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Caso Lusi: Lettera aperta ai senatori sardi Sanciu e Ladu circa il voto segreto
Francesco Sanna (PD) ha scritto ai colleghi sardi del gruppo del PDL

sul caso Lusi  

Cari senatori Fedele Sanciu e Silvestro Ladu,

                                                                                la scorsa settimana ho visto con molto stupore le vostre firme sotto la richiesta di voto segreto sulla decisione di autorizzare o meno l’arresto (ai domiciliari) del senatore De Gregorio.

Il Senato ha respinto la relazione che la Giunta delle Immunità mi aveva incaricato di redigere, che escludeva – all’unanimità ! – ogni intento persecutorio nei confronti di De Gregorio e chiedeva di autorizzarne l’arresto. Tuttavia, dopo il voto, l’opinione pubblica non ha potuto sapere chi ha votato a favore, chi contro, e per quali motivi. Molti hanno parlato di intese trasversali. Io so che non ci sono state, ma la coltre del voto segreto copre tutto e tutti, e rende opache e sospettabili anche le ragioni più trasparenti.

Domani discuteremo e voteremo una analoga richiesta di arresto a carico del senatore Luigi Lusi.

E’ del tutto evidente il lavorìo di corridoio per chiedere anche stavolta il voto segreto. Bastano venti firme, spero con tutto il cuore che stavolta non vi siano, ma soprattutto non vi siano le vostre firme.

Quando le Camere dicono “si” o “no” alle richieste della magistratura di limitare la libertà di un parlamentare pongono in gioco il rapporto tra le prerogative di un organo costituzionale dello Stato (appunto il Parlamento) e quelle di altro organo dello Stato. La decisione può e deve avvenire alla luce del sole, per rendere evidente come il Parlamento applica, nella realtà storica concreta di oggi, le garanzie che la Costituzione gli assicura. Senza trasformarle in assurdo privilegio. Non è, come alcuni sbagliando sostengono, solamente un “voto sulla persona”.

Domani il Senato non avrà lo stesso compito di un Tribunale. Non dovremo assolvere o condannare, ma stabilire se – una volta escluso l’intento persecutorio e accertata la gravità degli indizi sui fatti contestati – un parlamentare torna ad essere un normale cittadino davanti alla legge. Questa decisione va assunta davanti al popolo, non con il voto segreto.

In qualsiasi modo la pensiamo, chi siede in Parlamento dovrebbe sentirsi obbligato e orgoglioso di mostrare a chiunque la sua motivata opinione ed il suo voto. Una firma sulla richiesta di voto segreto è come una pietra che innalza il muretto a secco da dietro il quale si scaglierà – anonimamente, senza colpevoli, e dunque tutti colpevoli – nuovo fango sulle istituzioni. Non aggiungete la vostra pietra al muro della vergogna di chi non ha il coraggio di prendere apertamente la sua decisione.

 

Francesco Sanna

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