Tagliare i costi della politica: contributo alla chiarezza per le notizie in rete
Francesco Sanna fornisce dati reali sulle retribuzioni dei parlamentari e sul nuovo ddl di abolizione dei vitalizi
Ore cruciali per la manovra economica ed il tentativo di modificarne alcuni contenuti, come si dice, a saldi invariati, cioè con il medesimo gettito. Il PD sta lavorando per alleggerire il peso dei sacrifici sui redditi più bassi, sui patrimoni immobiliari più piccoli e alle famiglie. Vedremo domani il testo dei primi emendamenti concordati con il Governo.
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Gli organi di informazione e la rete hanno riproposto il tema della riduzione delle indennità parlamentari perché nel decreto vi è una norma che i più hanno compreso come “anticipazione di tagli”. E chi vi ha obiettato è stato tacciato di non volerli, o di non volerli subito.
Facciamo un passo indietro per capire meglio di che si tratta. Siamo a luglio di quest’anno, il Governo Berlusconi ha adottato il primo decreto legge perché la situazione economica precipita. Il primo articolo è sui costi delle istituzioni, e dispone la creazione di una Commissione tecnica, indipendente e presieduta dal presidente dell’ISTAT, che certifichi la media dei trattamenti economici (con una ponderazione rispetto al PIL) di organi amministrativi e politici, in primis i parlamentari dei sei più importanti Paesi dell’Area Euro, esclusa l’Italia. Quello sarà il nuovo limite massimo di remunerazione delle cariche pubbliche, fissato – come vuole la Costituzione per i parlamentari – dalla legge. La Commissione determinerà la media europea ogni anno e, per la prima volta e provvisoriamente, entro il 31 dicembre 2011, con la possibilità di certificarli definitivamente entro il marzo 2012.
Il PD propone che questi nuovi livelli di retribuzione partano dal 1° gennaio 2012 (illustro io in Commissione Affari Costituzionali del Senato l’emendamento, puoi sentire l’audio dell’intervento) perché non si possono imporre sacrifici ai cittadini senza dare l’esempio. PDL, Lega e Governo impongono che si parta invece dalla prossima legislatura, cioè dal maggio/giugno 2013.
Con l’aggravarsi della situazione economica, nella successiva manovra di agosto/settembre 2011 non si aspettano i dati sulla media europea della Commissione tecnica e il Parlamento riduce le indennità dal mese di ottobre: del 10% oltre i 90 mila euro lordi; del 20 % (e del 40 % per le indennità più alte) se si ricevono altri redditi oltre l’indennità parlamentare. Oggi questi tagli sono già applicati. Rispetto a non molti anni fa, diciamo dalla legislatura Prodi in poi, il Parlamento ha fatto altri passi, poco conosciuti dalla opinione pubblica. Ha bloccato la rivalutazione al costo della vita delle indennità da sei anni. Le ha sganciate dalla retribuzione dei magistrati, alle quali erano collegate per legge dal 1965. Ha ridotto tutti i rimborsi e ne ha abolito altri. Il dato vero è che, rispetto ad un componente del Senato del gennaio 2005, quello del dicembre 2011 percepisce, in termini reali, circa il 24 % in meno. Poco, molto, giusto.
Torniamo ad oggi. La Commissione non ha ancora fornito i dati sulla media europea al Parlamento. Il Governo dice che se non lo farà entro il 31 dicembre 2011, come era previsto dalla manovra economica di luglio, “provvederà adottando un provvedimento d’urgenza”.
L’italiano approssimativo mi fa dire che si è trattato di una disposizione aggiunta all’ultimo momento, e anche non limpidissima sotto il profilo giuridico: il Governo vuole sostituirsi alla Commissione di sua emanazione (è stata nominata dal precedente Presidente del Consiglio) “provvedendo” a comunicare al Parlamento la media europea delle retribuzioni, che riguarderà – oltre i parlamentari - anche tutti i vertici della amministrazione dello Stato e delle Regioni ? Oppure vuole adottare un decreto legge per stabilire direttamente la retribuzione dei parlamentari ?
In questa discussione si perde secondo me il nocciolo della questione. La certificazione dei dati europei, anche per chi come me ha sostenuto che l’esempio andava dato dalla estate scorsa (come poi è avvenuto con le misure ricordate), è importante perché occorre uscire da una confusione che mischia la necessità di eliminare ogni privilegio con lo spaccio di numeri buttati quasi a caso ed in contraddizione tra loro. Anche giornali importanti e seri come Repubblica ci cascano, se è vero che nella edizione di sabato 10 dicembre l’indennità netta di un deputato è di 11.500 euro, e domenica 11 dicembre la stessa indennità, sullo stesso giornale, è di 5.486 euro. Riuscendo in due giorni a sbagliare due volte di seguito il dato vero della indennità netta e alla mano, che registrata sulla busta paga di novembre dello scrivente senatore è di 4772,25 euro.
Sulla rete, ovviamente, c’è di tutto e di più. Ho voluto mettere, a fianco dei dati denunciati dalla mail virale più diffusa sull’argomento (quella secondo la quale i parlamentari passano le vacanze nelle ambasciate italiane nel mondo), con i dati reali, secondo la mia esperienza diretta.
Per come li conosco, i dati europei certificheranno che, con le riduzioni intercorse in questa legislatura e nella precedente, la remunerazione complessiva del parlamentare italiano è in media con quella dei paesi più importanti dell’Unione. Se un riallineamento al ribasso si rendesse necessario, occorre farlo subito, e non dalla prossima legislatura. Ma soprattutto occorre introdurre elementi di trasparenza e obblighi di rendicontazione sulle indennità che servono a far funzionare la macchina organizzativa direttamente riferibile al parlamentare. Come cerco personalmente di fare ormai da cinque anni, con la pubblicazione dei bilanci trimestrali delle principali spese per l’attività politica (l’ultimo a disposizione è il terzo di quest’anno).
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La questione del vitalizio parlamentare è un caso a parte. Nel raffronto con i sistemi europei rappresenta un’ anomalia che va corretta. Gli Uffici di Presidenza di Camera e Senato ci stanno lavorando, ma con il collega Marco Stradiotto abbiamo ritenuto preferibile rendere trasparenti le idee di riforma della previdenza parlamentare presentando un disegno di legge che abolisce i vitalizi e impone un sistema totalmente contributivo dal 1° gennaio 2012. Invito a leggere relazione e testo della proposta.
Da quella data, quindi dalla legislatura in corso, si seguiranno le regole anagrafiche previste per tutti i lavoratori subordinati, indipendentemente dal numero degli anni di mandato parlamentare.
Niente più parlamentari baby pensionati significa anche lanciare il messaggio che dai ruoli istituzionali non si esce per anzianità. Si può far politica tutta la vita, ma finito il servizio parlamentare, si torna al mestiere, quello di prima o anche nuovo. Per questo, il DDL prevede che i contributi versati dai parlamentari siano totalizzabili con la previdenza obbligatoria del lavoro, dipendente o autonomo, svolto in precedenza.
Abolendo il vitalizio e trasformandolo in un trattamento pensionistico ordinario anche per chi lo sta già percependo, si realizza un notevole vantaggio fiscale che alleggerirà il bilancio di Camera e Senato da subito.A chi già percepisce il vitalizio (trasformato in indennità differita) si impone inoltre un contributo di solidarietà, sempre dal prossimo gennaio 2012, che ridurrà l’erogazione dei vitalizi, anche quelli maturati nei mandati di consigliere regionale, sino ad un limite – mai previsto in altre proposte sulla materia – fissato nella indennità netta di un parlamentare in carica. Questo limite si raggiunge tenendo anche conto di vitalizi percepiti in forza di un precedente mandato di consigliere regionale.
Tutti i risparmi realizzati per effetto della riforma che proponiamo saranno evidenziati in un apposito fondo dei bilanci di Camera e Senato e restituiti al bilancio dello Stato.
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Oggi è la seconda giornata di “ricompriamoci il debito”, iniziativa patriottico - finanziaria consistente nell’investire, se si ha possibilità, parte dei risparmi nei titoli di debito pubblico italiani, sottraendoli alla speculazione. Mentre scrivo le spread con i titoli di stato tedeschi è di 440 punti, diamogli un’altra botta verso il basso. Un gruppo di parlamentari in tutta Italia aderisce all’iniziativa, alla quale partecipo mettendo il valore di un mese di indennità parlamentare in un CTZ .
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In questa settimana discutiamo in Senato del rafforzamento in Costituzione del principio del pareggio di bilancio. Il Parlamento potrà fare debiti solo quando il ciclo economico è negativo, per poi recuperare nei tempi buoni.
Sempre nel campo delle riforme di rango costituzionale, fanno un passo avanti le proposte di riforma della composizione dei Consigli Regionali di Sardegna e Friuli Venezia Giulia. Non essendo più un senatore formalmente all’opposizione, per la prima volta in questa legislatura sono stato nominato relatore dei disegni di legge su questa materia, insieme al collega Ferruccio Saro. Dal 17 novembre scorso il Consiglio Regionale sardo ha ufficialmente ricevuto la proposta dei senatori PD sardi, sulla quale è tenuto a formulare un parere per far procedere i lavori parlamentari.
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Giovedì prossimo, 15 dicembre, alle ore 18, partecipo a Sant’Antioco (Pierre Pub, Corso Vittorio Emanuele) ad uno degli appuntamenti della conferenza programmatica itinerante del PD della Sardegna. Parleremo di infrastrutture energetiche e in particolare di GALSI, il progetto di metanodotto che spero presto collegherà l’Algeria, la Sardegna ed il resto della penisola italiana.
A presto,
Francesco Sanna