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Il caso Alcoa a Palazzo Chigi
Accelerare la conversione in legge del decreto energia Sardegna-Sicilia e le verifiche con la UE

Mentre scrivo, qui a Roma, a piazza Montecitorio davanti alla Camera dei Deputati e a Palazzo Chigi,  stanno per arrivare gli operai ALCOA dalla Sardegna e dal Veneto, ricordati insieme ai loro colleghi FIAT di Termini Imerese da Benedetto XVI domenica scorsa in Piazza San Pietro.
Stasera tardi inizia alla Presidenza del Consiglio dei Ministri una difficile riunione in cui si cercherà di evitare la chiusura degli stabilimenti.

La lettera inviata ieri a Berlusconi da Klaus Kleinfeld, Presidente di ALCOA, mi sembra apra un piccolissimo spiraglio alla prosecuzione del negoziato. “ALCOA wants to remain in Italy”, dice Kleinfeld. Alcoa vuole rimanere in Italia. Non sono sicuro che sia vero – perché molti atteggiamenti della multinazionale dell’alluminio dicono il contrario- ma dobbiamo esplorare sino alla fine ogni possibilità.
E dunque accelerare le verifiche della “resistenza” ai principi comunitari delle soluzioni per la sicurezza e l’economicità del sistema elettrico che Parlamento, Governo e Autorità per l’Energia hanno elaborato nelle scorse settimane a vantaggio di tutto il sistema industriale italiano.

In Senato, ad esempio, si potrebbe cambiare il calendario dei lavori e concludere questa settimana la conversione in legge del decreto sulla sicurezza delle reti elettriche in Sicilia ed in Sardegna, e sulle iniziative per l’aumento della capacità di interconnessione dell’Italia agli altri stati confinanti, per anticipare un mercato europeo dell’energia che a mio  avviso è l’unico modo per evitare pratiche anticoncorrenziali tra i paesi membri dell’Unione.

Sul sito www. francescosanna.com i nuovi documenti (la decisione dell’Unione Europea sulla procedura di infrazione, una mia scheda ricostruttiva della vicenda, la lettera di ALCOA a Berlusconi) per fare il punto della questione.

Francesco Sanna