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SolidarietÓ a Gian Valerio Sanna: Il prezzo che si paga per essere uomini liberi
sabato 27 febbraio 2010

Puntuale come un congegno a orologeria, il giorno dopo la discussione della mozione sugli affari immobiliari della Giunta Cappellacci, di cui sono stato relatore in Aula, “L’Unione Sarda”, giornale sempre più inguardabile, ha innescato e fatto esplodere la rappresaglia con un articolo su aspetti personali, in violazione della privacy, e con il solo intento di infamare chi non è “servo” degli attuali padroni della Sardegna.

 L’infamia sta con gli infami: è la legge di questo momento storico e bisogna rassegnarsi. Ancora più grave è il fatto che chi ha iniziato, e non da oggi, a insultare chi non è in linea con il malaffare o con le trasversalità interessate della mia parte politica è un sito incaricato di delegittimare “gli scomodi”, sito guidato e sponsorizzato da appartenenti al mio partito, che esibiscono perfino e vergognosamente il simbolo del PD, e per i quali provo solo un sentimento di pietosa commiserazione.

Dopo il fuoco “amico”, ecco alcuni giorni dopo il fuoco nemico, puntuale e miserevole nella sua pretesa di rendere un’informazione indipendente. Lo scandalo, per il quotidiano della Giunta regionale, sarebbe dunque aver partecipato a un concorso? Ebbene sì. Rivendico la libertà di qualunque altro cittadino: ho partecipato a una selezione (e non a un concorso) per l’ammissione al concorso per dirigenti, avendo i requisiti, i titoli e la libertà di farlo. Ho voluto fare un’esperienza uguale a tanti altri cittadini normali, senza peraltro avere alcuna pretesa di poter riuscire, perché antepongo sempre il mio dovere quotidiano a qualunque altra attività.

 L’ho fatto perché non ho nessuna incompatibilità, non ho ritenuto neppure di informarne i miei familiari, e penso ogni giorno che la politica è solo una parentesi nella vita e che è necessario pensare che finirà e bisognerà, dunque, tornare al proprio lavoro. L’ho fatto ancora perché non ho mai pensato alla mia carriera lavorativa utilizzando leggi ad personam, come negli anni passati hanno fatto tanti dirigenti di enti e della Regione che sono diventati tali per legge e non per concorso. L’ho fatto perché quando ero al Governo regionale ho rinunciato più volte a sostenere concorsi nel mio ente, persino potendo usufruire della riserva di legge, perché ho inteso far prevalere il senso delle istituzioni e la mia formazione morale rispetto a qualunque possibile vantaggio.

Ma agli infami non interessano né i valori né i principi. Essi ragionano solo di affari e di privilegi, spesso o quasi sempre sulle spalle dei cittadini onesti, e quando non sono al potere amano formare congreghe di collaborazionisti, per servirsi alla tavola imbandita di chi comanda. Sono quelli che non pensano che le diversità siano una risorsa, ma roba da combattere, anche se ha la stessa tua maglietta.

Dopo questo ulteriore atto di viltà mi sento nettamente più rafforzato nell’idea che, per essere autentici servitori dei sardi, è fondamentale essere uomini liberi, a qualunque prezzo, anche a quello che i potenti di oggi hanno pensato di somministrarmi. Peccato per loro! Sono libero e resterò libero di dire quello che penso e, soprattutto, quello che riterrò giusto nell’interesse generale dei sardi.

 Purtroppo questa esperienza di centrodestra gode di evidenti protezioni nella informazione, perché chi fa certa informazione fa anche altro, e, dunque, per questi l’informazione racconta ai sardi non la verità, ma la falsa rappresentazione della realtà, così da distrarre la società mentre, all’incasso delle cambiali elettorali, qualcuno lucra sulla pelle e con i denari dei sardi. La cornice che tiene insieme questo sistema ha più listelli, e perciò Cappellacci ha un bel da fare per tenere insieme il quadro, ed è per questa ragione che in un anno di governo non ha combinato nulla e ha raccolto solo figuracce.

 A posteriori sono contento persino di non aver superato la prova selettiva, perché non mi sarei mai perdonato se gli “infami del quartierino degli affari” avessero anche solo potuto sospettare che avessi ottenuto quel risultato con il sistema a loro ben noto, ovvero con la disonestà!

Gian Valerio Sanna