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La riforma elettorale e la formazione della rappresentanza
L'intervento di Francesco Sanna al convegno "Quale Regione. Quanta Regione" sul federalismo regionale

Credo che tutti siamo abbastanza consapevoli del fatto che dentro questa cosa abbastanza complicata di cui voi avete meritoriamente discusso per due giorni – che è in pratica come si governa il sistema istituzionale della Sardegna, gli Enti locali, la Regione, il rapporto tra gli organi interni della Regione, che noi con una formula sintetica chiamiamo la forma di governo – la legge elettorale è il tassello che oggi manca; nel senso che abbiamo fatto una riforma del sistema delle Autonomie locali, quanto meno abbiamo fatto un ragionamento che inizia oggi ad applicarsi sulle aggregazioni di Comuni, le Unioni e le Comunità Montane, abbiamo trasferito competenze dalla Regione alle Province e ai Comuni, facendo con un po’ di ritardo (sei o sette anni di ritardo) l’applicazione delle leggi Bassanini, abbiamo adesso, agli inizi di gennaio, da discutere ed approvare la legge statutaria cioè il rapporto tra gli organi di governo della Regione…, quello che manca, il tassello mancante, ma non meno importante, è la legge elettorale per il Consiglio regionale, cioè per l’assemblea e per l’organo esecutivo presidenziale, posto che noi nella legge statutaria abbiamo indicato come sistema di elezione del Presidente della Regione il sistema ad elezione diretta. Per cui, anche se non c’è un vincolo giuridico c’è un vincolo politico e se il Consiglio regionale approverà la legge statutaria così come è uscita dal voto di qualche giorno fa in prima Commissione – dopo aver ricevuto un primo voto poi abbiamo richiesto il parere del Consiglio delle Autonomie e ora l’abbiamo licenziata definitivamente – la Sardegna avrà una conferma del sistema per cui il Presidente della Regione viene eletto a suffragio universale e diretto.

Quindi una delle prime grandi scelte, se appunto verrà confermato questa impostazione, noi l’abbiamo già fatta, e quindi si tratta in qualche modo di razionalizzare la forma della rappresentanza – come dice il titolo del nostro Convegno – del Consiglio regionale, coordinandola con questa modalità di elezione e cercando di capire come possa venir fuori, e questo dipende certamente dalla legge elettorale, il migliore dei metodi di elezione del Consiglio regionale.

L’on. Attili ha detto giustamente che la Margherita ha fatto una proposta, e l’ha fatta perché ci crede ma anche per smuovere le acque, perché il nostro obiettivo all’interno di tutta la maggioranza è quello di completare in questa legislatura quello che nella scora non si è riusciti a fare: tutto quello che vi ho detto si poteva fare e si doveva fare in tempi passati, noi stiamo recuperando e cercando di recuperare rapidamente il tempo perduto. Quindi abbiamo fatto la proposta perché ci crediamo ma anche per smuovere le acque perché vogliamo completare in questa legislatura l’anello delle riforme istituzionali.

Perché se diciamo che il Presidente della Regione deve essere eletto dal popolo, e quindi confermiamo l’esperimento che questa prima volta abbiamo applicato nel 2004, mentre invece le Regioni a statuto ordinario votano con questo sistema dal 1995, perché non va bene la legge in vigore attualmente? Nella nostra analisi per due motivi: prima di tutto perché con il cosiddetto listino di maggioranza che può arrivare a coprire anche il 20% del numero complessivo dei consiglieri regionali (16 su 80) – e per inciso solo da una decisione politica sulla quale ha avuto molta influenza Soru noi abbiamo avuto un listino solo di otto consiglieri compreso il Presidente – ha la natura di essere un listino presentato dal Presidente, non da una maggioranza politica, è la lista del Presidente anche se dietro c’è un accordo politico – attribuisce al Presidente il potere di comporre l’organo legislativo che secondo noi non deve essere nelle mani del Presidente. Avete ragionato stamattina di forma di governo, di rapporti tra esecutivi ed assemblee, e un punto cruciale – secondo noi – della riforma è un riequilibrio tra i poteri del Consiglio e i poteri dell’Esecutivo: quando l’Esecutivo determina, non come esercizio di leadership e quindi con un’azione di sostegno, ma in maniera diretta, la presenza di componenti del Consiglio questo è giuridicamente sbagliato perché mischia i poteri di due organi che devono restare distinti. E proprio perché crediamo nella distinzione tra i poteri, un Esecutivo forte e un Consiglio forte, secondo noi il Presidente della Regione Sardegna, leader della coalizione che vince, i suoi sostenitori ce li ha nella maggioranza che si porta in Consiglio insieme alla sua vittoria, composta da rappresentanti dei partiti che si presentano al corpo elettorale, e non ha bisogno di un gruppo di consiglieri superfedelissimi ovvero inseriti senza nessun confronto con la volontà popolare, ovvero ancora un gruppo di giannizzeri o di ascari – come si sarebbe detto ai tempi di Giolitti – che avrebbero inoltre una forma di legittimazione popolare inferiore a quella di tutti gli altri consiglieri eletti, Questa è la prima ragione.

La seconda ragione è che questo sistema, la legge attuale, comporta un numero variabile di consiglieri, in tempi in cui invece dobbiamo fare un ragionamento di riduzione del sistema dei vertici politici laddove non ci sia necessità di numeri elevati, cioè la duplicazione di organismi, il fatto che non serva la partecipazione popolare e ci sia un consiglio comunale che poi si riproduce in secondo grado in altri tre, quattro, cinque organismi continuando a moltiplicare gli incarichi per fare le stesse cose che derivano in linea di competenza dall’organismo principale. In Consiglio abbiamo il problema del numero di consiglieri: la legge statutaria dice ottanta, lo Statuto del 1948 dice ottanta, la legge elettorale, che ha prevalso sullo Statuto, l’ha fatto diventare 85 perché per un meccanismo strano che adesso non sto a spiegare e che dipende dal fatto che la maggioranza deve essere pari al 60% più o meno dei seggi da assegnare al gruppo di liste che vince in quanto il suo candidato Presidente ha preso un voto in più degli altri. Quindi quando ci sono coalizioni in equilibrio o, peggio, quando ci sono non due ma addirittura tre coalizioni in equilibrio come domani potrebbe esserci (se le liste di Mario Floris avessero preso non il 5% ma il 15% il Consiglio regionale della Sardegna sarebbe cresciuto di altri sette od otto consiglieri, saremmo arrivati a sfondare il numero di 90 consiglieri. Secondo noi questo non è giusto, c’è un rapporto equilibrato in questo numero (80 compreso il Presidente). Ecco questi sono i due motivi essenziali per cui la legge va male: i poteri si mischiano troppo, il Presidente che determina parte del Consiglio è un presidente che tende a sganciarsi dalla sua maggioranza, a creare due diversi livelli di legittimazione dei consiglieri, i numeri aumentano e questo crea anche discredito per la classe politica (io non ho colpa di essere eletto con questo sistema però quando in giro mi dicono "voi 85…"; ecco, intanto cominciamo con il dire che siamo 80, come fa la legge statutaria).

E qual è il sistema migliore? Be’ guardate, il pensiero generale è che il miglior sistema è quello creato dal voto intelligente del popolo, Perché il potere sia effettivamente nelle mani del popolo occorre che il popolo abbia la capacità di scegliere, per cui per esclusione, quello che hanno fatto per esempio i nostri colleghi della Regione Toscana – avete presente come si vota per la Camera dei Deputati e per il Senato un listino bloccato senza preferenze – non ci piace perché limita la possibilità di indicazione libera del voto dei cittadini. E’ vero, ci sono le primarie affiancate, ma sono primarie facoltative, poi questo meccanismo che vedo positivamente, ma se devo collocarlo in un ambito di restituzione di potere al cittadino, di restituzione dello scettro al principe come diceva Roberto Ruffilli, io preferisco che lo scettro in mano al cittadino non sia quello di mettere semplicemente una croce su una lista preordinata dalle organizzazioni dei partiti e senza la possibilità di dare un’indicazione sulla classe dirigente legislativa della Regione.

Quindi quel sistema no. No al listino. Valorizziamo la composizione territoriale, quella che già esiste sulla quale abbiamo già votato delle circoscrizioni elettorali provinciali. Otto province in Sardegna: ora non mi interessa sapere se sono troppe o se sono poche, ci sono queste, le abbiamo scelte……

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(Una delle novità della nostra proposta di legge elettorale è la previsione di un vice presidente. La simultaneità dell’elezione del Presidente e del Consiglio regionale e anche della eventuale caduta – la morte o le dimissioni del Presidente comportano lo scioglimento del Consiglio – fa sì che anche nel caso di impedimento del Presidente si debba tornare a votare)

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…. Anche nel caso di una lunga e penosa malattia del Presidente che lo costringa a restare a casa e a non poter fare più il suo lavoro, oggi anche in quel caso il Consiglio viene sciolto: in pratica abbiamo la dipendenza della vita di un organo istituzionale dalla vita biologica del Presidente, e questo secondo me, e secondo molti altri, è un eccesso. Lo possiamo limitare dando una legittimazione popolare anche alla figura del vice presidente. Ci sono tuttavia alcuni pronunciamenti della Corte costituzionale che ritengono anche questo impossibile e bisogna studiare qualcosa. Noi l’abbiamo proposto.

Per finire noi siamo d’accordo come Margherita sulla incompatibilità tra il ruolo di Assessore e il ruolo di consigliere regionale. Questa incompatibilità l’abbiamo scritta nella legge statutaria, però per noi è una incompatibilità di tipo funzionale, cioè io non posso stare contemporaneamente a lavorare nelle commissioni – quindi il tempo, la libertà, la dedizione che serve per fare questo lavoro, stare in aula, fare la rappresentanza territoriale – e contemporaneamente fare l’Esecutivo. In un parlamento nazionale dove il Governo è fatto da 20-25 persone su quasi mille parlamentari questo è più possibile – anche se in situazioni limite come quella attuale del Senato non è possibile perché c’è un solo senatore in più dell’opposizione – ma da noi otto o dieci consiglieri che fanno gli assessori (e oggi sono 12, con la legge statutaria li riduciamo) significa il 10-12% del Consiglio che non può fare il Consiglio, cioè significa tutta la maggioranza che si sposta da via Roma a viale Trento a Cagliari. Questa è l’incompatibilità funzionale. Noi proponiamo di mantenere l’incompatibilità perché il Consiglio deve lavorare bene: oggi se non ci assentiamo da una commissione o non abbiamo la maggioranza dei componenti del Consiglio in aula i lavori si bloccano, per cui dobbiamo stare attenti, controllare chi è andato magari in bagno, e ogni tanto ci giocano uno scherzo, ed ogni verifica del numero legale significa che dobbiamo bloccare per mezz’ora i lavori. Ma noi diciamo che è possibile che ci sia un consigliere regionale che viene nominato assessore – sulla base dell’orientamento politico del Presidente che nomina e revoca gli assessori – ma in quel momento il consigliere che è incompatibile e che decade per fare l’assessore viene sostituito dal primo dei non eletti. Questo vuol dire che se il Presidente della Regione, come già è avvenuto quattro volte in questi primi due anni e mezzo della legislatura, manda a casa o riceve le dimissioni di un assessore, lo può fare con una grande libertà sapendo che q quel signore al quale ho detto "vieni a lavorare in squadra con me" non ho fatto perdere il mandato di rappresentanza perché lui torna in Consiglio. Questo è un sistema che esiste in Francia, esiste in Belgio, esiste in Svezia, ed esiste in Toscana a livello regionale. Dall’altra parte il consigliere rappresentante del popolo che non si ritrova più a lavorare con il Presidente, nel momento in cui il rapporto fiduciario viene meno è libero di non sentirsi prigioniero in questa macchina infernale per cui tu sei incompatibile, vieni eletto, sei nominato assessore, perdi il titolo della tua elezione, il Presidente ti manda a casa o tu ti vuoi dimettere e hai perso praticamente il mandato popolare. E’ un investimento che fai una volta e per cinque anni devi sperare che tutto funzioni bene. Ecco noi crediamo che sia coerente con il sistema garantire maggiore libertà al Presidente e maggiore libertà al consigliere chiamato a fare l’assessore, Siamo cioè per la distinzione delle funzioni ma non siamo per la separazione delle carriere tra chi è uomo di governo e chi è uomo di rappresentanza popolare.

Detto in una formula sintetica siamo per la distinzione e non per la separazione delle carriere perché riteniamo invece che sia molto opportuno sottolineare – l’abbiamo fatto anche insieme a Gian Battista Orrù con il quale siamo nella prima commissione – che abbiamo lavorato per aggiungere un tasso di autorevolezza politica agli assessori; cioè abbiamo cercato di riequilibrare non solo il rapporto tra il Presidente e il Consiglio, ma anche tra Presidente e Giunta, dicendo che l’Assessore non è un semplice collaboratore del Presidente – immagino che Pubusa vi abbia fatto la testa ad acqua su questo concetto perché lo ripete spesso – se legge la legge statutaria uscita dalla prima commissione vedrà che non è più così. Quindi l’Assessore che è un uomo politico ed è capace di interpretare la rappresentanza politica e insieme anche l’arte del governo per noi è una buona sintesi come magari in un altro contesto può esserci una buona sintesi nel tecnico prestato alla politica che non ha legittimazione popolare; ma impedire questo scambio secondo noi impoverisce la politica e la vita democratica della Regione: non ci piace e cerchiamo di cambiarlo.

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