Si dimette la commissione che doveva "regolarli". Anticorruzione, tutto fermo. Di Paola Zanca - Il fatto quotidiano 5 aprile 2012
LA CASTA AFFONDA I TAGLI AGLI STIPENDI
Si dimette la commissione che doveva "regolarli". Anticorruzione, tutto fermo
di Paola Zanca
Mai indirizzo fu più profetico: via del Sudario, Roma. Al civico 49 c'è la Commissione per il liNrll:unento retributivo Itara-Europa. Si è arresa alle fatiche dopo sette mesi: doveva stabilire la media europea degli stipendi di parlamentari e pubblici amministratori, e adeguare i nostri costi di conseguenza. Non ce l'ha fatta: in Germania, Francia, Spagna, Olanda, Belgio e Austria le indennità si chiamano in troppi modi diversi, non le possiamo confrontare; gli Enti pubblici hanno strutture differenti, non possiamo trattarli come se fossero omologhi; e poi di qualcuno non sappiamo nemmeno quanto prende, c'è la privacy. Così, abbiamo alzato le mani: la ComLiv rimette il suo mandato, missione impossibile.
Enrico Giovannini, presidente dell'Istat, era a capo di quel gruppo di "cinque esperti di chiara fama" chiamati a calcolare i nostri sprechi. Anzi, a dir la verità, lui è ancora G (a titolo gratuito, come tutti): visto che la legge prevede che il presidente della commissione sia il presidente dell'Istat, per lasciare la commissione dovrebbe lasciare anche l'Istat. Non ci pensa neanche, giustamente. Non ha ancora capito se il decreto attua-tivo del Salva Italia lo punisce, per ora sa solo che il suo "stipendio è di 270 mila euro e quindi è al di sotto del tetto".
Il caos Tremonti-Brunetta Li la legge parlava chiaro. Quella voluta nell'estate scorsa dal governo Berlusconi per livellare gli stipendi pure. Ma di fatto, confessa Giovannini, "si basava su ipotesi semplicemente non realistiche".
Tremonti e Brunetta pensavano fosse facile mettersi G con il righello e tirare la riga: il deputato prende tot, il dirigente tot, il capo dipartimento tot ancora. Invece - dopo nove incontri e consultazioni con sei Ambasciate- hanno scoperto, chi l'avrebbe mai detto, che i nostri cugini europei non sono come noi. A quel punto, che fare? "Abbiamo consultato la presidenza del Consiglio sull'interpretazione della norma - racconta Giovannini - Loro hanno chiaramente indicato che per far scattare gli effetti della legge i dati dovevano essere effettivamente rilevati e non imputati". Significa che se, per esempio la Francia, ci aveva comunicato solo l'indennità base di un dirigente, ma noi sapevamo che oltre a quella percepiva anche un rimborso, una diaria e un incentivo mensile, non potevamo sommarli da soli. O li certificava il Paese estero o quel dato non era valido. "Se avessimo proceduto con delle stime - spiega Giovannini - avremmo scatenato una quantità di contenziosi, perché la legge prevede che siano dati effettivi".
D'altronde è già successo con i vitalizi. Appena passato il nuovo sistema sono fioccati i ricorsi di parlamentari e ex. II punto è che i limiti della legge che istituiva la commissione, Giovannini li ha sottolineati già tre mesi fa: "Quando a dicembre abbiamo detto, prendendoci tante critiche, che il lavoro era complicato ci fu risposto: 'Ma in cinque minuti si potevano trovare i dati su Internet'. Io spero che leggendo la relazione
tutti si rendano conto dell'enorme lavoro che è stato fatto". Perché non si sono dimessi all'epoca? "Abbiamo voluto arrivare fino in fondo - dice Giovannini - Se avessimo deciso di dimetterci direttamente a dicembre ci avreste detto 'non ci avete nemmeno provato'".
Hanno portato a compimento così l'operazione di facciata, "la furbata di Tremonti - dice il senatore Pd Francesco Sanna - che doveva dare l'idea che si stava facendo qualcosa. La verità è che a Giovannini abbiamo dato una macchina impossibile da guidare". E infatti è andata a schiantarsi contro un muro, come tante altre promesse sul taglio ai costi della politica.
Il Colle chiede trasparenza Lo stesso che è successo alla legge sui rimborsi elettorali. Proposte parcheggiate in Parlamento a cui si sono aggiunte le ultime, spuntate appena Rutelli, dopo il caso Lusi, ha detto che "tutti i bilanci sono opachi". Ora, proprio nel giorno in cui Napolitano ha chiesto "trasparenza" ai partiti, l'Udc propone al ministro Severino di mettere una norma per il controllo della Corte dei Conti sui bilanci nel ddl ami-corruzione. Glielo proporranno nella seconda giornata del pellegrinaggio dei partiti negli uffici di via Arenula. Ieri sono sfilati Pdl e Fli. Oggi toccherà a Udc, Pd e agli altri. La discussione ufficiale è prevista il 17 aprile alla Camera. Prima, forse, si faranno gli auguri di Buona Pasqua.