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Il ministro De Castro in Sardegna: ?Col Pd al governo l'agricoltura italiana continuer? a crescere?
Francesco Sanna ha illustrato i contenuti del Piano regionale di sviluppo rurale

La campagna elettorale è difficile, c'è una legge assurda che «addirittura costringe il candidato a raccomandare all'elettore di non scrivere nessun nome sulla scheda per non invalidarla», il numero degli lettori indecisi è ancora alto. Ma, comunque sia, «una battaglia il Pd l'ha già vinta», semplificando il sistema politico italiano. «Se le previsioni saranno rispettate nel prossimo Parlamento ci saranno cinque o sei partiti e non ventidue. Ma mentre noi ci siamo affrancati dall'estrema sinistra, il PdL ha perso la parte moderata scivolando più a destra».

È nutrito di razionale ottimismo il ragionamento che il ministro delle Politiche Agricole Paolo De Castro propone nel tour elettorale che lo vede protagonista in tutta Italia (guarda il video). Diviso tra gli impegni istituzionali ancora incombenti («oggi, nell’ambito della conferenza Stato – Regioni, abbiamo siglato diciotto provvedimenti che riguardano il settore dell’agricoltura e della pesca, per rafforzare i contratti di filiera e incentivare i giovani a crearsi un lavoro investendo nel settore») e i doveri che la campagna elettorale del Pd comporta per il capolista al Senato in Puglia, De Castro ha fatto tappa in Sardegna, partecipando a Villamassargia al convegno Dai campi alle famiglie: lo sviluppo dell'agricoltura e la riduzione del carovita in Italia.

Sala consiliare gremita, quella del paese, sia da simpatizzanti democratici che da agricoltori e allevatori accorsi un po’ da tutto il Sulcis per ascoltare il massimo responsabile istituzionale del settore, accompagnato dall’assessore regionale all’Agricoltura Franco Foddis, da quello all’Industria, Concetta Rau, dal segretario regionale del Pd, Antonello Cabras, e dal candidato del Pd al Senato, Francesco Sanna. I lavori sono stati introdotti dall’assessore provinciale alle Attività produttive Mauro Esu.

De Castro ha infuso nei lavoratori dei vari comparti una fiducia che trae alimento dai dati. Il sistema agroalimentare italiano cresce, facendo registrare nel 2007 un export di 23,7 milioni di euro con una crescita del 13% rispetto all’anno precedente. «Faccio l’esempio del vino, che riguarda anche una regione come la Sardegna. Dopo anni di crisi, l’export ha toccato i 3 milioni di euro grazie al fatto che i nostri vini hanno conquistato il Nord America» ha spiegato il ministro. Questo nonostante l’euro forte non sia d’aiuto all’esportazione e le capacità produttiva e commerciale italiane siano ancora limitate. «Per un Paese come l’Italia, dove i consumi alimentari sono costantemente in calo, l’export è un obbligo» ha chiarito De Castro. «Ma per aggredire con successo il mercato estero bisogna creare un’organizzazione commerciale efficiente. Servono le cooperative, servono i consorzi, servono tutte quelle forma di aggregazione che possono funzionare da interlocutori autorevoli per la politica». Ecco perché le finanziarie del governo Prodi hanno varato provvedimenti che spingevano le imprese verso l’aggregazione. «La parcellizzazione non aiuta. Non si può far fronte a una crisi di mercato se non ci si aggrega, nemmeno l’Unione Europea concede alcun tipo di aiuto se la situazione del comparto agricolo è pulviscolare» ha detto ancora De Castro. «E lo stesso discorso vale per il fenomeno dell’agro pirateria, così esteso che nove prodotti su dieci tra quelli diffusi nel mercato statunitense e spacciati per italiani, in realtà provengono da altre parti del mondo».

Il ministro ha anche ricordato gli altri punti di forza sui quali lavorare per un rilancio del settore agro alimentare. «I Distretti alimentari di qualità consentono una sinergia virtuosa tra istituzioni e imprese. Va incentivata una maggiore chiarezza nel rapporto tra produzioni e territorio: e in questo senso la sfida da vincere è quella dell’etichettatura dell’origine, una sfida già vinta per l’olio, per il latte fresco, per la carne di pollo e il pomodoro. Ma è un fatto che va esteso a tutte le nostre produzioni». Il ministro ha poi affrontato un tema caldo come quello dei prezzi. «In Italia abbiamo la tendenza a sottolineare solo le cose che non vanno e a tacere sulle buone iniziative. Per frenare le speculazioni abbiamo introdotto il Garante dei prezzi, una figura che altri Paesi europei, come la Spagna, hanno subito copiato» ha rivelato De Castro che poi, sempre in materia di caro vita, ha lanciato l’idea dei farmers market basata sul principio che «il produttore vende direttamente al consumatore, senza intermediazioni e relativi ricarichi. Col duplice risultato che chi produce guadagna di più e chi compra spende meno». Altro tasto importante quello dell’eliminazione della burocrazia. «Nell’accordo sul Welfare è previsto l’introduzione del voucher per i lavori occasionali, concentrati in brevi periodi dell’anno, come nel caso della vendemmia» ha spiegato il ministro. «Serve a semplificare il rapporto tra produttore e lavoratore, a favorire il lavoro per giovani e pensionati. Basta comprare in tabaccheria un voucher del valore di dieci euro a ora: 7,50 euro vanno al lavoratore e 2,50 alla previdenza. Per ora lo sperimenteremo con la vendemmia, ma se funziona lo estenderemo ad altre attività agricole limitate nel tempo».

Sulla stessa lunghezza d’onda del ministro, l’intervento del candidato al Senato Francesco Sanna che, in un certo senso, ha fatto da apripista a De Castro, illustrando i tratti salienti del Programma di sviluppo rurale della Regione per il quale sono pronti un miliardo e 252 milioni di euro, destinati a salire a 2 miliardi col contributo dei privati. «La filosofia che sta alla base del piano è che un Paese e, a maggior ragione, una Regione, si identificano con le comunità locali. Oggi, per esempio, quando nella penisola si nomina il Sulcis si pensa al Carignano e non più allo zinco e al piombo» ha esordito Sanna. «E questo accade grazie all’eccellente lavoro fatto in pochi anni dagli imprenditori del settore vitivinicolo locale». In un mercato globale che porta Paesi come India e Cina ad esser consumatori e non solo semplici produttori «il mondo si scopre incapace di soddisfare il fabbisogno alimentare. L’offerta non soddisfa la domanda e questo comporta l’aumento dei prezzi». Di fronte a questi mutamenti epocali anche la Sardegna deve essere capace di ammodernarsi. «E questo sta avvenendo. L’Isola chiude la produzione di zuccheri e apre quella dei biocarburanti. Ad Ottana sta nascendo una centrale elettrica che per ora funziona con oli ed essenze importati dall’Oriente. Ma l’Università di Cagliari sta studiando la possibilità di mettere a coltura in Sardegna piante adatte ad alimentare quel processo. Nel frattempo a Sant’Antioco si tenta di recuperare l’uso di piante officinali del passato che possono trovare spazio nel mercato attuale».

Il piano di sviluppo rurale della Regione asseconda queste iniziative, affrontando i nodi strutturali del settore. Quello dell’acqua, per esempio. «Nel 2007 i consorzi di bonifica hanno ricevuto 135 milioni di euro per ripianare deficit che sono strutturali per l’eccessivo costo dell’acqua. Il piano fissa adesso un prezzo politico, che è di 0,007 euro a metro cubo. È un provvedimento che serve a dare nuova linfa al settore, mettendo l’Isola all’avanguardia in campo nazionale» ha aggiunto Sanna.

Sulla medesima linea si colloca il varo delle Agenzie «immediatamente approvate dalla UE perché frutto della concertazione col mondo rurale e dotate di un valido supporto tecnico – scientifico» e l’azione che mira a favorire l’inserimento lavorativo dei giovani nell’agricoltura «non per farne degli zappaterra ma imprenditori responsabili ed efficienti che costituiscano la spina dorsale del comparto».

Il programma del Partito democratico vuole un’agricoltura che non teme le sfide della globalizzazione. «Per riuscirci servono i numeri, serve un governo libero, dove il ministro dell’Agricoltura non debba litigare con quello dell’Ambiente» ha concluso Francesco Sanna. «Un governo democratico che dia una svolta reale all’Italia e perciò anche alla sua agricoltura. Votare Pd significa cambiare approccio davanti ai problemi, recuperare credibilità e finanziamenti per il Paese come è riuscito a fare De Castro con la sua abilità di negoziatore. Votare Pd significa darci la possibilità di proseguire il lavoro intrapreso e fare dell’Italia un Paese moderno».


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