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Capire e cambiare. Senza paura
Francesco Sanna apre la riflessione sul voto del 13 aprile e sulle prospettive del PD di opposizione

Dunque abbiamo perso, il Partito Democratico ha perso. Partiamo da qui. Essendo la nostra una proposta di governo al Paese (e da ciò la responsabilità di presentarci al corpo elettorale con un assetto di alleanze tali da poter realizzare il programma), abbiamo più precisamente perso il governo dell’Italia nei prossimi cinque anni.

La proporzione di questa sconfitta, tuttavia, non incrina l’idea fondativa del PD, la correttezza del ragionamento che sta alla base della sua nascita. Grandi idee politiche possono essere tuttavia dissolte da una catastrofica prova elettorale. E questo non è successo. Un terzo degli elettori ci ha sostenuto, due punti percentuali in più dell’Ulivo nel 2006. Con un recupero inimmaginabile sino a pochi mesi fa, anche se non tutta la riconquista in cui abbiamo sperato si è avverata.

* * *

Anche in Sardegna il PD non ha vinto. Ma la proporzione della sconfitta è diversa sia per la distanza dal PDL (3 punti), sia per i voti in più rispetto all’Ulivo (Camera: più 3%) ed alla somma di DS e Margherita al Senato, dove abbiamo incrementato i consensi di quasi 7 punti percentuali. Al Senato, dove nel 2008 abbiamo avuto oltre 56 mila voti validi in meno, il PD ha ricevuto il sostegno di 44 mila persone più di quelle che nel 2006 avevano votato Margherita e DS.

Tra le Regioni dove governiamo e dove non abbiamo vinto, la Sardegna è tra quelle dove resistiamo meglio e il PD sardo somiglia per risultati più alle regioni (perdenti) del centro-nord, che a quelle del sud dove la sconfitta è stata più aspra. Questo non appaia di consolazione, ma è giusto partire da dati corretti per qualsiasi lettura del dato elettorale si voglia fare. Con l’Italia dei Valori siamo al 40% dei voti: non è per niente una piccola parte della società sarda.

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Alcune brevi riflessioni, che vi invito a riprendere ed ampliare nella discussione sul sito, sul perché il Paese non ha sostenuto in modo maggioritario il nostro progetto di governo.

1) La perdita di credibilità della politica rende le cose difficili a chi – come il PD - propone cose nuove provenendo da una esperienza di governo.

2) Analisi scientifiche del voto ci dicono che 81 elettori su 100, di quelli che hanno votato Ulivo nel 2006, una settimana fa hanno confermato il loro consenso al PD. Altri 10 elettori li abbiamo presi alla Sinistra Arcobaleno. Briciole da Di Pietro, UDC (al quale abbiamo invece ceduto qualcosa di più) e AN. Non siamo riusciti ad intaccare, nemmeno minimamente, Forza Italia, né a portare a votarci il partito delle astensioni, che sembrerebbe aver significativamente contribuito alla vittoria del PDL al sud. E’ vero che non si vince solo al centro dello schieramento politico, ma se non recuperiamo relazioni politiche e insediamento sociale con il ceto medio (anche quello impoverito) che oggi vota PDL siamo quasi sicuramente destinati a perdere nuovamente.

3) Il voto di opinione ci ha consentito di resistere nelle grandi città, ma la fragilità della organizzazione nei paesi e nel territorio diffuso ci ha punito. Le nostre strutture sono ancora quelle degli ex DS e Margherita.

4) Il PD, che all’articolo 1 del suo Statuto si dichiara federale, ha abusato della legge elettorale, facendo in molte parti d’Italia liste con molti candidati estranei al territorio, e senza nemmeno il profilo nazionale necessario. La manipolazione delle liste consentita a Berlusconi e Fini probabilmente l’elettore democratico non la consente a Veltroni. E credo che faccia bene, l’elettore. Al quale, non dimentichiamolo, il PD ha promesso le primarie per selezionare la sua rappresentanza nelle istituzioni.

5) Il PDL governerà l'Italia perchè alleata con la Lega Nord, il vero vincitore delle elezioni 2008. La reazione di molti esponenti PD del nord (Cacciari, Chiamparino, Cofferati, etc) anche se con accenti diversi, alle non nuove difficoltà del Partito Democratico da quelle parti è la creazione, nella organizzazione del partito, di una macroregione del Nord, con leadership e forte autonomia politica. Il loft è freddissimo su tale proposta, ed i segretari regionali, nella riunione di lunedì 21 aprile a Milano, accettano la proposta di una forma di collegamento sui grandi temi. Evidentemente, non è quanto proposto dai sindaci di Venezia, Torino e Bologna. Vediamo se tutto ciò funzionerà: anche al sud vi è un problema analogo. Sinceramente - per come è assettato il nostro sistema istituzionale - trovo difficile che una forte proposta del PD sui territori regionali prescinda dalla selezione di leadership visibili e con responsabilità istituzionali di vertice. Non è un caso che la Lega, pur vincitrice, ponga a Berlusconi la questione della Presidenza della Regione Lombardia. Il paradosso è che lo statuto del PD obbliga il segretario del partito a candidarsi (lui solo) a capo del governo nazionale e a sostenere se eletto i due incarichi, mentre il codice etico proibisce a tutti i livelli inferiori di far coincidere gli incarichi politici con quelli di governo. Forse è un paradosso che occorre rimuovere, quantomeno facendo scegliere ad ogni regione il suo modo di intendere la leadership regionale. Recuperare radicamento sociale e interlocuzione con i mondi della produzione (lavoratori e piccole imprese che sfuggono alle reti associative) non è compito sostenibile da un'unica leadership centrale, ma da una pluralità di forti e nuove personalità politiche, diffuse in tutto il Paese. Quelle, e non solo, che simbolicamente sono salite insieme a Walter Veltroni sul palco della sconfitta, lunedì 14 aprile 2008.

                                                                                                              Francesco Sanna

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Alessandro Aresu, martedė 22 aprile 2008
Almeno Ferrara non l'ha votato nessuno; Comunque il PD ? cresciuto di 0, qui e 0, l?; In fondo, la Lega ha rubato voti al PDL; Ora chiss? come faranno a governare con l'ipoteca della Lega; Abbiamo fatto tutto quello che potevamo



Queste quattro frasi, a mio avviso, dovrebbero sparire seduta stante dai discorsi dei politici del PD. O almeno dovrebbero, se tali politici hanno ancora a cuore la decenza. Abbiamo (dato che sono un militante del partito, mi permetto di parlare al plurale) subito una sconfitta. Anzi, una disfatta. Ci siamo candidati alla guida del Paese, rivendicando alcune scelte forti e formulando una precisa scelta sulla campagna elettorale. Questa campagna elettorale non ha pagato. I risultati sono disastrosi. Un partito che si candida a governare il Paese non pu? baloccarsi sui voti di Ferrara o sul ruolo della Lega, e non pu? pensare di orientare su questi temi il suo dibattito interno. Altrimenti, dopo la sconfitta, inclineremmo verso la ridicolaggine. Inoltre, non so se la politica del PD debba conservare un qualche rapporto con la verit? e con la realt? fattuale, per? mi pare altrettanto ridicolo che, all'indomani di ogni sconfitta elettorale, si riprenda a chiacchierare per qualche giorno di partito federale, partito del Nord, realt? territoriali, per poi confinare il tutto nella convegnistica e nei suoi professionisti. Dobbiamo ragionare per logiche territoriali, ? ovvio. Dobbiamo fare il Partito del Nord, ? sacrosanto. Allora facciamolo immediatamente o tacciamo per sempre.

Invece, non riusciamo mai a tacere. Perdiamo ed elaboriamo il nostro lutto (male) senza riuscire a fare assolutamente niente. Ci siamo raccontati per mesi la favoletta della ?pi? grande rimonta della storia?. Non ? che l'abbia raccontata soltanto Veltroni. Dentro il PD, tutti abbiamo dato il nostro contributo a quest'affare. Non abbiamo preso mezzo voto in pi? al centro. Semplicemente, questa favoletta davanti alla prova delle urne ha dimostrato la sua fatuit?. Che fare, adesso? Come risponde un grande partito a una sconfitta elettorale cos? pesante, anzi a una disfatta, visto che si trattava della ?pi? grande rimonta della storia?? Risponde ripensando i temi e mettendo in discussione la classe dirigente.

Ripensare i temi. Comincerei da un'osservazione generale, ma decisiva. Nel momento in cui la sinistra sembra scomparsa, vale la pena di riprendere un pensiero di Gramsci. Il grande pensatore sardo sosteneva che il compito di un grande partito fosse anzitutto quello di scrivere la biografia del proprio Paese. Si tratta di un compito gravoso e affascinante allo stesso tempo, eppure, se non si riesce a svolgerlo fino in fondo, non ci si pu? definire un grande partito. Ed ? quello che a noi ? mancato. Basta con le formule di rito, basta con il ?profondo Nord?, con la ?fine della classe operaia?, con il malessere. Non ? che non siamo riusciti a comprendere le patologie del Paese. Non siamo riusciti a comprendere il Paese. Punto.

Mettere in discussione la classe dirigente. Sono un fervido sostenitore di un emendamento presentato da Francesco Sanna nella Commissione Statuto, e poi finito nell'oblio, che prevedeva le dimissioni automatiche per un candidato premier perdente. Questa ? la prima cosa che chiedo al mio partito, a parte gli abbracci di rito e i governi ombra che possono sia far crescere una classe dirigente sia fungere da specchietti per le allodole. Ho apprezzato la campagna elettorale di Veltroni e il suo stile (evidentemente, visti i risultati, ho sbagliato con lui), ma un leader perdente deve dare le dimissioni e rimettersi alle decisioni del suo partito. Se non capiamo che per costruire dobbiamo avere il coraggio di distruggere, non vinceremo mai. Se non capiamo che dobbiamo essere spregiudicati, idem.

E allora diciamolo: questo non ? un buon risultato, ? una disfatta. Se vogliamo distruggere per costruire, smettiamola di raccontarci barzellette.

Alessandro Aresu
Lapo Pistelli, martedė 22 aprile 2008
So che ne avrete gi? lette molte ma mi sentirei in un colpevole silenzio se non condividessi con voi una sommaria analisi del voto, una prima riflessione su ci? che ? accaduto domenica e luned? scorsi. Tanto pi? che, proprio nei giorni immediatamente precedenti al voto, molte sono state le sollecitazioni ad uno sforzo ulteriore che davano ad intendere di una rimonta possibile, persino di un sorpasso.



Una valutazione di sistema ? Sia nel 2001 che nel 2006, con sistemi elettorali diversi, la vittoria della Casa della Libert? e poi quella dell?Unione erano avvenute con maggioranze di voto popolare assai risicate, un fotofinish quella del 2006.

Il PdL ha vinto invece stavolta con largo margine (circa tre milioni di voti) e questo consegna una solida maggioranza in entrambe le Camere, nonostante le bizzarrie del premio di maggioranza regionale al Senato. Cade ogni alibi usato in precedenza sui ricatti di maggioranza, sul peso dei propri alleati, la litania sul ?non mi hanno lasciato lavorare?: la destra al governo dimostrer? ora la coerenza delle proprie promesse e il valore dei propri ministri.

Per quanto sia ovvio che avrei preferito un vincitore diverso, intendo dire che per la governabilit? e il principio di responsabilit? politica questo risultato ? migliore di un pareggio: un altro periodo di stallo e di palude avrebbe messo in ginocchio il sistema Paese ancor pi? di qualsiasi cosa possa accadere con le decisioni del terzo governo Berlusconi.

Il paesaggio politico ne esce comunque trasformato sia nel centro sinistra che nella destra, semplificato - come aveva auspicato il PD ? e imperniato su una tendenza bipartitica che anche l?improvvisato progetto del PdL dovr? adesso assecondare.

Colpisce negativamente che dal 1994 nessun governo sia stato riconfermato alla elezione successiva, quasi che la democrazia dell?alternanza sia intesa nel nostro Paese come un ricambio scontato e meccanico fra maggioranza e opposizione, che sia impossibile dare vita a quei cicli di 8, 10 anni che hanno segnato grandi trasformazioni di Paesi come la Spagna, la Gran Bretagna, la Francia, la Germania. Certo? non lavoreremo perch? sia l?on. Berlusconi a inaugurare il primo di questi cicli lunghi !



Sondaggi e bugie ? Giuro che nessuno di noi ha pensato di farsi beffe di militanti e cittadini trasmettendo falsi dati e suscitando speranze con i sondaggi diffusi nei giorni precedenti. Come ? stato confermato nella differenza fra il primo exit poll del luned? e le proiezioni reali di qualche ora dopo, i nostri connazionali non amano rispondere o dire la verit? agli istituti demoscopici: molti elettori di destra si dichiarano indecisi pur avendo deciso da tempo, molti altri alterano perfino il loro voto quando lo devono ripetere fuori dal seggio per contribuire all?exit poll. C?? una maggioranza silenziosa e, lo scopriamo ora, anche un po? diffidente e bugiarda verso le indagini elettorali.



Un deserto da attraversare ? E? presto per dare attendibilit? alle prime sommarie analisi sui flussi elettorali che ? stato possibile leggere. La mia personalissima impressione ? che siamo davanti ad una generale trasfusione da sinistra verso destra, con vasi comunicanti che si sono scambiati consenso: dalla sinistra arcobaleno al Pd, dal Pd all?Udc, dall?Udc al Pdl, dal Pdl alla Lega, da An alla Destra. Una torsione verso destra dell?intero Paese cui va aggiunta una tendenza a premiare i partiti percepiti come pi? concreti e anti-politici a danno di quelli pi? marcatamene ideologici: crolla la sinistra arcobaleno che cede consenso diretto all?IdV e alla Lega, che a sua volta riequilibra il rapporto di forze al nord con il PdL.

Certo ? ? e questa ? l?unica cosa solida su cui riflettere ? che Berlusconi dopo 15 anni ha forgiato a propria immagine e somiglianza un blocco sociale e politico compatto e maggioritario e che non baster? il nostro parlare al cuore e alla testa del Paese per scalfirlo e scomporlo. Il disincanto verso la politica ha premiato pi? le parole e le gaffes del grande venditore che il messaggio di speranza e di futuro del Pd. Fa male al cuore ma ? cos? ed ? su questo che dovremo lavorare per proseguire il nostro impegno.



Il Partito Democratico ? Fra le parole della vecchia politica da buttare via ci sono anche i pepati e infondati pezzi giornalistici di retroscena che hanno indugiato sulle possibili divisioni del gruppo dirigente dopo la sconfitta.

Chi ha fatto la campagna elettorale sa da dove siamo partiti, da quale livello di consenso e di organizzazione, sa quale entusiasmo abbiamo incontrato, quali disponibilit? nuove si sono manifestate. Nella sola giornata di marted? sono arrivate al Loft circa 40.000 mail e oltre 150.000 sms (ad un numero ad hoc che era stato predisposto) che chiedono di andare avanti, di non disarmare. Il PD riparte dal quasi 34%, un patrimonio da investire in un progetto che ha dalla propria parte un vantaggio rispetto a Berlusconi: il tempo, un gruppo dirigente ed una generazione pi? fresca.

Lapo Pistelli - Esecutivo Nazionale PD
stefano l lai, mercoledė 23 aprile 2008
Sono veramente contento che qualcuno parli di sconfitta, infatti se non si ha coscienza di un problema difficilmente lo si potr? risolvere, il guaio per? ? che se si ammette di aver fallito poi si dovrebbe anche fare un piccolo passo in dietro, cio? un atteggiamento del tutto sconosciuto nei nostri vertici...... quindi un po' d'ipocrisia e via....di nuovo si riparte con appelli all'unit? al senso di responsabilit?...poi le ricette: bisogna partire dal territorio, magari useremo le primarie(forse!?)....mah!!! In questa campagna elettorale all'interno del nostro partito ho sentito tanto parlare di MERITOCRAZIA, ma secondo me non si ha vera percezione di questa parola, infatti merito ? raggiungere obiettivi, se il nostro obbiettivo nazionale(minimo) era quello di raggiungere il 35%, l'equazione ? semplice, abbiamo fallito questo obbiettivo, punto e basta!!!
Lo stesso si potrebbe dire a livello regionale, l'obiettivo era battere il centro destra(minimo), fallito pure questo.
Io SOGNO un partito veramente meritocratico, dove chi raggiunge gli obbiettivi ha la lidership, chi fallisce, umilmente deve ammetterlo e deve far provare gli altri mettendo a disposizione di questi la sua esperienza per far meglio.
Non dimentichiamoci che in politica l'unit? di misura del merito sono i voti, se quindi vogliamo una classe dirigente MERITOCRATICA questa la dobbiamo scegliere coi voti, cio? con primarie LIBERE!!! Se noi non utilizziamo le primarie stiamo combattendo il merito e come insegna il prof. Sartori ?chi combatte il merito alleva il DEMERITO?
Stefano Lai di Escalaplano
Giampaolo Delrio, martedė 22 aprile 2008
Non possiamo essere ipocriti. In Sardegna se ai voti del centrodesra sommiamo i voti dell'U.D.C. e sottraiamo i voti della sinistra radicale la sconfitta ? ben netta e per le regionali saranno questi i conti da fare. Ha detto bene Franceschini a Ballar?: se non ci togliamo la spocchia di essere diversi e migliori non ci possono scegliere. Inoltre io vedo ci? che succede nel mio territorio. Se un elettore deve sceglire tra chi tenta di copiare i metodi clientelari e i favoritismi e chi ? l'originale della clientela e ne f? ragione di orgoglio, sceglie senza dubbio l'originale.
Vengo da scuola comunista e come diceva G.Amendola i comunisti devono essere primi nel lavoro e nella vita fuori dai favoritismi. Non mi sembra che tra provincia comuni e societ? regionali abbiamo dato un grande esempio.
Non parlo male dei politici di centrosinistra perche sarebbe sparare sulla croce rossa. In conlusione come avrebbe detto mio nonno "eisi perdiu is carrarasa e seisi cichendi is tappusu" (avete perso le botti e state a cercare i tappi!).
Alessandra Pederzoli - Modena, mercoledė 23 aprile 2008
Io penso che su alcuni temi abbiamo osato troppo poco, tipo federalismo fiscale a me molto caro ad esempio, che abbiamo anche noi nel programma ma di cui non abbiamo parlato, lasciandolo interamente in mano alla lega,
quando avremmo potuto parlarne sottolineandone le dimensione un po' pi? democratica.......
Riusciremo a creare qualche gruppo di lavoro per elaborare un po' meglio le idee?
Anche se non siamo al governo credo che la credibilit? vada costruita nel tempo...
giulio calvisi, venerdė 25 aprile 2008
Caro Francesco, grazie del tuo contributo al mio blog.Restituisco il favore intervenendo sul tuo. La mia analisi sul voto sardo ? forse un p? pi? negativa della tua. Apparentemente, il risultato in Sardegna ? migliore che sullo scenario nazionale. Come ricordavi tu ,la distanza tra PD-IDV e PDL-Lega-MPA a livello nazionale sfiora i 9 punti percentuali, a livello sardo poco di 3. Il PD a livello nazionale supera il 33%,in Sardegna va oltre il 36%. Su 9 senatori che elegge la Sardegna, 5 vanno al PDL, 4 al PD. Su 18 deputati, 9 vanno al PDL, 8 a PD-IDV e uno all?UDC. Niente male, quindi. Ma niente male se non si considerano i precedenti rapporti di forza. Alle precedenti elezioni politiche le forze di centrosinistra raggiunsero alla Camera complessivamente il 52% dei voti, a queste elezioni si fermano al 46%. Le forze di centrodestra (considero anche l?UDC, naturalmente) alle scorse elezioni raggiunsero il 45,3% dei voti, in questa tornata superano il 50%. Le forze di centro sinistra perdono complessivamente quasi 100 mila voti, quelli di centro destra ne guadagnano 35 mila.
L?astensione in Sardegna poi ? stata pi? marcata che a livello nazionale: ha votato il 5,5% di elettori in meno. Le cose sono andate bene in alcune citt?: Cagliari, Sassari e Nuoro. Male in tutte le altre: Quartu, Olbia, nella cinte dei comuni dell?hinterland di Cagliari: Assemini, Monserrato, Capoterra, Sestu.
Siamo andati inoltre malissimo nei comuni costieri: dei 100 mila voti che il centrosinistra sardo ha perso, quasi 65 mila si sono volatilizzati nei comuni costieri. Perdiamo anche a La Maddalena, nonostante le cose straordinarie fatte dal governo nazionale e regionale per trasformare l?economia dell?isola, dopo la partenza degli americani e le progressive dismissioni della presenza della difesa italiana. E nonostante l?attesa per il G8 che, come ? noto, nel 2009 sar? organizzato proprio l? e porter?, prevedibilmente, un pioggia di milioni di euro nell?isola e nell?intera Gallura.
Perdiamo inoltre in comuni costieri tradizionalmente di centrosinistra: Budoni, San Teodoro, Siniscola. E dove gi? i rapporti di forza erano a favore del centrodestra si allarga ancora di pi? la distanza (ne parlava Emiliano). In una parola, questi rapporti si sono invertiti.
L?anno prossimo si vota per le regionali. C?? da essere preoccupati, molto preoccupati. Se l?UDC riconferma l?alleanza con il PDL, ho paura che un risultato simile a quello friulano non sia cos? improbabile. Occorre a mio giudizio fare una analisi franca e sincera di quello che ? successo. Vedere che cosa il governo regionale deve fare in questo ultimo anno di lavoro. Fare in fretta le riforme e le leggi che da troppo tempo giacciono in consiglio regionale. Correggere le cose da correggere (penso in proposito ad alcune rigidit? eccessive delle norme di attuazione del piano regionale paesaggistico che hanno bloccato spesso i lavori di semplice ristrutturazione in tutti i centri storici della Sardegna). Ricompattare e possibilmente allargare la coalizione di centrosinistra che vinse le elezioni nel 2004. Indicare una proposta di leader che unifichi tutta la coalizione e tutto il partito. Si parte naturalmente da una valutazione se il Presidente Soru corrisponda o meno a queste caratteristiche. Altrimenti, se non vi ? accordo nel partito e nella coalizione su un'unica leadership, si potrebbe forse ricorrere al metodo delle primarie. Ne riparleremo comunque.



Stefano Zedda, lunedė 28 aprile 2008
Non era facile il gioco del PD in questa partita elettorale. Abbiamo giocato bene, ma non siamo riusciti ad evitare la sconfitta. Perch??
Intanto l?eredit? del governo Prodi: risanare il bilancio in un anno con una maggioranza che faceva pilastro sui senatori a vita ? stato un errore tattico pesantissimo, il risanamento andava fatto con molta gradualit? e di pari passo con misure ?di consenso?. Troppo facile il lavoro di chi, alla prima occasione dopo la finanziaria ha fatto saltare il tavolo e regalato l?Italia al PDL.
?Non siamo riusciti a comprendere il Paese?. La frase di Alessandro Aresu mi sembra il punto centrale del problema. E il PD ha un ruolo che non pu? prescindere da questo. Mentre la altri partiti possono (potevano?) permettersi di capire e rappresentare una parte della societ?, una classe sociale, il PD non pu?, per il ruolo che si ? dato, capire o interpretare solo una parte dell?Italia. Essere di parte, certo, ma capire tutto il meccanismo, tutto il sistema.
Ci sono temi che riguardano la struttura dell?Italia che vanno discussi con la calma e la profondit? che la campagna elettorale non pu? avere. Il sistema pensionistico, il ruolo del precariato, le garanzie e la rappresentanza sociale, il ruolo e il sistema produttivo, sociale e culturale dell?Italia. Un esempio: un elettricista dipendente ha uno stipendio (13 o 14 mensilit?), le ferie, se sta male pu? stare a casa a curarsi, se un figlio piccolo si ammala pu? assisterlo, se ci sono controversie con il datore di lavoro pu? rivolgersi al sindacato, se nel lavoro succede qualche problema spesso questo rientra tra gli errori possibili, non di sua responsabilit?. Se la ditta per cui lavora gli chiede di fare esattamente lo stesso lavoro, esattamente nello stesso modo ma da titolare di partita iva (microimpresa) cambia tutto: finite le tredicesime o quattordicesime, finite le ferie pagate, finite le assenze malattia, se il committente non paga ti cerchi un?avvocato, (ma intanto paghi l?IVA allo stato), se fai qualche errore lo sistemi a tue spese, e, soprattutto, sei responsabile di tutto. Per il nostro sistema quell?elettricista ? titolare di diritti se dipendente, responsabile di tutto se autonomo. Sar? il caso di mettere mano a una situazione cos? sbilanciata?
Altro problema: non abbiamo capito (o voluto capire) gli elettori del PD. Le primarie sono non uno strumento da usare al momento opportuno, ma lo strumento di selezione della classe dirigente del PD. Non fare le primarie ? stato un errore disastroso, ha distrutto il senso di partecipazione della base, dimostrato che anche il PD ? un partito diretto dal vertice, gettato alle ortiche il coinvolgimento di tutti gli attivisti in una campagna che, giocata solo sul fronte mediatico nazionale avrebbe visto (ha visto) facile vincitore chi quel sistema lo ha messo in piedi e gestito negli ultimi vent?anni.
Ripartire dalla base non vuol dire fare un giro per la provincia dopo aver deciso cosa fare. Vuol dire mettere in piedi un sistema di confronto tra idee e progetti di sviluppo a ciascuno dei livelli in modo autonomo e coordinato, il meno possibile gerarchico, perch? a Sinnai si discuta dei progetti per Sinnai, dei vantaggi e difetti di una soluzione e dei vantaggi e difetti dell?altra, e si impari a sostenere non una mediazione che tra nave e aereo sceglie un piroscafo con le ali, tanto improbabile quanto comune nella nostra politica, ma uno dei due, tre quattro progetti, con l?impegno a realizzarlo e a pensarne altri dieci da discutere domani.
Ma se non si d? un ruolo alla gente, alle persone, si ascoltano le idee, i problemi, come ? possibile rappresentarle?
E cosa vuol dire allora essere di centro sinistra nel 2008?
Sebastiano Mazzone, giovedė 1 maggio 2008
Certo se guardo al progetto politico, al PD, partito nuovo, concordo con la valutazione.
Nonostante il risultato di Roma. Voglio considerare Roma, senza con questo esprimere un giudizio negativo sulla persona di Rutelli, l?errore che pu? aprire definitivamente gli occhi e aiutarci a imboccare, senza se e senza ma, ci? che abbiamo scritto nello statuto del partito e nel manifesto dei democratici.
Se guardo al risultato della sfida elettorale per il governo del paese, allora devo dire che non dobbiamo indulgere a atteggiamenti consolatori. Dire che abbiamo perso meno degli altri pu? servire per la nostra dialettica interna,per i nostri assetti interni di partito.
Per ci? che ? la realt? dei fatti e ci? che ci attende, intendo le elezioni regionali (che non vogliamo perdere!!) li considero negativi e fuorvianti.
La verit? ? rivoluzionaria. E noi abbiamo bisogno di verit? che ci rivoluzioni, ci scuota e ci costringa, non a rese dei conti muscolari, ma a una discussione esplicita sul progetto, sulle cose da fare, sul programma di governo, sul modo di gestire la cosa pubblica, sul partito, sul gruppo dirigente.
Ci siamo dati degli strumenti. Non usiamo la nostra intelligenza per svuotarli vanificarli: come abbiamo fatto a Tramatza e da ultimo, con l?epilogo di assemblee provinciali per individuare i candidati che neppure nel pi? scalcinato staterello di bananas?.
Siamo nel PD come paralizzati dalla paura che ogni scelta comprometta l?equlibrio. Ma a che pro mantenere un equilibrio che mi porta al disastro annunciato.
Sapevamo anche prima del 14 aprile che non c?era partito, e non c?erano pi? neppure le strutture di DS e Margherita e i loro gruppi sbandati e demotivati.
Ma questo non ci ha sollecitato a fare le primarie stabilite per febbraio per dare consistenza e struttura al partito. Anzi abbiamo scientemente scelto di rinviarle a giugno!
Noi,sempre noi, siamo gli artefici del nostro destino. Nel bene e nel male.
Simone Tamponi, giovedė 1 maggio 2008
Condivido la sua analisi, specialmente per quanto riguarda la promessa, disattesa nei fatti, di primarie per indicare i candidati dei TERRITORI. Il PD dice di fare politica in modo nuovo: gli elettori non l'hanno percepito! Credo che abbiano ragione loro.