi sembra politicamente significativo.
Intanto,formalmente Barack Obama è il candidato dei Democratici alla Casa Bianca. E' successo così. Nella Convention, durante la dichiarazione degli Stati, si tiene un'operazione chiamata "roll call", dove i portavoce dei caucus delle primarie dicono per chi si esprimono i delegati eletti in quell'occasione. Primo colpo di scena, a conferma dello stile dei duri contendenti di ieri: quando si arriva  all'Arkansas, lo stato dei Clinton, e dove Hillary ha stravinto, tutti e 47 voti vanno ad Obama. Ma il bello viene quando si arriva allo stato di New York, di cui la Clinton è senatore. Hillary si fa strada nella calca dei delegati del suo Stato, prende il microfono e chiede con enfasi di fermare il conteggio e attribuire la nomination a Barack Obama per acclamazione. La convention esplode in un "sì" corale e diventa una grande festa, dove molti che prima si guardavano se non in cagnesco, almeno con una qualche circospezione, ora si abbracciano e cantano insieme.

A spianare questo risultato - sino a quarantotto ore prima non garantito - era stato, la sera prima, un memorabile intervento di Bill Clinton, sino ad allora educatamente sugli spalti del Pepsi Center a seguire i discorsi più importanti. L'ex Presidente si incarica non solo di spianare definitivamente la strada all'accordo per cui tutti i delegati di Hillary contribuiranno alla proclamazione di Obama candidato, ma di fornire argomenti forti a sostegno di un'idea di America che somiglia molto a quella della sua presidenza (1992/2000). Walter Veltroni, che lo aveva incontrato brevemente all'inizio della Convention,  aveva ricevuto l'impressione di un certo appesantimento, di una qualche stanchezza dell'uomo. Non so in forza di quale medicina, o per quale adrenalinica virtù della tribuna oratoria, il Clinton che parla è un forte dominatore della platea (che gli dedica la standing ovation iniziale più lunga di tutta la convenzione) e! delle suggestioni che qui e fuori di qui piacciono al popolo democrat. Nei primi cinque minuti dice l'essenziale: a lui interessa che i Democratici rilancino il sogno americano (cioè l'idea del paese della libertà, della giustizia e delle opportunità) e restaurino la leadership americana nel mondo. Gli americani se la dicono così , abbastanza brutalmente. In Europa, dove spero si sia capito che la politica estera non si fa con gli inviti a cena dell'"amico Putin" (il quale gradisce l'invito ma poi invade la Georgia)  dovrebbe risuonare come il ritorno del multilateralismo e la fine delle solitarie scorazzate Bush style.

Per fare questo, e restituire se non ricchezza un giusto benessere agli americani meno ricchi, dopo gli otto anni di Robin Hood alla rovescia che sono state le politiche fiscali dell'amministrazione repubblicana, Obama è l'uomo giusto e va appoggiato in toto. E se vi viene il dubbio, come dicono gli avversari, che non sia pronto per essere "Commander in Chief", il capo delle forze armate americane, perchè troppo giovane e inesperto, ricordatevi - afferma Clinton -che lo dicevano anche di me, che sono diventato Presidente più giovane di quanto lo sarebbe Obama. Ma non sono gli anni che contano, in questo caso, ma essere dalla parte giusta della storia. Lo ero io, lo è Obama.

L'aspetto più "europeo" della convenzione (chi fa gli accordi con chi, le alleanze) si conclude qui, con la doppietta della coppia Clinton che risolve il problema politico della unità del partito da qui a novembre. D! a adesso, spazio a tutto quello che rafforza la leadership plurale e collettiva dei democratici, in modo che ogni pezzo d'America - sociale e geografico - si senta rappresentato. Parlano tutti i governatori democratici, i sindaci delle realtà più importanti, lavoratori, soldati congedati dall'Iraq, insegnanti, gente che ha perso la casa per la crisi dei mutui o un congiunto perchè non aveva i soldi per le cure.

E poi parla soprattutto Joe Biden, confermando l'idea di un personaggio autorevole nella politica, capace di premettere rispetto e forse personale amicizia per Mc Cain, ma proprio per questo potendolo criticare in maniera credibile e concreta, anche se più tradizionale rispetto allo stile obamiano. Anche a lui è concesso il filmato di omaggio e la presentazione da parte del figlio Beau, pure impegnato in politica e superstite di un incidente stradale in cui morirono la moglie  ed una figlia del senatore del Delaw! are. Mi impressiona anche il fatto che Biden appartenga alla minoranza cattolica di questo paese, e che Obama, nel designarlo, non abbia potuto ignorare che proprio da Biden gli sono arrivate forti critiche durante le primarie. Importante anche il fatto che il candidato Presidente abbia disegnato un profilo della vicepresidenza molto responsabilizzato, immaginando una persona ed un ruolo che - nel rispetto della differenza profonda del mandato che viene dal popolo - dialoghi e discuta con il Presidente, aiutandolo nella decisione.
Tuttavia, è senz'altro per una militanza senatoriale di lunghissimo corso (trentasei anni) che ad alcuni volontari e delegati  la scelta del vicepresidente non è apparsa la più felice, ai fini della raccolta del consenso, per l'eccessivo contrasto con il "change !" motto della campagna elettorale. Ma tutti sperano che i prossimi mesi si incarichino di dissipare la paura di un messaggio contradittorio e la sorpresa della comparsa di Obama alla fine del discorso di Biden ha! rassicurato e seminato entusiasmo.
Delle feste politiche e dell'incontro con la giovane comunità italiana di Denver hanno già raccontato gli altri amici "inviati speciali". La prossima newsletter sarà tutta sulla grande serata conclusiva all'Invesco Stadium, dove si tiene il discorso di accettazione della candidatura a Presidente degli Stati Uniti del primo afro americano di quel Paese.

Duecentotrentadue anni dopo la Dichiarazione d'Indipendenza, ed esattamente quarantacinque anni dopo che un prete nero aveva rivelato un suo sogno allora bizzarro, davanti ad una grande folla radunata a Washington. Che un giorno, sulle rosse colline della Georgia i figli di chi era stato schiavo ed i figli di chi era stato padrone degli schiavi potranno sedere insieme al tavolo della fratellanza. Oggi la realtà può superare il sogno. Perchè a capo di quella tavola della cittadinanza democratica americana, nei cui valori Martin Luther King riconoscerebbe un pezzo di quella che chiamava fra tellanza umana,  potrebbe sedere un figlio di chi è stato schiavo.

Francesco


Obama Keep Going! ( di Guglielmo Vaccaro)
31/08/2008

Commentare la serata di giovedi' , usando le categorie italiane, e' impossibile. Abbiamo assistito a qualcosa che non ha precedenti in Europa. L'unica cosa ragionevole che viene da dire, come ha sostenuto Lapo Pistelli nel suo diario da Denver, e' "una serata indimenticabile" . Venerdi' mattina dopo la conferenza stampa di Veltroni, raggiunta dopo l'ennessima peripezia in camper (un giorno pubblichero' un diario a sfondo esistenziale di questo viaggio in Colorado), inseime a Francesco Sanna e Lapo abbiamo fatto una passeggiata in centro con il nostro Segretario Nazionale.

I commenti di noi tutti erano convergenti. La maggiore fonte di ispirazione per la politica occidentale resta l'america con la sua capacita' di spostare in avanti il limite di ogni visione, raccogliendo ed intrepetando le nuove sfide della modernita'.. Comunque vadano le prossime elezioni e chiunque vinca ci sara' , infatti, una grande novita'. Un afro americano alla presidenza con la vittoria dei democratici, una giovane e brillante donna alla vicepresidenza in caso di vittoria dei repubblicani.

 Ripercorrendo la settimana appena trascorsa ricordo che quando siamo arrivati lunedi' scorso a Denver sapevamo di partecipare alla convention di un partito lacerato e preoccupato per la grande scommessa lanciata con la nomination di Obama. Andiamo via dopo aver assistito alla piu' grande convention che la storia ricordi senza nemmeno il ricordo delle perplessita' della vigilia. Il partito e' unito, Obama e' la persona giusta. Nessuna delle nubi della vigilia e' apparsa nello splendido cielo dedell'invesco stadium giovedi' sera. Serata perfetta per uno spettacolo magnifico.

Il direttore del Whasington Post con una battuta ha paragonato l'evento all'inaugurazione dei giochi olimpici di pechino. Io sono andato con la memoria alla finale di coppa del mondo a berlino. Ma in entrambi i casi si trattava di sport e gli stadi erano pieni di tifosi pronti a gridare di gioia per il loro colori. Facile troppo facile. Giovedi' a Denver era tutta un 'altra cosa. Il popolo dei Democrats ed i tanti cittadini americani erano li con un sentimento di partecipazione ed una passione che mostreranno il loro volto e la loro forza carica di entusiasmo sopratutto nei prossimi due mesi.

 L'intervento di Barack Obama e' stato di grande livello. L'unica nota afroamericana che ho scoperto nell'uomo e' il suo accento che ha reso non semplice la comprensione del discorso. Confesso di aver profittato piu' volte dello schermo su cui scorreva il suo intervento per comprendere appieno il senso dell'intervento. Per il resto posso dirvi da alcuni dettagli che ha il controllo totale di quello che sta costruendo. Ma della serata all'invesco con tutte le meraviglie che la strabiliante messa in scena della politica americana ci ha mostrato e della quattro giorni alla convention, la medaglia d'oro, riprendendo la metafora olimpica, va alla passione ed alla professionalita' delle migliaia di volontari e partecipanti che hanno fatto si che tutto si svolgesse con il massimo di armonia, di entusiasmo ed ordine.

In questi cinque giorni abbiamo incrociato piu' volte lo spirito del popolo democrats americano. Sempre e dico sempre abbiamo avuto accoglienza disponibilita' e attenzione massima. Che bella la politica (qui')! Con Francesco Sanna ieri prima del rientro ci siamo guardati e ci siamo detti con soddisfazione di aver fatto molto molto bene ad investire una parte delle nostre vacanze in questo viaggio a tratti duro ma sicuramente indimenticabile per la nostra formazione politica. Ora non ci resta che seguire da casa il grande deal e tifare OBAMA. Ps keep going per noi significa "se avete conoscenti americani ricordate loro che devono iscriversi e votare".

Guglielmo
 
5) 29/8/2008 - Barack Obama ( di Lapo Pistelli)

Obama ha scelto di mettere in gioco tutte le assonanze emotive possibili con il discorso di stasera.
Parla nel giorno del quarantacinquesimo anniversario del commovente discorso di Martin Luther King "I have a dream" e non è più per promuovere le uguali opportunità fra bianchi e neri ma per accettare la nomination alla Casa Bianca.
Parla in uno stadio - 85.000 posti - come solo John Kennedy fece al Los Angeles Coliseum nel 1960.
Parla all'America intera per dimostrare di essere non solo il candidato più "cool" degli ultimi decenni, l'uomo che legittima l'Obama-mania di un merchandising di magliette, cappelli, badge che ha contagiato chiunque, l'uomo delle 5 copertine su Time in un solo anno, ma il Presidente che sa rappresentare anche l'America profonda, che sa trasformare il soundbyte "it's time for a change" in un insieme di politiche concrete capaci di risollevare l'America dalla sua crisi.

Trovare gli accrediti per essere qui è stata la scommessa delle ultime settimane per tanti. Da quando questo diario è on line, mi hanno scritto famiglie italiane che abitano a Denver per chiedermi di aiutarle ad entrare stasera, in questa gradinata di uno stadio di football che attende fra qualche ora "a night for history" come titola oggi a tutta pagina "Usa today".

La scelta di questo immenso spazio ha anche una ragione politica. A novembre, quando si voterà per davvero, ogni singolo Stato è come un collegio uninominale del vecchio sistema elettorale: il candidato che vince di un voto porta a casa tutti i grandi elettori che formalmente eleggono il Presidente. E l'America, un po’ come l'Italia, ha zone in cui vinci sempre e comunque, zone in cui perdi anche se si candida il mago Zurlì, zone che ballano di pochi voti, gli "swinging states".

 Il Colorado è uno di quelli: distribuire qualche decina di migliaia di inviti agli attivisti dei prossimi mesi, farli essere qui oggi è un modo di realizzare il cambiamento dal basso di cui Obama parla. Il colpo d'occhio, già 4 ore prima del discorso di accettazione finale, fa davvero paura: code chilometriche fuori, un fiume ininterrotto di gente in movimento, banchi del merchandising ufficiale (che finanzia la campagna) presi d'assalto, un grande entusiasmo sugli spalti dentro. Siamo tutti qui per sperare che l'America cambi segno e che questo cambio produca un effetto anche in Europa. Sappiamo quanto 8 anni di Reagan + 4 di Bush padre abbiano plasmato un ciclo politico, come 8 anni di Bush jr. abbiano reso peggiore il mondo, come 8 anni di Clinton abbiano aiutato i democratici a vincere anche qua.
Se non ora quando ?

In un giorno normale ci sarebbe da raccontare dell'intervento di Bill Richardson, possibile Segretario di Stato, del grande ritorno dell' "ex-prossimo Presidente" Al Gore (come lui si definiva scherzosamente) o degli intervalli musicali con Sheryl Crow o Stevie Wonder, ma stasera tutta questa gente è venuta per un'altra ragione e ogni discorso appare solamente come una tappa di avvicinamento alle 8. Al tramonto, l'Invesco Field è pieno e i fari che sciabolano la platea aumentano la spettacolarità dell'evento. Noto solo adesso, in piedi a coppie, sulle coperture degli spalti dello stadio, gli uomini dei servizi che controllano col binocolo il movimento esterno e interno. Dopo il consueto video introduttivo, che monta foto e spezzoni di campagna elettorale, interviste e dichiarazione di Obama, il candidato fa il suo ingresso sulla lunga passerella che lo porta al podio.

Sembra che lo stadio debba crollare dal frastuono degli applausi e dal battito dei piedi sulle gradinate.
L'intervento di Obama non è raccontabile. Cercatelo, vedetelo. Sono circa 40 minuti di energia politica pura, di grande concretezza e di scarsa demagogia. Il politico "cool" cede il passo al leader che attacca con durezza l'avversario ("non è che non se ne occupa, non lo sa, non ci arriva"), pone l'obiettivo dell'indipendenza energetica americana dal petrolio arabo in 10 anni, racconta la crisi della middle class, chiama ad un patto fra responsabilità individuale e solidarietà collettiva ("non possiamo camminare da soli"), polemizza con il professionismo politico di Washington ("il cambiamento non viene da Washington ma va a Washington"), dà sostanza a quel bisogno di cambiamento che è stato lo slogan principale di questi mesi. Il candidato democratico attacca frontalmente le lobbies della salute e del petrolio, la potentissima National Rifle Association che tutela e promuove il possesso di armi, le grandi corporation che chiudono le aziende in patria ed esportano i profitti sui grandi mercati finanziari; è un discorso molto radicale, a tal punto che l'inviato di Fox News polemizza subito sulla irrealizzabilità di un programma così impegnativo.

Applausi, lacrime, bandierine: nessun canale tv, in serata, può fare a meno di sottolineare l'assoluta eccezionalità della serata che abbiamo vissuto.
E' un grande discorso e questo sembra davvero uno di quei pochi momenti politici rispetto ai quali è un privilegio poter dire "io c'ero". Nonostante la potenziale dispersività di uno stadio e i grandi numeri, l'atmosfera elettrica ci tiene tutti legati fino al crescendo finale e alla sorpresa dei fuochi di artificio rossi e blu sulle note di "born in the usa" di Bruce Springsteen. Comincia la campagna vera, Mc Cain annuncerà domani il suo vice per cercare di rubare un pò di scena. I dems americani escono ordinatamente dallo stadio scandendo lo slogan "yes we can".
Stasera è tempo di bagagli. Domattina faremo una conferenza stampa con Veltroni per fare il punto con i corrispondenti italiani e poi voleremo in Italia.

Sipario. Ma ritorno con il cuore gonfio di passione per la politica. Quella vera. Quella bella. Quella alta. Quella che ho vissuto in questi giorni.

Lapo


"The American Promise" (di Barack Obama)


To Chairman Dean and my great friend Dick Durbin; and to all my fellow citizens of this great nation;

With profound gratitude and great humility, I accept your nomination for the presidency of the United States.

Let me express my thanks to the historic slate of candidates who accompanied me on this journey, and especially the one who traveled the farthest - a champion for working Americans and an inspiration to my daughters and to yours -- Hillary Rodham Clinton. To President Clinton, who last night made the case for change as only he can make it; to Ted Kennedy, who embodies the spirit of service; and to the next Vice President of the United States, Joe Biden, I thank you. I am grateful to finish this journey with one of the finest statesmen of our time, a man at ease with everyone from world leaders to the conductors on the Amtrak train he still takes home every night...

...It is that promise that has always set this country apart - that through hard work and sacrifice, each of us can pursue our individual dreams but still come together as one American family, to ensure that the next generation can pursue their dreams as well.

That's why I stand here tonight. Because for two hundred and thirty two years, at each moment when that promise was in jeopardy, ordinary men and women - students and soldiers, farmers and teachers, nurses and janitors -- found the courage to keep it alive...( in fondo alla pag.puoi scaricare l'allegato col discorso completo).

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documenti
Promessa all'America: il testo in inglese del discorso di Obama a Denver formato: .doc 27 KB preleva »
Promessa all'America: il testo in inglese del discorso di Obama a Denver-giovedì 29 agosto 2008.


 
eli caredda, martedý 2 settembre 2008
Commenti coinvolgenti ed il discorso di Obama fa venire la pelle d'oca: grande Umilt? e spirito di Fratellanza nelle sue parole. Grande sensibilit?. Nei valori pi? profondi verte il suo programma politico. Lo espone con convinzione e determinazione. Sorrido.. mi ? venuta la curiosit? di confrontare il discorso di questo giovane con quello dell'On. Cabras riferito alla candidatura per le Primarie del 14 Ottobre e pubblicato on-line - Dichiarazione di intendi di Antonello Cabras - ora, con tutto il pi? dovuto rispetto per le altrui concezioni (la politica ? anche questo) per?... non si pu? non riconoscere che il discorso del giovane Obama ? tutta un'altra "storia"?

Nel suo discorso Cabras dice: ..."E? assolutamente positivo che i cittadini che parteciperanno alle primarie del 14 ottobre possano scegliere tra diverse opzioni e quindi determinare col proprio voto le persone e le idee che animeranno il Partito Democratico. Bene dunque le diverse e autorevoli candidature in campo, che rendono la selezione pienamente competitiva e spingono naturalmente ad un pi? chiara proposta programmatica. Personalmente dar? il mio sostegno a Walter Veltroni. Candidandomi alla carica di segretario regionale del PD in Sardegna - grazie al sostegno di tanti uomini e donne ,di ragazzi e ragazze che hanno sottoscritto la mia candidatura- mi auguro dopo il 15 ottobre di lavorare a stretto contatto con Walter, se sar? come mi auguro il futuro segretario nazionale, e di impegnarmi nell'obiettivo di unire chi proviene da storie diverse, di parlare alle nuove generazioni, di riavvicinare quanti si sentono oggi lontani dalla politica"...
?.?La generazione dei dirigenti, dal punto di vista anagrafico, se ? chiaro il modello collettivo che assumiamo in tutte le sue implicazioni deve essere la pi? rappresentativa dell?apertura che vogliamo promuovere e la pi? fresca nelle prime file. Freschezza e ricambio costante nelle prime file. Uno sguardo alle ultime vicende dei nostri precedenti congressi ed alla generazione di amministratori di comuni e province sardi mostra una sostanziale affermazione di questa linea. Questa fase costituente deve caratterizzarsi per confermare una tale impostazione e per assicurare che fin dal primo congresso la leadership del PD risponda pienamente a questo carattere innovativo permanente. Occorre comporre liste a sostegno del candidato segretario che impegnino in prima linea profili di donne e uomini che diano chiaramente il segno di questa volont?, analogamente per le liste a sostegno di Veltroni per l?assemblea nazionale???
??Per questo ? necessario un nuovo soggetto politico che, ponendosi al centro di un processo di confluenza, eviti di ereditare la paralisi di frammentazioni correntizie... Il problema di ?aprire? il partito ? quindi il problema di coinvolgere interlocutori attenti e competenti che hanno limitate disponibilit? di tempo ma che rappresentano energie e forze nuove??Serve per? soprattutto ridare dimensione etica e forte caratura morale alle nostre azioni e alle nostre iniziative. Tutti i sardi che possono manifestare adesione o guardare con simpatia o con semplice rispetto alle proposte e alle iniziative del futuro partito devono essere messi in condizione di percepirlo come il partito delle persone perbene e disinteressate...

OBAMA: ..."? con profonda gratitudine e grande umilt? che accetto la vostra nomination per la presidenza degli Stati Uniti. LASCIATE ANZITUTTO CHE RINGRAZI I MIEI AVVERSARI NELLE PRIMARIE e in particolare colei che pi? a lungo mi ha conteso la vittoria ? un faro per i lavoratori americani e fonte di ispirazione per le mie figlie e le vostre ? Hillary Rodham Clinton. Grazie anche al presidente Clinton e a Ted Kennedy, che incarna lo spirito di servizio, e al prossimo vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden.
..."Sono tempi duri, la posta in gioco ? troppo alta perch? si continui a demonizzare l?avversario. Il patriottismo non ha bandiere di partito. Amo questo Paese, ma lo ama anche John McCain. Gli uomini e le donne che si battono sui campi di battaglia possono essere democratici, repubblicani o indipendenti, ma hanno combattuto insieme e spesso sono morti insieme per amore della stessa bandiera. Il compito che ci aspetta non ? facile. Le sfide che dobbiamo affrontare comportano scelte difficili e sia i democratici che i repubblicani debbono abbandonare le vecchie, logore idee e la politica del passato"...
??Non possiamo camminare da soli. In questa campagna elettorale dobbiamo prendere nuovamente l?impegno di guardare al futuro. Manteniamo quella promessa ? la promessa americana??

Due discorsi, due risvolti differenti che ben conosciamo. Spero vivamente che la lezione di Obama possa essere colta nella profondit? delle sue parole volte all?amore per la sua terra, il suo popolo: l'America!
E per finire un'ultima frase.."Una grande battaglia elettorale si vince sulle piccole cose"..
Un Saluto, Eli Caredda.